Migranti, i dati smentiscono Salvini: l’Italia tra quelli che ne accolgono di meno

Dopo lo sbarco dei migranti della Sea Watch e della Sea Eye, per gli stati membri dell’Europa si è ripresentato il solito “problema“: come ce li dividiamo? Detta così sembra un ragionamento senza cuore, ma purtroppo è questa la realtà: persone trattate come se fossero caramelle. Davanti a tale “problema”, puntualmente, l’Italia denuncia di essere lasciata sola, con Salvini che sbraita dall’alto della sua carica ministeriale.

In realtà, davanti a tali flussi migratori, i paesi dell’Unione sembrano spesso e volentieri “distratti”, poco accoglienti, ma non come vuole far credere il leader leghista che continua a denunciare “l’invasione dello straniero“. Nella serata di ieri, a Piazza Pulita su La 7, sono state mostrate alcune slide (con dati ufficiali) che ancora una volta smentiscono l’idea che l’Italia sia il Paese più bersagliato dai flussi migratori.

Partiamo dal numero di rifugiati ogni mille abitanti. In testa a tutte tra le europee c’è la Svezia con circa 24 rifugiati, seguita a ruota da Malta e dall’Austria. L’Italia, invece, con circa 3 rifugiati è dietro anche alle odiate (da qualcuno) Germania e Francia, rispettivamente con 11,7 e 5. I dati diffusi da Unchr parlano chiaro: se proprio si deve parlare di “invasione” la cosa riguarda solo in minima parte il Belpaese.

Passiamo ad un altro dato: i migranti sbarcati nel 2018. Salvini, pur essendo al Governo da circa 7 mesi, continua a millantare meriti che evidentemente non sono soltanto suoi. Infatti, se l’Italia è tra i paesi che fa registrare il minor numero di entrate (23.371 migranti) il merito non è soltanto del Governo del “cambiamento”, ma anche di quello precedente che ha siglato un accordo con le autorità libiche. Come riportano dati del Viminale, gli sbarchi sono calati dell’80% nel primo semestre 2018 (rispetto allo stesso periodo del 2017), ma sono nuovamente aumentati con l’insediamento del nuovo esecutivo che ha portato ad una destabilizzazione temporanea degli accordi.

Terzo ed ultimo punto: la volontà di Salvini di “allinearsi” ai paesi di Visegard. Il ministro dell’Interno non ha mai nascosto la sua simpatia per il primo ministro ungherese Orban che a settembre dichiarò: “L’Ungheria non sarà mai soggetta a immigrazione“. Dolci parole per il leader del Carroccio che mentre si scaglia contro il resto d’Europa (Francia, Spagna, Germania…) vorrebbe emulare le politiche sovraniste di un’altra parte d’Europa: quelle appunto del blocco di Visegrad. I paesi del “blocco”, nato come alleanza culturale e politica, sono Ungheria, Polonia (recentemente visitata da Salvini), Repubblica Ceca e Slovacchia. Dati alla mano, questi quattro paesi fanno registrare un numero quasi pari allo zero di rifugiati rispetto al 2,7 italiano (sempre ogni mille abitanti).

I numeri parlano chiaro: l’Italia dà un contributo a tale emergenze nella stessa misura in cui lo danno le altre (forse anche meno). Salvini, però, sogna i numeri di Visegrad, un “pari allo zero” che risulta come una pugnalata a quelli che sono i principi di solidarietà che stanno alla base non solo dei principi fondamentali di Italia ed Europa, ma che stanno alla base soprattutto della civiltà.

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