Società

Pochi giorni fa il rapper salernitano Rocco Hunt aveva annunciato su Instagram il suo ritiro dal mondo della musica. Ovviamente, già dalle ore successive sono stati tantissimi i fan che hanno voluto lanciargli messaggi di sostegno per non arrendersi.

Oggi, Rocco fa marcia indietro, sempre utilizzando Instagram per comunicare la sua scelta. Nel lungo messaggio ha spiegato anche cosa l’avesse spinto all’estremo annuncio dei giorni scorsi:

“Sono stati i giorni piú lunghi e brutti della mia vita. Come prima cosa vorrei ringraziare la mia famiglia, il mio staff e sopratutto tutti voi per il grande amore che mi avete dimostrato. Le vostre frasi di incoraggiamento, le telefonate ed i messaggi mi hanno aiutato a sentirmi meglio, a capire quanto per voi la mia musica sia importante. Questo mio sfogo, se pur impulsivo, ha fatto sì che si sbloccasse una situazione ormai ferma da troppo tempo. Sto parlando del mio nuovo album a cui ho dedicato 3 anni della mia vita, di cui volevano privarmi per l’ennesima volta.

Voglio riprendermi la mia libertà, non posso mollare ora e non lo faró! Vi chiedo scusa se ho reagito in modo irrazionale, ma qualcosa, forse la paura di perdere tutto ciò che abbiamo costruito insieme, ha prevalso su di me. Non sono riuscito a controllare questo mio istinto, questo desiderio di liberarmi del peso che portavo dentro. Lo sapete quanto per me la sincerità sia importante, ma forse questa volta lo sono stato fin troppo. Avevo bisogno di sfogarmi e non me ne pento, ora sapete cosa provo.

Non avrei mai potuto abbandonare la musica, né tantomeno voi. A volte quando si è in difficoltà si scappa dalle cose che ci fanno stare bene, pensando che il problema sia quello, ma in realtà ci sbagliamo. A 24 anni puó succedere. Speravo che quel post mi avrebbe aiutato a riflettere e così è stato. Sono sicuro senza alcun dubbio che il mio percorso sia questo e voglio continuare a viverlo con voi. I miei concerti, le esibizioni e gli impegni previsti per questa estate saranno mantenuti e svolti regolarmente.

Vengo dal niente e rinunciare al frutto dei miei sacrifici non potrei mai perdonarmelo. Per la mia terra e per il mio Sud che ha ancora bisogno di me. Per tutti i colleghi che mi hanno sostenuto e rincuorato. A breve avró un appuntamento molto importante e spero di tornare finalmente da voi con qualcosa di concreto e con tanta nuova musica. Non voglio dargliela vinta! Statemi vicini, ora più che mai”

Ha dell’incredibile l’ultimo video che sta spopolando sul Web. Le immagini immatoriali riprendono proprio delle persone che fanno tranquillamente il bagno, nella nota fontana di Piazza Lauro, in pieno centro a Sorrento. Così tra risi e sberleffi, i soggetti sembrano del tutto non curarsi dell’inciviltà e della stupidità del gesto che commettono.

La denuncia arriva dal Consigliere Regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. In un post su facebook, con tanto di video allegato, si può vedere la triste scena del bagno in fontana. “E’ inaccettabile – scrive Borrelli nel post – che si leda il decoro di un’area ad alta vocazione turistica. Addirittura si fanno il bagno di notte con i bambini”.

“Ci sono stati segnalati diversi video che mostrano come alcune persone abbiano adibito a piscina la fontana costruita in piazza Angelina Lauro a Sorrento – si può leggere sempre nel post del Consigliere Borrelli –  Tra turisti maleducati e residenti incivili oramai, specie durante le ore notturne, è difficile scorgere la piscina senza che ci sia qualcuno all’interno della vasca. Purtroppo si tratta di una vasca ornamentale che è stata concepita male. Una spesa considerevole per realizzare un opera che non ha un grande valore artistico ma che serve solo a solleticare gli istinti dei maleducati che addirittura sono arrivati a fare il bagno di notte con dei bambini con tanto di salvagente”.

