Napoli, sei anni di carcere per aver rubato un barattolo di nutella da 3 euro

nutella

Ruba un barottolo di nutella dal prezzo irrisorio, e probabilmente verrà condannata da 1 a 6 anni di reclusione per il furto commesso. Una condanna troppo pesante per un “reato” così da poco, che non è nulla in confronto a quelli molto più gravi che quotidianamente affliggono il mondo. A tal proposito il sito Retenews24.it scrive:

Rischia 6 anni di galera per aver rubato tre anni fa un barattolo di nutella da 3 euro. Ecco la ricostruzione dell’incredibile storia.

Succede in un supermercato della “Dico” di via Volpicella, nel quartiere Ponticelli di Napoli. Emanuela (nome fittizio) viene fermata tempestivamente dal direttore del market mentre compieva il fatto. Immediatamente allertata la polizia di quartiere, alla ragazza viene in un primo momento chiesto di restituire la refurtiva, un solo barattolo di nutella da 750 grammi, del valore di 2,99 euro per la precisione. L’agente, “sprezzante” del pericolo, accoglie la denuncia del direttore: “Furto aggravato per mezzo fraudolento” per aver occultato la merce.

Il caso viene portato in tribunale. Tutto apparentemente “normale” data l’entità del danno. Dai documenti raccolti dall’avvocato Ciro Sasso, la ragazza è però seguita dall’Asl perché colpita da “episodi schizomaniacali” dovuti alla presenza di allucinazioni uditive (poiché credeva di sentire la voce della Madonna). In poche parole schizofrenica. Quindi non pienamente consapevole dei suoi gesti. La prima richiesta della difesa, alla luce del certificato, non poteva essere che archiviare il caso dato il certificato. Ma il Pm Marialaura Lalia Marra, considerata la gravità del gesto della ragazza, chiede e ottiene il processo.

Quattro anni di processo, 5 udienze e circa 3mila euro i costi per la giustizia tra rinvii, giudici e avvocati vari. Un caso irrisolto. Ad aprile del 2014 la prossima udienza. Il rischio di essere condannata da 1 a 6 anni di reclusione e dai 103 ai 1.035 euro di multa. Una storia assurda in proporzione all’esiguità del danno recato. Un esempio di come funziona certa giustizia in Italia.

 

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