Lezioni all’aperto, il prof Cappelli: “Green Pass lesivo dei diritti umani. Vaccini ai minori senza consenso genitori? Tipico dei totalitarismi”

cappelli no green pass
Gruppo fb Studenti de l’Orientale contro il Green Pass

In questi giorni lo abbiamo imparato a conoscere come il ‘docente no green pass’ dell’Orientale di Napoli. Guido Maria Cappelli però non ama le definizioni, lui che ha la certificazione verde ma organizza lezioni per gli studenti che ne sono sprovvisti, ci ha spiegato il suo punto di vista e i motivi che lo hanno spinto a tale iniziativa.

Sono infatti sempre di più gli studenti che seguono le sue lezioni di Letteratura italiana e Letteratura italiana contemporanea sotto la Galleria Principe, al di fuori quindi delle aule universitarie e dei freddi collegamenti via dad. Ai suoi alunni e a chi legge i suoi articoli, Cappelli spiega che stiamo vivendo in una realtà distopica “dove si vede stagliarsi all’orizzonte lo scenario distopico di un governo mondiale deciso ad applicare le più raffinate tecniche di controllo psico-sanitario, controllo pervasivo, tecnologia di punta applicata alla repressione“.

NO AL GREEN PASS, INTERVISTA AL DOCENTE DELL’ORIENTALE GUIDO CAPPELLI

Il suo pensiero ha scatenato polemiche ma il docente è deciso ad andare avanti con il suo ciclo di lezioni. Lezioni che vengono definite da lui come un mix di letteratura e dignità ma che secondo alcuni possono mettere a rischio chi vi partecipa proprio per l’assenza di controlli:

L’idea di queste lezioni è nata come un modo di mettere in luce la situazione di esclusione e malessere generata dall’introduzione – unica in questa forma nel mondo occidentale – del Certificato verde, cosiddetto green pass, che obiettivamente esclude un settore della popolazione universitaria dalla normale vita accademica. Quanto alla sicurezza, la situazione non è sostanzialmente diversa da qualsiasi altra riunione pubblica, e io credo profondamente nella responsabilità individuale“.

Professor Cappelli, si aspettava tutto questo clamore mediatico?

Dovremmo arrivare all’età contemporanea in altre 9 lezioni. Una certa ripercussione me l’aspettavo e anzi la cercavo, com’è logico in ogni azione dimostrativa. Prevedevo anche una reazione da parte del mainstream. Tuttavia, le forme estremamente manipolatorie, aggressive, di questa reazione non le immaginavo fino in fondo. In compenso, ho ricevuto con gioia numerosissimi attestati di stima“.

Lei si definisce no covid, no vax, no green pass, no green pass solo per gli studenti o per le altre categorie professionali? Cosa pensa di tali provvedimenti presi dal governo e di Draghi, definito da lei un proconsole che si deve dimettere?

Non so se ho chiesto durante la lezione le dimissioni di Draghi (l’ho fatto con un hashtag su una rete sociale). In realtà, credo che sostituire un “proconsole” con un altro non cambierebbe granché. Quanto alle definizioni, ritengo che la questione sia impostata, in origine, in modo non corretto: termini “pseudo-inglesi” come “no covid”, “no vax”, e altre formulette con il “no” premesso (oltre al sempreverde “negazionista”) non spiegano e non definiscono nulla, se non un tentativo (non sempre cosciente, a volte inerziale) di mettere all’angolo chi ne è oggetto, rinchiudendolo nel recinto del tabù, del cattivo, del male – per definizione, dunque, indegno di essere preso in considerazione.

Lo stesso accade con l’ossessiva sottolineatura della presenza di “fascisti” nelle manifestazioni pubbliche di protesta: una minoranza sparuta guidata da personaggi ambigui ma ben noti alle forze dell’ordine, e la cui unica funzione è delegittimare un dissenso democratico trasversale. Volendo invece portare il discorso su termini corretti e razionali, è evidente che – anche sulla base delle considerazioni di autorevolissimi filosofi e giuristi – considero il Certificato verde il culmine, potenzialmente permanente, di misure gravemente lesive delle libertà costituzionali e dei diritti umani. Si pone, in definitiva, un importante problema di Stato di diritto e di tenuta democratica“.

In una sua lezione, ha spiegato come il sistema ricordi i gerarchi nazisti. Pensa che siamo sotto dittatura, ricatto o che la nostra situazione sia paragonabile ai tedeschi che sperimentavano sugli ebrei?