E’ soprendente come si debba sempre assistere ad immagini del genere. Si spera che a seguito di tali denunce, il Comune e la Polizia Municipla edi sorrento prendano insieme dei provvedimenti. Soprattutto, bisogna prevenire che simili atti di inciviltà non siano più commessi per il bene di questa bella ed elegante città. Sorrento, la Campania tutta, i suai abitanti e i suoi turisti non meritano ciò. Meritano degli atti concreti atti a contrastare il malcostume tipico di certe fasce della popolazione “civile”.

Vi sono ottimi risultati per lo stato di balneabilità del mare in Campania. Solamente una piccola parte dei camiponi raccolti supererebbe il limite di di contaminazione fecale, previsto per legge.

Sono stati più di 1500 i campioni che sono stati raccolti da Arpac, nelle nostre coste. Il test è stato fatto anche avendo a riguardo ad alcuni fattori visivi, come la presenza di schiume particolari in prossimità della battigia, presenza di meduse ed altro. Nella maggior parte dei casi, si è però scoperto che tali fenomeni erano dovuti completamente a cause naturali e non di inquinamento.

Ebbene, secondo i primi risultati, sarebbero solamente sette i campioni di mare che mostrerebbero un superamento del suddetto limite. Noi sappiamo che la presenza di contaminazioni fecali nelle acque permette il proliferare dell’Escherichia coli e dell’Escherichia intestinali. Per chi non lo sapesse, parliamo di due batteri novici per la salute dell’uomo. Infatti un’esposizione in luoghi dove si trova il batterio, può portaqre ad infezioni o all’insorgere della meningite.

Ma quali sono le spiagge che non hanno superato il test? Facciamo riferimento, in primis per la Città Metropolitana di Napoli, ad alcuni tratti di mare afferenti ai comuni di Monte di Procida (Marina di Vita Fumo), Massa Lubrense (Punta Montalto) e Pozzuoli (La Pietra e Area Industriale). Per la provincia di Salerno invece, i luoghi investiti da tali contaminazioni sono stati ritrovati a Vietri sul mare (Marina di Vietri Secondo Tratto), a Pontecagnano Faiano (Sud Picentino) e nel comune di Salerno (Est Fiume Irno). A seguito delle segnalazioni dell’Arpac, in queste zone sono subito scattati i divieti temporanei di balneazione.

Insomma, se pur i risultati siano ottimi, persistono ancora delle aree marine non balneabili. E’ compito di tutti far sì che questi divieti scompaiano una volta e per tutte dalle coste campane. Queste ultime non meritano affatto un simile trattamento.

salvini camilleri

salvini camilleriIn un giorno in cui diversi personaggi illustri stanno omaggiando il Maestro Camilleri, scomparso poche ore fa, non mancano anche le polemiche per un tweet considerato inopportuno. Si tratta del tweet di cordoglio del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che in molti hanno definito un “ipocrita” e un “provocatore“.

Addio ad Andrea Camilleri, papà di Montalbano e narratore instancabile della sua Sicilia”. Queste sono le poche semplici parole contenute nel tweet di Salvini, che per qualche motivo si è limitato a un solo social network e non ha scelto di diffondere il suo messaggio su Facebook. Quasi a presagire le polemiche che ne sarebbero sorte, e che affondano le radici nell’evidente antipatia reciproca che regnava tra loro due.

Andrea Camilleri, dal canto suo, in più di un’occasione ha rivolto parole molto dure al Ministro dell’Interno. Lo scrittore si è schierato contro le sue politiche sull’immigrazione, si è detto preoccupato al pensiero che Salvini, un ignorante con una “mentalità fascista”, godesse di un così ampio consenso in Italia. Un consenso che lo scrittore aveva visto nascere anche attorno al fascismo, e dal quale invitava a guardarsi.

