L’allarme dello Svimez: “Gli effetti del Coronavirus fanno rischiare il default del Sud”

nord sudIl Coornavirus sta mettendo a durissima prova l’economia italiana, in particolare quella meridionale potrebbe ritrovarsi in una situazione drammatica tale da non riuscire più a rialzarsi. E’ quanto messo sotto la lente d’ingrandimento dall’ultimo report dello Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ndr).

L’improvviso approdo del virus sull’intero territorio italiano ha innescato chiusure repentine delle attività produttive, scatenando uno shock inatteso che sta producendo danni inattesi fino a qualche mese fa. Secondo le stime dell’associazione, ogni mese l’Italia sta perdendo circa 47 miliardi di euro, pari al 3,1% del PIL. Di questi 37 sono concentrati nelle aree del Centro-Nord, maggiormente colpite dal contagio e i restanti 10 miliardi nel Mezzogiorno.

Si calcola una perdita pro capite di 788 euro per ogni cittadino del Centro-Nord e di 500 per un abitante del Sud. E nonostante l’intervento del Governo attraverso il decreto «Cura Italia», i danni all’economia riporteranno il Paese in uno stato di salute peggiore rispetto al periodo di forte crisi appena messo alle spalle. Le misure statali volte al sostegno economico riusciranno a contenere una parte delle perdite. Viene calcolata una copertura del 50% al Nord e del 40% nel meridione.

Ma nonostante le previsioni facciano presupporre un impatto più contenuto nel Mezzogiorno, la storica fragilità dell’economia del Sud potrebbe gettare l’area tra le più depresse d’Europa in un limbo dal quale sarà molto difficile uscire anche quando il lockdown imposto dal Governo sarà allentato fino alla sua totale disgregazione. Nel rapporto dello Svimez si richiama ad un rischio default maggiore per le medie e grandi imprese meridionali. Nel paragrafo si legge chiaramente lo scenario che attende il Meridione: “Sebbene il Sud si caratterizzi per un effetto «composizione»
meno sfavorevole nell’attuale congiuntura, esso comunque verrebbe a soffrire di una perdita di reddito aggregato notevole, non molto distante da quella del Centro-Nord. In particolare, l’economia meridionale, strutturalmente più fragile, verrebbe a palesare le maggiori difficoltà nel momento della (eventuale) ripresa, ipotizzata nella seconda parte dell’anno. Le nostre stime, infatti, sono basate, nei vari settori che compongono l’economia di mercato delle due macro-aree, su un’elasticità del valore aggiunto alla domanda che, nelle fasi ascendenti del ciclo, è nel Sud sistematicamente inferiore a quella delle restanti regioni. Questo dato, oramai strutturale, è divenuto più manifesto dopo il 2009″. 

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