Credo (come già accenno nella risposta precedente) che un’analisi credibile e approfondita non possa contemplare affermazioni così tranchant. No, non siamo attualmente “sotto dittatura”: ma emergono con forza gli indizi di una pesante involuzione democratica (basti vedere la virulenza con cui si rintuzzano le critiche anche più pacate). Il mio paragone col nazismo, inoltre, che compendiava comunque ogni totalitarismo, non si riferiva certo alle sperimentazioni mediche (anche se la natura dichiaratamente sperimentale del vaccino Covid-19 è un segno inquietante), ma bensì alle dichiarazioni di qualche tempo fa del Comitato di bioetica italiano, organismo senza potere legale, ma dal forte potere di indirizzo, che chiedeva il vaccino per i minori indipendentemente dalla volontà dei genitori: ecco, questa intromissione del potere statale nelle delicatissime dinamiche familiari è, a mio parere, un atteggiamento ideologico che rimanda all’invito alla delazione persino nell’ambito familiare, tipico dei totalitarismi“.

Lei per insegnare all’università ha il green pass, come spiega poi la decisione di averlo con quella di fare lezioni con uno striscione dietro con scritto ‘Università no green pass’?

Mangiare. La spiegazione è mangiare e pagare il mutuo. Lo uso solo per questo (alias, fare lezione e ricevimento) e per null’altro. Non ne sono orgoglioso, ma non posso permettermi altro“.

L’università le ha comunicato qualche provvedimento disciplinare o l’ha contattata in merito alle sue lezioni sotto la Galleria Principe?

C’è una nota stampa che ribadisce quanto detto anche a me: esercito la mia libertà di opinione senza interferire nello svolgimento della vita accademica“.

Durante le sue lezioni, ci è stato riferito di alcune frasi da lei pronunciate contro la lingua inglese e i transumanisti e gender definiti pagliacci e buffoni, conferma?

Non posso ricordare con esattezza le frasi che pronuncio durante la lezione, che per definizione è un evento in diretta in cui entra anche la componente retorica, i toni, le espressioni del volto, insomma: il famoso “contesto”. E comunque, l’invettiva e il sarcasmo fanno perfettamente parte della nostra civiltà oratoria e letteraria. Naturalmente, non ho mai insultato nessuno: io vado contro certe idee, mai contro le persone, tanto meno se sono colleghi di Dipartimento, molti dei quali non conosco a fondo ma della cui professionalità non ho motivo di dubitare e non dubito. Contro la lingua inglese in se stessa, naturalmente, non ho nulla: mia moglie è traduttrice di quella lingua, mia figlia la parla perfettamente, io stesso la leggo con fluidità.

Certamente nutro pesanti riserve sugli studi cosiddetti culturali, soprattutto nella loro versione anglosassone, perché in se stessi sono un messa sotto accusa della nostra tradizione culturale, della nostra erudizione, della nostra filologia, e dei valori che esse contengono. Basti pensare che negli Stati Uniti, grandi università si vantano di aver eliminato gli studi classici in nome di bizzarre motivazioni anacronistiche come un presunto razzismo, antifemminismo, ecc: tutte categorie ovviamente inapplicabili al passato, ma che ne stanno compromettendo gravemente la comprensione, la funzione di memoria e di collante di civiltà. Contro tutto ciò, considero un dovere morale e deontologico opporsi“.

Qual è quindi secondo lei il futuro della lingua italiana?

Ecco, le mie riserve non sono certo sull’inglese in sé, ma sulla massiccia penetrazione di anglicismi nella lingua italiana: cosciente come sono (sulla scorta di autorevolissimi pensatori) che “la lingua è la compagna dell’impero”, cioè che assumere un numero elevato di termini-chiave stranieri indebolisca una lingua e interferisca sulle stesse strutture di pensiero – come del resto gli stessi studi “neocoloniali” (che comunque non apprezzo) sanno benissimo“.

Se potesse paragonare quello che stiamo vivendo a un libro, quale sceglierebbe e perché?

C’è 1984 di Orwell, naturalmente. C’è Un mondo nuovo di Huxley: sono classici della letteratura distopica che possono aiutare a orientarsi in certi meccanismi fondamentali che stanno prendendo forma. Ma soprattutto, consiglio il meraviglioso, toccante, commovente libro di Victor Klemperer, Lingua tertii imperii (“La lingua del terzo Reich”), che mi ha davvero segnato. Non vi dico perché: leggetelo“.

L’Orientale commenta:

Sono opinioni e posizioni personali del professore che tiene regolarmente lezione all’Università esibendo il green pass per entrare“.

 

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