In occasione di una delle polemiche più accese, quella sulla strumentalizzazione dei simboli religiosi, Salvini aveva risposto allo scrittore in modo molto diretto: “Camilleri, scrivi che ti passa, che ti devo dire. Io continuo a fare, lavorare e nel mio piccolo a credere“. Il Ministro aveva specificato, anche in quell’occasione, che apprezzava Camilleri in qualità di scrittore: questo però non gli ha risparmiato le polemiche di oggi.

I commenti che appaiono sotto il tweet di Salvini non sono esattamente gentili. “Non hai avuto rispetto di lui da vivo dovresti solo vergognarti di onorarlo da morto!!!”; “se c’era una volta, UNA VOLTA, nella vita che potevi non scrivere niente e stare zitto, era in questa occasione“. E ancora, c’è chi accusa Salvini di essere un “ipocrita” e un “provocatore”.

Tra gli utenti di Twitter, non manca chi cerca di spezzare una lancia a favore del Ministro dell’Interno, che in occasione di questo lutto non si sarebbe lasciato frenare da vecchi diverbi, e avrebbe trovato un modo giusto per onorare il suo “oppositore”. A noi non resta che chiederci se il Maestro Camilleri avrebbe apprezzato. Una domanda che resterà aperta, un po’ come la ferita che ha lasciato oggi con la sua scomparsa.

pascale donazione sangue 2

pascale donazione sangueIl problema della esiguità delle scorte di sangue è ancora più urgente durante la stagione estiva. Per questo motivo i dipendenti dell’ospedale Pascale hanno pensato ad una campagna di sensibilizzazione per invitare i cittadini a compiere questo gesto di altruismo, un gesto che potrebbe salvare la vita di qualcuno.

Medici e infermieri hanno stampato una serie di messaggi e, tenendoli in mano, si sono fatti fotografare. Le immagini sono state così diffuse tramite i social.

“Appoggiamo con la massima convinzione l’iniziativa dei dipendenti dell’ospedale Pascale di Napoli che hanno promosso una campagna di sensibilizzazione per la donazione del sangue. Donare è uno dei modi migliori per aiutare il prossimo che, tra l’altro, è una persona che si trova in condizioni di salute precarie tali da necessitare una trasfusione.

“L’iniziativa dei dipendenti del Pascale testimonia la grande umanità del personale in servizio all’interno delle strutture ospedaliere della Campania. Alla campagna hanno partecipato medici, infermieri e operatori socio sanitari. Tutti uniti per chiedere una mano per chi ne ha bisogno”.

Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi e membro della commissione Sanità Francesco Emilio Borrelli. “Invitiamo tutti i cittadini ad aderire all’iniziativa e a donare il sangue presso l’ospedale Pascale. Un gesto che richiede pochi minuti può avere effetti benefici esponenziali per un ammalato”.

andrea camilleri

andrea camilleriChe Andrea Camilleri avesse un’idea ben precisa della questione meridionale è cosa ormai più che nota. Il Maestro conosceva molto bene la storia della sua Sicilia e del Sud, compresi gli avvenimenti che portarono all’Unità d’Italia e ciò che accadde successivamente.

Camilleri ha sempre affermato che unire l’Italia era diventato indispensabile. Il problema fu il modo in cui si arrivò ad unificare il Paese e soprattutto come fu amministrato. La classe dirigente non tenne conto delle differenze tra le varie zone d’Italia, estendendo le leggi piemontesi in territori dove non potevano funzionare. Ma c’è di più: fu attuata una vera e propria politica di impoverimento del Mezzogiorno in favore del Nord.

Celebre è il discorso di Andrea Camilleri tenuto durante la cerimonia con cui fu nominato professore emerito honoris causa dell’università di Roma Tor Vergata nel mese di aprile 2018. Questa la trascrizione:

“Quando ero giovane non c’era nessuna sopraffazione del Nord verso il Sud. Il Sud faceva parte dell’Italia fascista imperiale allo stesso modo di come lo faceva la capitale industriale d’Italia, Milano, eccetera. Tutte balle. In Sicilia stavamo da cani anche durante il fascismo. I poveri contadini avevano avuto da Garibaldi tutte le promesse del mondo: “Il latifondo sarà spezzato, spezzettato in tanti campi. Le terre saranno vostre”.

