“Mi promisero un lavoro…”: parla la vedova dell’operaio morto a Napoli

stazione municipio

Il 20 settembre 2014 moriva, a soli 41 anni, l’operaio Salvatore Renna, originario di Boscoreale, che da due giorni, dopo aver sperimentato la tanto temuta e logorante disoccupazione, aveva preso parte ai lavori inerenti alla costruzione della stazione della linea 1 Municipio, inaugurata sabato. Purtroppo precipitò, perdendo l’equilibrio, nell’intento di porre un diaframma al di sopra di un pozzo.
L’uomo lavorava a nero e dopo il decesso, le polemiche non mancarono: le Istituzioni non presero parte al funerale e si riaccese la fiamma sulla difficile tematica del lavoro in nero, senza diritti, senza alcuna norma di sicurezza e così via.

A parlare, dopo quasi un anno da quel tragico momento, è sua moglie, Teresa Avola, pervasa dal dolore e da sete di giustizia di fronte all’ennesimo caso di caduti sul lavoro, a causa delle violazioni regolamentari. Al momento provvede al suo sostentamento ed a quello delle figlie lavorando e guadagnando ad ore. La speranza di lavorare presso un asilo di nuova apertura è ancora lontana e vaga.
Come riportato dalla Repubblica.it“Si sono dimenticati di noi. Salvatore è morto e nessuno lo farà tornare. L’ha ucciso il lavoro, ma io voglio lavorare proprio per dare un esempio positivo alle mie figlie. Otto mesi fa mi è caduto il mondo addosso. Un duro colpo anche dare la notizia alle mie gemelle tredicenni che ancora oggi non si convincono di non sentire più in casa la voce del loro papà. Venne l’assessore Panini a farci le condoglianze ma poi più nulla, non ci è arrivato alcun indennizzo, solo da aprile scorso quello che ci corrisponde l’Inail: Salvatore aveva lavorato fino a sette anni prima con una ditta edile di Capri che poi lo aveva licenziato insieme agli altri. Le bambine hanno ricevuto una borsa di studio dal Comune di Boscoreale, ma il fondo non è stato rinnovato. La famiglia di mio marito ha iniziato una causa, ma non sarà quella che lo farà ritornare da noi”.

Insomma, a distanza di tempo, non c’è ancora un epilogo positivo per una famiglia colpita da un dolore così forte da diversi punti di vista.

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