Coronavirus, l’Onu lancia l’allarme: 195 milioni di persone possono perdere il lavoro

L’effetto della crisi causata dal coronavirus porterà via “195 milioni di lavoratori a tempo pieno”. A farlo sapere è l’organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), agenzia dell’Onu, spiegando che, secondo le loro previsioni, la grave crisi dovrebbe “spazzare via il 6,7% delle ore di lavoro a livello globale nel secondo trimestre del 2020”, come scrive anche Il Fatto Quotidiano.

Infatti, ad oggi, l’81% dei 3,3 miliardi di persone, rappresentanti la popolazione attiva a livello mondiale, non lavora totalmente o almeno parzialmente. “Dobbiamo agire rapidamente, insieme e con determinazione. Delle buone misure per far fronte all’emergenza possono fare la differenza tra sopravvivenza e collasso”, ha spiegato Guy Ryder, direttore generale dell’Ilo. Il problema più grande è che circa 1,25 miliardi di lavoratori ad ora sono occupati nei settori identificati come ad alto rischio di licenziamenti e riduzione dei salari, ma anche dell’orario di lavoro.

Questo perché molti “occupano lavori poco qualificati e poco retribuiti. Un’improvvisa perdita di reddito può rivelarsi devastante” I suddetti lavoratori operano principalmente nei settori alberghiero, ristorazione e industria manifatturiera, vendita al dettaglio, attività commerciali e industriali. La proporzione a rischio varia dal 43% nelle Americhe e 26% in Africa.

Secondo l’Ilo, ora, servono misure integrate su larga scala per salvare questi settori: sostegno alle imprese, all’occupazione e ai redditi; rilancio dell’economia e dell’occupazione; protezione dei lavatori; instaurazione di un dialogo sociale tra governi, lavoratori e datori di lavoro per trovare le soluzione giuste. Le ripercussioni che lascerà il coronavirus, prendendo le misure giuste possono essere limitate, secondo Ryder.

Per Ryder, “si tratta della più grande prova per la cooperazione internazionale da oltre 75 anni. Se un paese crolla allora crolleremo tutti. Dobbiamo trovare delle soluzioni che aiutino tutti i segmenti della nostra società livello globale e in particolare quelli che sono maggiormente vulnerabili o meno in grado di aiutare se stessi”. Le scelte che facciamo oggi “avranno un impatto diretto su lo svolgimento di questa crisi e sulla vita di miliardi di persone. Prendendo le misure giuste possiamo limitare l’impatto e attenuare le ripercussioni che lascerà. Dobbiamo ricostruire meglio affinché i nostri sistemi siano più sicuri, più equi e più sostenibili”.

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