“Ma quando mai. La cosa che arrivò con l’Unità d’Italia fu la leva obbligatoria che era una tassa: levava forza lavoro a famiglie contadine poverissime. Tanto che cominciò l’uso di accompagnare al distretto militare il richiamato alle armi con i vestiti a lutto, considerandolo un morto provvisorio. Nel giro di 4 anni il grafico delle nascite calò a picco come la Borsa in questi giorni, a picco, e venne coniato un superbo modo di dire. Perdonatemi: “Li levaru ‘u piaciri do futtiri”.

“Credo che l’Unità d’Italia fosse indispensabile, voluta dalla Storia, voluta dagli italiani stessi. Credo che nei cinquanta anni successivi si sia fatto di tutto per spaccare l’Italia in due. Pensate, vi dico solo questo e chiudo: nel 1859 i telai in attività in Sicilia erano 12mila. Cinque anni dopo avvenuta l’Unità d’Italia sono 700 soltanto. Una serie di leggi ha spostato la produzione della stoffa e tutto a Biella. Grazie”.

Giovanni Falcone insieme a Paolo Borsellino ed Antonino Caponnetto

Il 19 luglio saranno 27 anni dalla strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Per l’occasione sono stati pubblicati alcuni audio rimasti segreti per decenni. L’8 maggio del 1984, Borsellino aveva informato il Parlamento delle difficoltà pratiche che stava incontrando il pool antimafia alla vigilia del maxi-processo. Solo oggi la commissione anti-mafia ha reso note tali dichiarazioni pubblicandone le trascrizioni.

La prima difficoltà consisteva nella mole di documenti: faldoni immensi che occupavano da soli intere stanze, visto il numero di centinaia di imputati. Tale impedimento doveva essere risolto con il rivoluzionario arrivo di un computer, che per il tempo era una tecnologia estrema.

“Purtroppo – spiegava, però, il magistrato – non sarà operativo se non tra qualche mese perché sembra che i problemi della sua installazione siano estremamente gravi, anche se non si riesce a capire perché”. Oltre al computer era anche il personale a mancare: “Il giudice – spiegava – che è costretto a lavorare, come nel processo attualmente in corso, per 16 o 18 ore al giorno rimane, per buona parte della giornata, solo con se stesso, con tutto l’aggravio di lavoro che ne deriva”.

La denuncia più grave di Borsellino, però, era a riguardo della scorta: “Buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate, come avviene la mattina, perché il pomeriggio è disponibile solo una blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi, libero di essere ucciso la sera.”

Tali trascrizioni mostrano come un episodio fondamentale per la nostra storia come il maxi-processo si sia realizzato solo grazie all’impegno impossibile di pochi uomini, ma c’è altro. Fra le righe si nota come lo Stato, al tempo, non facesse nulla per aiutare il pool antimafia, anzi. Un disinteresse che porterà alla tragedia, quando i magistrati si troveranno soli, in balia dell’odio e della vendetta.

pulizia spiaggia castellammare 2È una storia bellissima quella che viene da Castellammare di Stabia, la città delle acque porta della Penisola Sorrentina. Un territorio dalla bellezza mozzafiato, con un patrimonio storico e culturale da fare invidia, eppure che vive problemi che lo penalizzano pesantemente.

È il caso della spiaggia del lungomare, spesso coperta dai rifiuti trasportati dalle correnti marine. Episodi di inciviltà ci sono, ma non è questa l’urgenza: siamo di fronte a un litorale lungo, sabbioso, che potrebbe essere un paradiso ma non lo è a causa principalmente della vicina foce del fiume Sarno che deposita di tutto. Si aggiunga una storica non particolare attenzione delle amministrazioni di Castellammare alla pulizia della sabbia, ed ecco consegnata una cartolina che non fa onore agli stabiesi.

pulizia spiaggia castellammareQui si inserisce il lavoro di Andrea Lambiase, che sul gruppo Facebook “Sei stabiese D.O.C. se…” ha pubblicato le foto di un suo intervento sul lungomare. Dove prima c’era sporcizia adesso è tutto pulito: armato di rastrello e paletta ha ridato dignità alla spiaggia.

