Mezzo flop dei no vax alle elezioni: nessun eletto nelle grandi città

Non è stato un buco nell’acqua ma ci è mancato poco. I partiti (essenzialmente il Movimento 3V) con spiccate posizioni no vax e no green pass non hanno sfondato alle ultime elezioni comunali. Il partito nasce nel 2019 con l’obiettivo di abolire l’obbligatorietà dei vaccini pediatrici e che durante la pandemia Covid19 ha rafforzato la sua presenza sfruttando il malcontento dei dubbiosi del vaccino contro il Coronavirus.

No Vax – come sono andate le elezioni

Nelle città medio-grandi i candidati espressi dai partiti con posizioni anti-vax (o comunque scettiche) hanno generalmente ottenuto percentuali molto basse, con qualche eccezione.

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Due sono i risultati ritenuti sorprendenti durante le elezioni comunali, con circa 5% di voti ottenuti a Trieste e a Rimini togliendosi di dosso l’etichetta del “partito dello zero virgola”. In entrambe le città il Movimento 3V ha superato in voti il partito di Governo del Movimento 5 Stelle.

Il primo eletto arriva da Rimini, la roccaforte No Vax, dove grazie a un 4,10% dei voti il candidato sindaco Angelini Matteo è stato eletto Consigliere comunale. Un risultato importante rispetto alla precedente elezione regionale dove il partito aveva ottenuto 808 voti (l’1,28%).

Nessun eletto nelle grandi città, anche se i numeri dimostrano una crescita dei consensi. Le circa 2.450 preferenze ottenute da Andrea Tosatto non sono bastate per ottenere un seggio a Bologna, nonostante una crescita rispetto alle regionali del 2020 dove il partito ottenne appena 746 voti.

Per Teodori Luca, leader del Movimento 3V, non sono bastate le oltre 5 mila preferenze (lo 0,66% circa) per eleggerlo al Comune di Roma. Niente da fare a Milano per il medico Teodosio De Bonis, che nonostante il sostegno di oltre 2.000 cittadini ottiene appena lo 0,45%. Stesso discorso per le circa 1.500 preferenze ottenuti sia a Napoli che a Torino dai rispettivi candidati, Giovanni Moscarella e Paolo Alonge.

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