Maurizio Patriciello, la lettera: “Siamo un popolo maltrattato”

Maurizio Patriciello

Al nome di Don Maurizio Patriciello, non corrisponde solo un uomo di chiesa qualunque, ma una personalità forte e combattiva che più volte si è schierata in prima linea per difendere quella terra martoriata dall’inquinamento e meglio conosciuta come Terra dei fuochi.

Parlare di Terra dei fuochi non è facile, si toccano tasti ed argomenti che si susseguono e che raccontano di interi terreni distrutti da tutto ciò che inquina l’ambiente, ma Don Maurizio Patriciello non si lascia scoraggiare e temerario si batte affinché la terra possa tornare a fare il suo dovere, dare buoni frutti. Di ritorno da Calvi Risorta, un posto situato nell’alto casertano, Don Maurizio, scosso per quanto ha visto, decide di scrivere una lettera al direttore di Avvenire, pubblicata poi in data odierna dallo stesso quotidiano. Ecco di seguito le parole di Patriciello.

“Caro direttore, sono appena ritornato, stanco e impolverato, da Calvi Risorta, un incantevole luogo dell’ alto Casertano. È proprio qui, nelle terre dell’ Agro Caleno, che la Polizia forestale, con a capo il comandante regionale, il generale Sergio Costa, in questi giorni sta portando alla luce la più grande discarica illegale di rifiuti industriali d’ Europa, nell’ area industriale dell’ ex Pozzi Ginori. A un primo, provvisorio calcolo si ipotizzano due milioni di tonnellate di veleni. L’ area interessata è di 25 ettari, qualcosa, per intenderci, grossomodo come 25 campi di calcio. Come si può facilmente notare, “terra dei fuochi” si estende ben al di là della striscia di terra a cavallo delle province di Napoli e Caserta. Quest’ ultimo ritrovamento è stato reso possibile grazie alla caparbietà, al coraggio e alle denunce di un gruppo di giornalisti locali. Lo scenario che si presenta davanti agli occhi è impressionante. C’è di tutto. Dai bidoni di vernici ormai arrugginiti – e che dopo anni continuano a emanare un disgustevole fetore che toglie il respiro – a rifiuti plastici di ogni genere. Le sostanze liquide, ormai assorbite, hanno conferito al terreno sfumature di colori che vanno dal grigio al rosso scuro. La profondità del “tombamento” è di 9 metri circa, eseguita con la furbesca tecnica di livellare la superficie con qualche metro di terreno vergine così da permettere al “prodotto finale” di risultare indenne da contaminazioni da metalli pesanti ad eventuali analisi. Basterebbe questo ultimo ritrovamento per far salire la fin troppo ottimistica percentuale che nemmeno un anno fa fissava al 1% i “siti inquinati” in Campania. Caro direttore, poche settimane fa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promesso a me e ai cittadini tormentati da questo insulso e criminale avvelenamento ambientale che tanto male fa alla nostra salute, alla nostra economia e al nostro umore, di venire a farci visita. Vorrei ancora una volta approfittare della disponibilità tua e del nostro giornale per ricordargli l’ impegno. Mi piacerebbe se potesse assistere agli scavi a Casal di Principe, nell’ ultimo luogo che il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, indicò prima di morire e, poi, rendersi conto di persona di che cosa è stato fatto a Calvi Risorta. Certe scempiaggini sono talmente assurde e dolorose che si fa fatica a credere che possono essersi verificate. Occorre vedere con i propri occhi e toccare con le proprie mani per rendersi conto della vera portata di questo dramma che ci uccide. Venga presto il Presidente a ridare fiducia e speranza a questo popolo avvelenato, maltrattato e preso in giro. Intanto contiamo i giorni per leggere, studiare, commentare l’ enciclica di Papa Francesco sulla bellezza del Creato e sul dovere di custodirlo per chi verrà dopo di noi. Grazie, direttore. Dio benedica te e il giornale che dirigi. Padre Maurizio Patriciello”.

Dolore, dispiacere, avversione verso uno scempio che invece di diminuire, si espande come fosse una macchia d’olio, ma anche la speranza che non muore e un campanello immaginario, suonato forte per ricordare a chi di dovere, di mantenere le promesse fatte. Alle Parole di Don Maurizio, sono seguite poi quelle di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, parole di speranza ma anche di chi è profondamente convinto che le promesse del Presidente della Repubblica non saranno parole al vento: “Mi piacerebbe aiutarti a scuotere idealmente via dall’ abito la polvere che hai raccolto a Calvi Risorta, caro don Maurizio. E alla tua stanchezza e al dolore per il “ popolo avvelenato, maltrattato e preso in giro” che servi con carità e passione, rispondo ancora una volta con una solidarietà convinta, a occhi aperti. Sono certo che assomiglia a quella che hai già trovato nell’ attenzione, nello sguardo e nelle parole del Capo dello Stato. Lo conosco e lo stimo, come tutti quegli italiani che hanno cominciato a scoprire che, con grande senso della misura, ciò che il presidente Mattarella promette fa, e – se sente che è una cosa buona e giusta – fa anche di più di ciò che ha promesso. Siatene certi”. 

La Terra dei fuochi non è una leggenda, o una storia da raccontare, la Terra dei fuochi è una triste realtà a cui persone come Don Maurizio Patriciello danno risalto, per sconfiggere il degrado. Noi tutti ci auguriamo che il suo impegno non resti vano, e che le parole del direttore di Avvenire, possano rivelarsi provvidenziali, affinché il Presidente Mattarella, non si dimentichi proprio di questa terra martoriata  dall’inquinamento ma anche da troppa indifferenza.

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