MESSAGGIO POLITICO ELETTORALE

Spesa pubblica pro capite, ancora uno scippo ai danni del Sud: 5mila euro di differenza con il centro

Pino Daniele in un verso della canzone “Je sto vicino a te” racchiude il senso di questo ennesimo articolo di denuncia: “Ma che parlamme a ffà sempe d’ ‘e stesse cose pe nce ntussecà“. Eppure siamo qui ogni volta a parlarne e a stupirci di quanto la distribuzione delle risorse pubbliche tra regioni del Nord e del Sud sia discriminatoria, ormai, un dato di fatto da fin troppi decenni.

Come già capitato per la ripartizione del bonus sociale 2021 – in cui solo il 18% sarà destinato al Sud – anche per le risorse pubbliche tra regioni c’è una netta differenza. A pubblicarne i dati è stata l’Agenzia per Coesione Territoriale.

Spesa pubblica – la ripartizione tra regioni

Si tratta di un’ingente somma di denaro di spesa pubblica che riguardano: politiche sociali (37,81% del totale), sanità (11,46%), opere pubbliche e attività produttive (9,58%), mobilità (4,05%), reti infrastrutturali (9,6%), amministrazione generale (10,08%), servizi generali (7,06%), cultura e conoscenza (7,06%), acqua (1,02%) e ambiente (1,46%).

Tutte queste spese vengono suddivise ed indicate secondo la spesa media per abitante di ogni regione. La spesa media tra tutte le regioni è 17.691 mentre la spesa media maggiore è al centro 20.247 euro pro-capite, seguito a ruota dal Nord Ovest con 19.291 euro e dal Nord Est con 18.167. La regione che ha la maggiore spesa pubblica è la Valle d’Aosta con 27.416 euro.

Completamente opposta invece la spesa delle regioni del sud, con una media di 14.327 euro e nelle isole 15.310. La regione con la più bassa spesa pubblica è proprio la Campania con i suoi 13.217 euro pro capite.

Ma perché tutta questa differenza tra nord e sud? Perché la Campania ha una spesa media inferiore alla Valle d’Aosta di oltre 14mila euro? Di chi è la colpa di questa discriminazione?

Stando ai dati pubblicati, i soggetti responsabili delle spese effettuate sono per la maggior parte le amministrazioni centrali – in sostanza lo Stato – seguito a ruota da imprese pubbliche nazionali e amministrazioni regionali.

Le spese sono riferite all’anno 2019 – quindi sotto la gestione del Governo Conte – ma il nuovo Governo Draghi, per ora non ha fatto nulla per risanare la differenza abissale.

L’ennesimo scippo ai danni delle regioni del sud nonostante viva anni luce indietro rispetto al settentrione – in tutti i servizi necessari. A nulla valgono le parole dei politici italiani che continuano a dire che senza il meridione l’economia italiana non può ripartire se, a conti fatti, i soldi in tasca dei cittadini meridionali sono sempre inferiori. Passano gli anni, i Governi, ma, la questione rimane sempre la stessa: il sud non crescerà mai perché sono i politici italiani a non volerlo.

Potrebbe anche interessarti