Siamo all’assurdo: l’Europa comprerà di nuovo gas russo, ma attraverso gli Stati Uniti

L'Europa acquisterà gas russo attraverso gli Stati Uniti


Gli Stati Uniti starebbero lavorando a un piano per favorire il ritorno del gas russo sul mercato europeo, questa volta attraverso un intermediario americano. La proposta, attribuita dal Wall Street Journal agli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, riapre una questione destinata a far discutere: dopo anni di sanzioni e dopo la scelta europea di ridurre drasticamente la dipendenza energetica da Mosca, potrebbe essere proprio Washington a promuovere un nuovo canale commerciale tra la Russia e l’Europa.

Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, l’ipotesi sarebbe stata discussa durante alcuni incontri diplomatici a Mosca e Kiev nel mese di settembre. L’obiettivo sarebbe quello di riattivare le esportazioni di gas russo verso il continente attraverso i gasdotti che attraversano l’Ucraina, affidando la gestione delle operazioni a una società o a un intermediario americano. Non si tratterebbe, dunque, di un accordo già raggiunto, ma di una proposta inserita nel più ampio quadro dei negoziati tra Stati Uniti, Russia e Ucraina.

Il gas russo tornerebbe in Europa passando dall’Ucraina

Un elemento importante riguarda proprio il percorso ipotizzato. Il piano non prevederebbe la riapertura dei gasdotti Nord Stream, danneggiati dalle esplosioni del settembre 2022, ma il ripristino dei flussi attraverso le infrastrutture che collegano la Russia all’Europa passando per il territorio ucraino. Il transito del gas russo attraverso l’Ucraina si è interrotto il primo gennaio 2025, dopo la scadenza dell’accordo tra Mosca e Kiev e la decisione ucraina di non rinnovarlo.

La proposta americana contemplerebbe anche un meccanismo per impedire che i ricavi delle vendite finiscano direttamente a disposizione del Cremlino. Una parte dei proventi potrebbe essere depositata in un conto vincolato, eventualmente in un Paese terzo, in modo da limitarne l’utilizzo da parte della Russia. L’Ucraina, dal canto suo, riceverebbe compensi per il transito del gas sul proprio territorio.

Il ruolo degli Stati Uniti e gli interessi economici

Il passaggio più significativo riguarda il ruolo attribuito agli Stati Uniti. L’intermediario americano non sarebbe soltanto un soggetto incaricato di facilitare le transazioni, ma potrebbe diventare il perno di un nuovo sistema di commercializzazione del gas russo destinato ai consumatori europei. Un’operazione che, secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, potrebbe rivelarsi particolarmente redditizia per gli investitori statunitensi coinvolti.

La logica politica dell’iniziativa sarebbe quella di offrire a Vladimir Putin un incentivo economico per accettare una tregua sul fronte energetico e, più in generale, un’intesa per porre fine alla guerra. Il ripristino di una parte delle esportazioni verso il mercato europeo potrebbe rappresentare una concessione significativa per Mosca, mentre Washington assumerebbe una posizione centrale nella gestione dei rapporti commerciali tra Russia e Unione europea.

L’Europa ha deciso di rinunciare al gas russo, ma a guadagnarci potrebbero essere gli Stati Uniti

Il progetto si inserisce in un contesto profondamente diverso rispetto a quello precedente all’invasione russa dell’Ucraina. Prima della guerra, Mosca garantiva circa il 45% delle importazioni di gas dell’Unione europea. La quota è scesa drasticamente negli anni successivi, mentre gli Stati Uniti sono diventati uno dei principali fornitori di gas naturale liquefatto del continente, arrivando a rappresentare una parte consistente degli approvvigionamenti europei.

La scelta di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia è stata presentata dalle istituzioni europee come una necessità politica e strategica, legata alla guerra e alla volontà di non finanziare l’economia di Mosca. Una decisione che ha comportato una profonda riorganizzazione del mercato energetico, con il ricorso a fornitori alternativi e una maggiore centralità del gas naturale liquefatto trasportato via nave, in particolare quello proveniente dagli Stati Uniti.

Adesso, però, emerge un paradosso enorme: mentre l’Unione europea ha costruito una strategia per uscire dalla dipendenza dal gas russo, gli emissari del presidente americano starebbero valutando un sistema per riportarlo sul mercato europeo, con una società statunitense nel ruolo di intermediario. Un’operazione dalla quale potrebbero trarre vantaggio sia Mosca, attraverso la ripresa delle esportazioni, sia gli investitori americani, attraverso la gestione delle transazioni.

Le resistenze europee e il problema della dipendenza energetica

L’ipotesi incontra forti resistenze in Europa. Diversi governi non intendono tornare a una situazione di dipendenza energetica da Mosca, soprattutto dopo che la guerra ha mostrato quanto le forniture di gas possano trasformarsi in uno strumento di pressione politica. Anche sul piano normativo, l’Unione europea ha intrapreso un percorso per eliminare progressivamente le importazioni di gas russo, con scadenze che arrivano fino al 2027.

Il piano attribuito a Witkoff e Kushner pone quindi una questione che va oltre la semplice convenienza economica. Se il ritorno del gas russo dovesse concretizzarsi attraverso un intermediario americano, l’Europa rischierebbe di trovarsi ancora una volta in una posizione subordinata rispetto alle strategie energetiche di altre potenze. Prima Mosca era il principale fornitore, poi Washington ha conquistato una quota crescente del mercato e ora potrebbe persino proporsi come soggetto incaricato di gestire il ritorno delle forniture russe.

Resta da capire se l’iniziativa rappresenti una reale possibilità diplomatica oppure soltanto una delle ipotesi circolate nei contatti tra gli emissari americani e le parti coinvolte nella guerra. Ma la vicenda riporta al centro una domanda politica fondamentale: chi decide il futuro energetico dell’Europa e, soprattutto, a vantaggio di chi vengono assunte queste decisioni?


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