Coronavirus, dal Cross al Droplet: cosa vogliono dire le parole usate nell’emergenza

cross droplet

Durante l’emergenza coronavirus in Italia, al momento sono 2706 casi, 276 guariti e 107 decessi (ultimo bollettino della Protezione Civile di ieri alle 18) sono diversi i termini utilizzati dalle istituzioni. Due di questi, cross e droplet, sono i più diffusi e ci riguardano da vicino.

CROSS – Per rispondere all’emergenza, la Protezione Civile ha attivato la CROSS, la Centrale Remota per le Operazioni di Soccorso Sanitario. In un video, il responsabile delle risorse sanitarie Federico Federighi, spiega cosa è:

“In caso di necessità, cioè se una Regione dovesse somministrare le cure a un numero di pazienti troppo alto rispetto alle possibilità, la Cross trova posti letto adatti a quel tipo di paziente in tutte le altre Regioni. Vengono forniti anche i vettori per trasportate i pazienti con adeguata assistenza, ovvero con ambulanze medicalizzate del 118. Con questo sistema nessuna Regione è sola, perché in ogni situazione la Regione colpita può contare su tutte le altre”.

Come fatto sapere dal governatore Vincenzo De Luca, la Regione Campania ha messo a disposizione della Lombardia ben 20 posti letto nelle proprie strutture ospedaliere per la terapia intensiva. Un modo per aiutare un territorio particolarmente colpito dall’emergenza.
DROPLET – E’ una delle regole imposte dal governo tramite decreto del consiglio dei ministri. In piena emergenza i cittadini italiani devono restare a un metro di distanza gli uni dagli altri per evitare il contagio. Droplet in inglese vuol dire appunto gocciolina. Ed è la trasmissione della gocciolina di saliva che si sta cercando di evitare in tutti i modi con misure restrittive rivolte non solo alle zone rosse. In campo epidemico la gocciolina si riferisce alla saliva nebulizzata. Uno dei modi di trasmissione del virus è infatti la vicinanza con una persona che con un semplice colpo di tosse o parlando può trasmetterci il coronavirus tramite saliva.
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