PNRR, continua la rapina al Sud: spariscono altri 7 miliardi per darli al Nord

Foto fb Presidenza del Consiglio

Al furto si aggiungono e si aggiungeranno ulteriori furti, ma questo purtroppo si sapeva già e vi avevamo avvertiti in tempi non sospetti. Dopo la sottrazione di circa 60 miliardi del Recovery Plan al Sud (40% delle risorse stanziate a fronte del 68% realmente spettante), dopo gli ulteriori 80 miliardi mancanti dai documenti ufficiali del Governo, adesso grazie ai primi bandi su infrastrutture e asili nido le regioni del Mezzogiorno scoprono che il 40% è stato calcolato dallo Stato italiano facendo la media tra le varie voci, e non sulle singole categorie di intervento.

Pnrr: il grande imbroglio ai danni del Sud

Innanzitutto, sono ripartibili con il criterio del territorio solo 206 miliardi (quelli provenienti dall’Europa) su 222 (il totale del Pnrr costituito da Recovery Plan più piano complementare formato da risorse italiane). Al Sud andranno solo 82 miliardi e non 89 miliardi, meno del 40% calcolato sui 222.

Le missioni che compongono il Pnrr sono sei, di queste solamente due rispettano il criterio del 40% al meridione: infrastrutture (53%) e istruzione (46%). Sull’obiettivo Lavoro e inclusione sociale siamo al 39%, mentre per Rivoluzione Digitale, Verde e Salute siamo molto al di sotto.

Dalla ministra Carfagna è giunta la rassicurazione sulla vigilanza circa il rispetto della clausola del 40% ma, ancora una volta, si tratta di dichiarazioni fatte a giochi ormai (pressoché) conclusi, quando invece la battaglia dovrebbe essere veemente e quotidiana.

Strani trasferimenti del Governo: il gioco delle tre carte

Non solo, a quel 40% di media si arriva solamente tenendo conto del trasferimento fondi dal Fondo di Sviluppo e Coesione, ossia risorse già stanziate e già destinate al Sud. Il Governo, a parole, afferma che si tratta di somme anticipate in attesa di ottenere le altre “rate” dall’Unione Europea, le quali una volta intascate andrebbero a ricostituire le casse del Fondo e dunque dando al Sud ciò che gli spettava già da prima. Ma si tratta, ripetiamo, soltanto di parole. In attesa di essere smentite dai fatti, come puntualmente si ripete nella storia d’Italia.

Decreto su graduatoria PINQUA

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