Ilva e Tav, Puglia e Piemonte presentano il conto: castigato il Movimento 5 Stelle

Puglia e Piemonte presentano il conto e non è una buona notizia per il Movimento 5 Stelle.

Nella prima resta ancora il partito più votato, ma soltanto per qualche manciata di voti rispetto alla Lega Nord: i pentastellati ottengono il 26,29%, i leghisti il 25,28%. Più indietro gli altri, con il Partito Democratico al terzo posto con il 16,64%. Se è vero che rispetto al 2014 il Movimento ha guadagnato circa due punti (24,61% alle scorse Europee), è altrettanto vero che alle Politiche 2018 aveva preso il 44,94%, ossia circa 19 punti percentuali in più. Troppo anche per i pentastellati, nonostante per loro sia fisiologico un calo, anche netto, quando non si tratta di elezioni nazionali.

In Piemonte, invece, raccoglie il 13,26% dietro la Lega Nord (37,14%) e il Partito Democratico (23,94%). Alle Europee 2014 il dato era stato di 21,64%, ossia 8 punti in più rispetto alle attuali. Un vero e proprio crollo.

Determinante verso questo risultato non lusinghiero, ma neanche eccessivamente negativo, potrebbe essere stato (oltre all’onda verde che travolto tutta l’Italia compresa Napoli, dove la Lega è il terzo partito in città) il modo in cui Luigi Di Maio e compagni hanno affrontato i problemi Ilva, Tap e Tav.

La Tap, che doveva essere fermata non appena il Movimento 5 Stelle fosse salito al Governo, alla fine si farà con la promessa di rimediare ai disastri del passato (causati da altri). L’Ilva resta aperta, almeno per ora, nonostante la presunta strage di vite umane che i grillini hanno sempre attribuito alle immissioni dell’industria.

Dobbiamo tuttavia constatare come a Melendugno, città di approdo della Tap e dove si bruciavano le bandiere del Movimento, ha preso il 22% dietro la Lega al 26,2%, mentre a Taranto il 27,7% attestandosi come primo partito davanti alla Lega (24,6%). Insomma, in Puglia non è affatto un disastro, eppure il fiato di Salvini sul collo non può e non deve far piacere: è questa l’altra faccia della medaglia in una regione dove, in teoria, i 5 Stelle non dovevano avere rivali.

La Tav invece è questione ancora apertissima, dove non c’è possibilità di mediazione: o si farà, o non si farà. Il Movimento 5 Stelle è ancora contrario perché l’analisi costi-benefici non sarebbe favorevole, ma adesso, visto come sono andate queste elezioni, Salvini che vuole portarla a termine potrebbe fare la voce (ancora più) grossa, specialmente se l’Unione Europea si decidesse a investire ulteriori risorse.

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