Strage jihadista in Kenya: 15 morti, 60 feriti e oltre 500 studenti presi in ostaggio

poliziotti kenioti armati
poliziotti kenioti

Questa mattina, subito dopo la preghiera del mattino, l‘università di Garissa ad al Shabaab, in Kenya, è stata presa d’assalto da un gruppo di miliziani jihadisti somali. Gli studenti, 815, sono stati presi in ostaggio e divisi fra musulmani e non musulmani. Le poche notizie certe contano 15 morti e oltre 60 feriti.

Secondo un giornalista locale, citato dalla CNN, 300 ragazzi sono riusciti a fuggire dai locali del college in tempo e si sono rifugiati in un vicino accampamento militare keniota. Effettivamente, il ministro degli interni del Kenya, Joseph Nkaissery, ha confermato che all’appello mancano precisamente 535 studenti.

studenti kenioti sfuggiti ai terroristi
studenti kenioti sfuggiti ai terroristi

Gli assalitori hanno fatto irruzione uccidendo le due guardie di sicurezza fuori l’ingresso dell’istituto. “Hanno preso d’assalto l’ostello subito dopo la preghiera del mattino– racconta una poliziotta intervenuta e musulmane hanno sparato indiscriminatamente a studenti che fuggivano“. Njeri Maina, studente che è riuscito a sfuggire ai rapitori nascondendosi in un bagno ha dichiarato che i terroristi parlavano sia in arabo che in swahili.

assalto dei poliziotti a Garissa
assalto dei poliziotti a Garissa

La polizia keniota ha fatto irruzione nel complesso universitario, ma gli jihadisti hanno subito ripiegato rinchiudendosi in un edificio con gli ostaggi. Sembra essere stato identificato l’organizzatore dell’assalto, Mohammed Mohamud, sul quale adesso pende una taglia di 200.000 dollari. Intanto si continua a temere per la sorte degli oltre 500 ragazzi nelle mani dei rapitori dal momento che il gruppo terrorista che ha rivendicato l’attentato, gli Al-Shabab somali, ha dichiarato:”Abbiamo ucciso molte persone e i kenioti saranno scioccati quando entreranno“.

Il Kenya è dilaniato da anni da attentati di questi gruppi jihadisti, ultimo l’assalto ad un centro commerciale di Nairobi nel 2013, e la stessa ambasciata americana aveva già manifestato preoccupazione per un altro possibile e imminente attacco.

 

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