L’Italia non è il Paese dei diritti civili: la Meloni non può abolirli perché non esistono

L'Italia non è il Paese dei diritti civili e la Meloni non può abolirli perché non esistono
Giorgia Meloni

A rigor di logica, una legge (ed i diritti e doveri prescritti al suo interno) per essere aboliti devono prima esistere. Dopo la vittoria alle Elezioni Politiche 2022 del centro destra, trascinato dall’ottimo risultato di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, in Italia ed anche all’estero si sta manifestando la preoccupazione verso il rispetto dei diritti civili nel Paese: peccato che tale preoccupazione non sia stata espressa in maniera adeguata anche prima, visto che siamo generalmente molto indietro rispetto alle altre democrazie avanzate nel mondo nel campo dell’istituzione dei diritti civili e nel rispetto di questi ultimi.

L’Italia non è il Paese dei diritti civili: la responsabilità è di tutti, da sinistra a destra. Meloni compresa

Questo articolo non ha l’intenzione di sostenere Giorgia Meloni, né tanto meno la coalizione di centro destra: tutti i partiti vincitori delle elezioni contano al proprio interno esponenti che negli anni e decenni scorsi hanno ricoperto cariche pubbliche facendo nulla, o molto poco, per il progresso sui diritti civili. La stessa Meloni è stata Ministro per la Gioventù dal 2008 al 2011 e non si ricordano sue iniziative particolarmente meritevoli. Abbiamo perciò cercato di fare una fotografia parziale della situazione attuale in Italia, sperando che il messaggio possa arrivare a chi governerà per i prossimi 5 anni: le riforme si possono fare, le possono fare anche i “conservatori”, a patto che vengano realizzate bene e nell’interesse reale di tutti, nessuno escluso.

La preoccupazione della Francia e dell’Europa: si sono svegliate soltanto oggi?

Elisabeth Borne, il primo ministro francese, ha commentato – parlando a a Bfm Tv – il risultato delle elezioni in Italia in questo modo: “La Francia sarà attenta al rispetto dei diritti umani e dell’aborto in Italia dopo la vittoria del partito post-fascista di Giorgia Meloni alle elezioni legislative. Ovviamente saremo attenti, e con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a garantire che questi valori sui diritti umani, sul rispetto reciproco, in particolare sul rispetto del diritto all’aborto, siano rispettati da tutti”.

Giorgia Meloni non può abolire i diritti che di fatto non esistono

Evitando di fare un discorso specifico sull’aborto, garantito in Italia dalla legge 194 ma di fatto ostacolato sia materialmente (stragrande maggioranza di medici obiettori di coscienza) che moralmente (pressioni e giudizi lamentati dalle donne che vogliono abortire, da parte di medici e infermieri), potrebbe essere utile elencare – velocemente e senza la pretesa di essere esaustivi – una serie di situazioni che notoriamente in Italia non funzionano totalmente o in modo adeguato.

Unioni Civili: una rivoluzione a metà

Le unioni civili, per esempio, in Italia non sono né carne né pesce: la legge Cirinnà fa soltanto la metà del suo “dovere originario”, di fatto non equipara le famiglie comunemente dette “non tradizionali” alle quelle sempre comunemente definite “tradizionali”. Giorgia Meloni non vuole modificare l’impianto attuale, continuando a negare quei diritti che neanche un Parlamento di trazione progressista (sulla carta) era riuscito a riconoscere ai cittadini.

Diritto al lavoro dignitoso e giustamente retribuito: non pervenuto

Un altro tema è quello del lavoro, che ci sia e che permetta di vivere dignitosamente. L’Italia è l’unica nazione in Europa dove gli stipendi non solo non sono cresciuti, ma sono addirittura diminuiti. I lavoratori sono sotto pagati e sfruttati. Il fenomeno dei woorking poors è molto diffuso: si tratta di quelle persone che sono povere nonostante abbiano un lavoro. E meno male che il primo articolo della Costituzione recita che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. In Italia, perciò, è impossibile abolire il diritto al lavoro, dignitoso e giustamente retribuito, esattamente perché non esiste e non è stato neanche minimamente introdotto in precedenza.

Diritto di voto tra liste bloccate e parlamentari che soccombono ai partiti per conservare gli incarichi

Circa i diritti politici, ed in particolare quelli che riguardano la libera espressione del voto in modo che si realizzi il dettato costituzionale, secondo cui il popolo elegge i propri rappresentanti in Parlamento, è bene ricordare che ieri gli italiani hanno votato nell’ambito di liste bloccate dove i candidati sono stati scelti a tavolino dai partiti. I cittadini italiani, quindi, sono stati costretti a scegliere dei candidati sostanzialmente imposti dai partiti, che spesso non hanno neanche collegamenti con i territori dove figurano come candidati. Si pensi ai vari Speranza, Franceschini, Renzi e così via candidati in una Campania che non conoscono minimamente. Conseguenza di tale impianto elettivo è la sostanziale deroga del principio, costituzionalmente garantito, della temporaneità delle cariche pubbliche: esistono personaggi che conoscono meglio la poltrona in Parlamento che il letto di casa. Non solo: le liste bloccate deresponsabilizzano i parlamentari/candidati, che devono soccombere al volere dei partiti per poter figurare nelle liste in una posizione privilegiata, quando invece l’unico loro obiettivo dovrebbe essere quello di servire con fedeltà il popolo italiano.

Diritto di uguaglianza e al pieno sviluppo della persona: le distanze economiche e sociali sono cresciute sempre di più

È interessante anche parlare dell’Articolo 3 della Costituzione, quello che garantisce il diritto di uguaglianza tra i cittadini. Al secondo comma si legge che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. I commenti in questo caso sono piuttosto superflui. È sufficiente rispondere a qualche domanda: tutti i cittadini possono raggiungere gli stessi obiettivi – scolastici, lavorativi e di realizzazione personale – allo stesso modo (o quasi)? L’istruzione è un diritto garantito per tutti? Tutti possono aiutati economicamente e moralmente per realizzare la propria persona? In Italia le divisioni sociali, negli ultimi decenni, sono aumentate o diminuite? La forbice tra Nord e Sud si è allargata o si è stretta?


L’articolo 9 della carta Costituzionale tutela la cultura, la ricerca scientifica, la protezione dell’ambiente e degli animali. Anche qui facciamoci qualche domanda: quanto stanzia l’Italia per la cultura e la ricerca scientifica, rispetto alle altri nazioni europee? Qual è lo stato dell’ambiente e cosa si fa nel Paese per effettuare davvero una transizione ecologica?

Potrebbe anche interessarti