L’assassino di Secondigliano: ecco cosa emerge dai racconti

Giulio Murolo

Animi scossi nel profondo ed occhi ancora increduli, pieni di rabbia ed incolmabile dolore fanno da sfondo all’intera città di Napoli, che oggi purtroppo è stata costretta a dichiarare lutto cittadino per l’ormai chiacchieratissima strage di Secondigliano. Quattro persone a cui è stata strappata ingiustamente e troppo presto la vita, sei feriti, di cui un vigile in condizioni gravissime ed un assassino, Giulio Murolo: un quadro agghiacciante e raccapricciante.

L’uomo che la folla avrebbe voluto picchiare e linciare all’istante paradossalmente è un infermiere di professione. Prestava servizio presso il reparto di chirurgia toracica dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Una persona introversa, fredda e distaccata (così come emerge dai racconti), il cui ruolo è quello di aiutare e curare gli altri per antonomasia, si è trasformato in un carnefice, spietato e senza limiti.
Senza alcun precedente penale, non sposato, appassionato di caccia e di armi, nella sua abitazione, l’uomo custodiva gelosamente dei fucili ed altre armi. Era in pessimi rapporti con il fratello e sua cognata, presumibilmente a causa di un’eredità ma il movente dei delitti di cui è macchiato è stato un filo per bucato steso sul ballatoio, come tutti sanno. La goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Come riportato dall’Ansa.it, il direttore sanitario Franco Paradiso ha affermato di non aver avuto mai avuto segnalazioni negative sul suo conto e che nello specifico non lo conosceva bene. Anche Guido Marino, questore di Napoli, si è espresso in merito: “Si è chiuso nel silenzio durante le telefonate con l’operatore del 113 è apparso naturalmente in stato di eccitazione, ma non di alterazione psichica”. Da ciò si evince che non soffriva di alcun disturbo psichiatrico. Tutti continuano a porsi la fatidica domanda: “Perché ha compiuto un atto del genere?”. Ardua la risposta.

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