Video raro. 18 marzo 1944, 75 anni fa l’ultima eruzione del Vesuvio

Eruzione del Vesuvio

Era il 18 marzo 1944 quando il Vesuvio eruttò per l’ultima volta per poi rinchiudersi in un lungo silenzio che dura da 75 anni.

Il gigante che sovrasta il Golfo di Napoli è amato da tutti, ammirato in tutto il mondo, ma rappresenta al contempo anche la paura più grande di tutti i vesuviani che vengono rassicurati dai continui monitoraggi eseguiti dall’Osservatorio Vesuviano con strumenti sempre più sofisticati.

Questo però a volte non basta, gli allarmismi non mancano e il piano di evacuazione sembra essere assurdo per molti. La paura di poter perdere delle persone care o tutto ciò che si è costruito con fatica durante una vita intera è accompagnata anche dal tragico bilancio dell’ultima eruzione del 1944 di cui vi abbiamo raccontato la storia: 47 morti per il crollo dei tetti degli edifici, raccolti persi, 12000 persone evacuate, paesi distrutti e danneggiati da ceneri e lapilli, fontane di lava che lentamente dominavano le strade, tremore sismico continuo ed infine esalazioni di anidride carbonica che resero l’aria irrespirabile.

Tante sono le immagini, i racconti e le testimonianze di quei momenti, tra cui un raro video in cui sono stati immortalati in tempo reale alcuni attimi dell’eruzione.

Anche la funicolare del Vesuvio andò persa in quella indimenticabile giornata del 18 marzo 1944. A ricordarlo è stata la scrittrice Maria Orsini Natale nel suo libro “La bambina dietro la porta”:

“Prima dell’eruzione del 1944 partiva da Pugliano, una stazione della Circumvesuviana, il trenino per il Vesuvio. In un tratto di forte pendenza veniva preso a rimorchio da una motrice con ruota a cremagliera.
Passava poi per la fermata dell’Osservatorio e dell’Eremo e arrivava alla base del gran cono, alla stazione della funicolare per il cratere: quella mitica, quella di Funiculì funiculà, che fu sepolta dalle ceneri dell’eruzione.
I binari del trenino, sempre in quell’ultima catastrofe, furono invasi dalla lava e chi sa dove è andata perduta la fotografia che nella mia casa raccontò quella rovina. Una rotaia divelta sporgeva dal mare di pietra come naufrago disperato.”

Tanti sono i ricordi della gente che sono scomparsi tra la lava e le ceneri, ma ciò che conta è che dopo più di mezzo secolo il Vesuvio continua a vegliare su di noi senza alcuna minaccia.

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