Tre minori armati minacciano i passeggeri e tentano di incendiare barba a un uomo

Metropolitana

Negli ultimi giorni si è affrontato il discorso riguardante le aggressioni in cui gruppi di ragazzi fermavano le persone per strada per picchiarle senza alcun motivo. La storia che segue è invece avvenuta in metropolitana nella zona di Chiaiano, dove tre minori sono stati capaci di tenere in pugno un intero vagone di persone terrorizzate per quello che stava accadendo.

Tre ragazzi, di cui due diciassettenni e un tredicenne (che dai racconti sembra essere stato il più violento dei tre), hanno totalmente sconvolto quello che doveva essere un ordinario e tranquillo viaggio in metropolitana. Già dal loro ingresso nel vagone sono iniziati i primi problemi: minacce verbali e fisiche hanno iniziato ad infastidire i passeggeri, i quali in meno di un attimo si sono trasformati in bersaglio e ostaggio dei tre.

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Con il treno in corsa era totalmente impossibile chiedere aiuto, tutti erano sottomessi al potere violento dei minorenni che in quel momento avevano in mano il controllo. Il tredicenne in possesso di un coltello, dopo aver sfilato il portafogli dalla borsetta di una donna, e averlo prontamente lanciato in volto alla stessa, con aria rabbiosa e di disprezzo, perché all’interno non aveva trovato alcun denaro, si è diretto verso gli altri passeggeri per intimorirli tutti senza la minima pietà, prendendo di mira un altro uomo in possesso di un ombrello, che dopo essersi mostrato contrariato da quell’insano atteggiamento, è stato vittima di ulteriore violenza, venendo spinto verso le pareti del treno dove il tredicenne con un accendino ha provato a dar fuoco alla barba. Nessuno poteva fare qualcosa e l’unico modo di chiedere aiuto era quello di chiamare il 113, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine.

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Qualcuno un po’ più scaltro e veloce degli altri “ostaggi”, riesce a contattare la polizia che alla fermata di Chiaiano blocca i tre minorenni. I passeggeri raccontano tutto quanto alla polizia, che immediatamente provvede a consegnare i due 17enni alle famiglie (dopo essere stati denunciati in stato di libertà), e poi a riaccompagnare il tredicenne a casa dalla mamma che risulta essere pregiudicata e agli arresti domiciliari.

Una storia, questa, la quale ha come protagonisti tre ragazzini minorenni che alla loro età dovrebbero correre a dare calci ad un pallone, invece che terrorizzare le persone per strada. Che fine hanno fatto quei ragazzi che non volevano crescere per poter rincorrere eternamente i loro sogni e la loro sana spensieratezza? Una vicenda che dimostra ancora in quali estremamente difficili condizioni di disagio sociale vivano alcuni dei nostri ragazzi, da Nord a Sud, per i quali non vi sono progetti concreti di recupero da parte delle istituzioni pubbliche, e che abbandonati a se stessi, stante l’incapacità di alcuni genitori di provvedere ai loro figli, non possono che sbandare. Le istituzioni, la scuola e i genitori sono assenti, non collaborano, se ne fregano di chi è il futuro della nostra società.

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