Israele ha ucciso un neonato di 7 mesi, il padre era fermo con le mani alzate: “Era il mio mondo”

Il piccolo Sam di 7 mesi ucciso dai soldati israeliani


Un neonato di 7 mesi è stato assassinato da Israele mentre si trovava in auto con i suoi genitori. Si chiamava Sam Fahd Abu Haikal. Era nato da sette mesi esatti il giorno in cui è morto. Il crimine è avvenuto lungo la strada che la famiglia percorreva abitualmente per tornare a casa: suo padre, abituato ai posti di blocco, si era fermato prima dell’alt ed era seduto con le mani alzate. Ciononostante, un soldato ha aperto il fuoco ed un proiettile ha attraversato la testa del bambino, che era in braccio a sua madre.

Israele ha ucciso un neonato di 7 mesi: era tra le braccia della madre

L’indagine preliminare dell’esercito israeliano precisa, per quanto riguarda la famiglia Abu Haikal, che si tratta di “civili non coinvolti”. Il piccolo Sam è quindi “morto per errore”, nella città di Hebron, in Cisgiordania occupata. I soldati dell’esercito israeliano hanno aperto il fuoco sul veicolo. Un proiettile ha attraversato il parabrezza, ha colpito la mano del padre Fahd Abdul Aziz Abu Haikal, docente all’università di Betlemme, e poi ha raggiunto il piccolo Sam e sua madre nel sedile posteriore. La donna è ricoverata in condizioni critiche, con schegge vicino al cuore.

La nonna, presente in macchina, ha dichiarato all’agenzia Wafa: «Eravamo completamente fermi. Non c’era nessun pericolo, nessuna giustificazione per sparare». L’esercito israeliano, con la consueta disinvoltura procedurale, ha dichiarato che i soldati avevano “percepito il veicolo accelerare verso di loro”. Poi, dopo una “indagine iniziale”, ha ammesso che le vittime erano “civili non coinvolti” e che l’episodio è “sotto revisione”.

Fahd Abu Haikal ha risposto con parole che non lasciano spazio all’ambiguità: «Alla fine ti dicono che è stato un errore. Ma niente si chiama errore». Non è uno sbaglio infatti; le parole e le espressioni si sprecano per quello che Israele compie in Palestina sin dal 1948: abominio, crimini contro l’umanità, orrore, infamia, genocidio. E potremmo continuare ancora per molto.

«Era il mio intero mondo»

Fahd Abu Haikal ha detto che suo figlio «era il suo intero mondo». Il bambino che, con le sue braccia, ha adagiato per sempre in un piccolo loculo, con il capo – violato dall’odio sionista – rivolto verso La Mecca, come è uso nell’Islam. Le braccia che un papà dovrebbe usare soltanto per stringerlo suo figlio e poggiarlo, al massimo, in una culla.


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI