Chiudono le mense per i poveri

Chiudono le mense per i poveri

Le mense per i poveri negli ultimi tempi sono sempre più affollate tanto  che la chiesa non riesce più a sostenerne i costi. Cosi arriva la notizia che le mense inzieranno a chiudere. I dettagli su LaRepubblica.it

“Non sono state rinnovate le convenzioni con le mense e i centri di assistenza alla povertà. Non sappiamo quanto resisteremo, probabilmente fino all’inizio del 2014. Poi saremo costretti a chiudere”. Don Vincenzo Federico, responsabile della Caritas Campania, lancia l’allarme e apre lo scenario su una nuova emergenza, quella delle mense. Sono a rischio i pasti di tutte le strutture della regione, proprio nel momento in cui la povertà avanza e le richieste triplicano.

Il programma europeo che di solito finanzia la Gea, agenzia ministeriale dell’agricoltura che provvede ai beni alimentari da distribuire alle mense, ha tagliato i fondi. Una sforbiciata particolarmente pesante: da 100 milioni a 35, con una riduzione del 70 per cento su tutto il piano nazionale. Un taglio che pesa soprattutto in Campania. “Questo significa che gli enti convenzionati con le parrocchie e tutte le mense hanno sospeso le convenzioni con il banco alimentare che ci fornisce i prodotti  –  spiega don Federico  –  un fatto mai accaduto”. In un momento in cui la domanda aumenta, la risposta governativa è minima. “C’è in atto un pressing con il ministero per poter rimpinguare il fondo ma finora il nostro appello è rimasto inascoltato”.

Ci sono 10 mila punti ascolto nelle 18 diocesi della Campania, a cui affluiscono 35 mila persone che ogni giorno si rivolgono alle parrocchie per chiedere aiuto. “Abbiamo fatto una stima e sappiamo che 1 famiglia su 4 si rivolge a noi  –  conclude don Federico  –  abbiamo triplicato i pasti perché non ci sono più soltanto i senza fissa dimora ma anche persone normali. Soprattutto chi ha perso il lavoro, i padri separati. Ci chiedono aiuto per tutto, l’affitto, il mutuo, la rata della macchina, soldi per curare i denti dei bambini. Insomma, è la Chiesa a sopperire al tracollo del welfare”.

“Distribuiamo 3.650 pasti al giorno in sole 8 mense da noi dirette  –  spiega Roberto Tuorto, responsabile Banco alimentare Campania  –  solo l’anno scorso i pasti erano 2.000, quindi in nemmeno 9 mesi sono raddoppiati. E questo riguarda solo le nostre strutture, la situazione è veramente drammatica. Ci sono mense che distribuiscono più di 300 pasti al giorno. Cose mai viste prima”. Eppure, di fronte ad un’emergenza tale, il sostegno viene meno. “Riusciremo ad andare avanti per un paio di mesi con le nostre scorte  –  aggiunge Tuorto  –  oggi c’è la colletta alimentare nei supermercati e speriamo di avere un grosso contributo ma poi dovremo dire stop. L’Italia deve anche dotarsi di un regolamento”.

In 4 anni il Banco alimentare ha triplicato il suo sostegno in Campania: da 40 mila persone assistite nel 2009 a 139 mila persone nel 2013. “E ne abbiamo altre 50 mila in lista d’attesa. Se nulla si muove, li mandiamo via?”. Sono 5 mila i volontari del Banco impegnati nelle 320 strutture caritative distribuite nella regione.

In Campania non si assiste solo all’assalto della famiglie normali alle mense dei poveri. Boom di richieste anche per la distribuzione di occhiali da vista a 9 euro, iniziativa del gruppo Randazzo. La regione è al numero uno nella spesa nazionale di un altro strumento di sostegno, la social card. Nel 2012, 100 mila persone ne hanno usufruito, con

una spesa di 50 milioni, pari al 24,2 per cento del totale dei fondi destinati alle carte acquisti, su un totale accreditato di 205 milioni (dati ministero del Lavoro). Ma anche la social card rischia di scomparire. La Conferenza delle Regioni (tra cui la Campania) ha chiesto un emendamento al disegno della legge di stabilità, per spostare 150 milioni dei 250 destinati alla social card ad altri servizi diretti a minori, disabili e Sla, su cui i fondi sono carent

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