Scioperare per la Palestina è un dovere etico e umano: basta complicità dell’Italia nel genocidio
Set 22, 2025 - Francesco Pipitone
Sciopero per la Palestina a Napoli - 22 settembre 2025
Oggi, 22 settembre 2025, in tutta Italia si sciopera e si manifesta contro il genocidio in corso a Gaza. Non è un gesto simbolico, ma una scelta precisa: rompere il silenzio, denunciare la complicità del nostro Paese e difendere il diritto alla vita di un popolo che dal 1948, da decenni, subisce una violenza sistematica e documentata dalle principali organizzazioni internazionali.
La risoluzione delle Nazioni Unite ha definito senza ambiguità ciò che sta accadendo: genocidio. Davanti a questo crimine contro l’umanità, il silenzio diventa complicità, l’indifferenza un modo per avallare l’ingiustizia. L’Italia, purtroppo, non è neutrale: il nostro governo continua a mantenere rapporti diplomatici, commerciali e militari con Israele, alimentando indirettamente una macchina di morte che colpisce ogni giorno migliaia di civili innocenti.
Scioperare è un diritto e un dovere etico
Lo sciopero di oggi è importante non solo per denunciare la tragedia palestinese, ma anche per riaffermare il senso stesso della democrazia. Scioperare e manifestare sono diritti costituzionalmente garantiti: nessuno deve chiedere il permesso per esercitarli, tanto meno a chi deride o insulta chi scende in piazza. E tanto meno se l’obiettivo è quello di far cessare le complicità in questo orrore. È un atto di responsabilità collettiva.
In un momento storico di allontanamento dei cittadini dalla politica, caratterizzato da disinteresse e astensionismo, una grande partecipazione popolare è una inversione di tendenza. È la volontà popolare stessa che si manifesta nelle piazze. I cittadini rivendicano quello che pian piano gli è stato tolto: il potere di decidere. “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”: il dettame costituzionale non può essere ignorato da chi detiene il potere.
L’Italia si assuma le responsabilità
Il nostro Paese non può continuare a chiudere gli occhi. Fornire armi o mantenere accordi strategici con Israele significa contribuire, anche indirettamente, al proseguimento della carneficina. Ogni euro speso in appalti o cooperazioni che non pongono condizioni etiche è un euro che sporca le mani del nostro governo e, di riflesso, quelle dei cittadini.
Lo sciopero di oggi chiede la cessazione immediata di questa complicità: stop alla vendita di armi, stop agli accordi di cooperazione militare, stop alle relazioni diplomatiche che fingono di ignorare l’evidenza di un crimine contro l’umanità.
Un futuro che ci riguarda
Chi scende in piazza non difende solo Gaza, ma difende anche l’idea di un’Italia coerente con i valori che dice di rappresentare: la pace, i diritti umani, la dignità di ogni vita. Se oggi restiamo in silenzio, domani saremo giudicati per la nostra indifferenza.
