Amianto sul posto di lavoro: 520mila euro ai familiari di un operaio deceduto per mesotelioma
Ott 30, 2025 - Redazione Vesuviolive
Amianto
Un risarcimento di 520mila euro è stato riconosciuto agli eredi di un ex operaio genovese morto di mesotelioma pleurico causato dall’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro. L’accordo, di natura stragiudiziale, è stato siglato a luglio 2025 davanti al Tribunale di Genova, dopo una lunga e complessa ricostruzione storica e giuridica del caso. Ad assistere gli eredi il team di AP Risarcimento e Consulenza con sede a Scafati.
Morto a causa dell’amianto: un percorso di dolore e verità
L’uomo, un aggiustatore meccanico di 66 anni, aveva lavorato per oltre vent’anni in uno stabilimento metalmeccanico del capoluogo ligure, operando anche all’estero. La diagnosi di mesotelioma era arrivata nel 2021, e dopo un anno di sofferenze fisiche e psicologiche, la malattia gli è stata fatale. Il risarcimento è stato calcolato tenendo conto del danno biologico terminale, del dolore patito e dell’impatto sulla vita dei familiari. Alla base del riconoscimento, il lavoro degli avvocati Domenico Carotenuto e Marco Giglia, insieme al medico legale Nicola Maria Giorgio di AP Risarcimento & Consulenza.
La ricostruzione delle responsabilità
Il caso ha richiesto una complessa attività di accertamento: “La difficoltà maggiore – hanno spiegato gli avvocati Carotenuto e Giglia – è stata far emergere la verità storica: ricostruire documenti, testimonianze, diagnosi, certificazioni INAIL e responsabilità aziendali”. Determinante è stata la relazione medico-legale che ha stabilito il nesso tra l’esposizione professionale e la patologia, dimostrando la correlazione con le omissioni in materia di sicurezza risalenti a decenni fa.
Una vittoria di giustizia e dignità
“Dal punto di vista medico-legale, casi come questo dimostrano quanto sia essenziale ricostruire con precisione il nesso causale tra esposizione professionale e insorgenza della patologia”, ha dichiarato il dott. Giorgio. “Abbiamo accompagnato una famiglia nel percorso più difficile: trasformare una perdita ingiusta in un riconoscimento di dignità”, hanno concluso gli avvocati Carotenuto e Giglia.