“Con tutto l’amore che ho, ti amo e ti amerò per sempre mia regina”: così commenta Andrea, aggiungendo le parole a un gesto d’amore che già aveva bisogno di ben poche spiegazioni. Il post ha registrato l’apprezzamento di centinaia di utenti, stabiesi e non. La speranza è tutto ciò sia d’esempio non solo ai cittadini, ma soprattutto alle istituzioni che sulle tematiche ambientali latitano ancora parecchio.

pulizia spiaggia castellammare

clementino universiadi
Foto pagina Facebook Clementino

Ieri 14 luglio 2019 si sono concluse le Universiadi. Durante la cerimonia di chiusura, si sono esibiti molti cantanti, tra cui rapper famosissimi come Clementino, Mahmood e Livio Cori.

Clemente Maccaro, meglio noto come Clementino o come Iena White per gli amici, era uno degli artisti più attesi durante la serata per tutti coloro interessanti al genere musicale rap e non. Clementino si è esibito sul palco dello stadio San Paolo con un medley dei suoi successi, fra le “rime interrotte”, la lingua napoletana e la lingua italiana e ha fatto ballare tutti i presenti allo stadio San Paolo.

Clementino è riuscito a coinvolgere in una coreografia tutto il pubblico della platea e ha intonato il coro dei tifosi del Calcio Napoli: “Sarò con te / tu non devi mollare sarò /abbiamo un sogno nel cuore / Napoli torna campione”. Un coro che ha fatto sognare un’impresa sportiva poi sfumata tra mille polemiche, e che sicuramente tornerà a far sognare nella prossima stagione calcistica.

clementino
Napoli 14 giugno 2019
Cerimonia finale della Universiade 2019
Ph: Photopool Universiade
CLEMENTINO E LA FESTA

Prima di lui si era esibito il rapper napoletano Livio Cori con il singolo “A casa mia”, tratto dal suo ultimo album dal titolo “Montecalvario”. Il cantante, noto ai più per aver partecipato a Sanremo insieme a Nino D’Angelo, sta vivendo un autentico momento di gloria e i suoi lavori sono sempre più apprezzati, specialmente dai giovani.

Poi, sul palco dello stadio San Paolo di Napoli per la cerimonia di chiusura dell’Universiade 2019 è arrivato Mahmood, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo. Alessandro Mahmood si è esibito con la canzone “Soldi”, con la quale ha vinto l’ultima edizione di Sanremo e il ritmo subito ha travolto lo stadio partenopeo. “Grazie mille, è stato una bomba, non avevo mai suonato davanti a così tanta gente” ha detto il cantante.

livio cori universiadi
UNIVERSIADE NAPOLI 2019
Cerimonia di chiusura
credits: Foto Pool Fotografi Universiade 2019

giuseppe conte universiadi napoli 2019

giuseppe conte universiadi napoli 2019Meno di un anno fa, era il 24 luglio 2018, il Governo si faceva da parte per le Universiadi di Napoli. L’esecutivo aveva scaricato ogni responsabilità su Regione Campania e Comune di Napoli. Giancarlo Giorgetti della Lega Nord aveva detto:

“Per le Universiadi di Napoli del 2019 si interviene restituendo al territorio la gestione dell’evento. Nell’ultima legge di bilancio era stato nominato un commissario dal ministero dell’Interno, con una cabina di regia dove sono emersi plasticamente problemi operativi tra enti locali e territorio”.

La proposta del Governo era quella di far slittare l’evento: “Regione Campania e Comune vogliono tenere ferma la data del 2019. A questo punto abbiamo ritenuto di nominare un commissario espressione della Regione di concerto con il Comune”.

Parole dure quelle dell’allora segretario alla Presidenza del Consiglio, alle quali sono seguiti i fatti: la patata bollente è stata lasciata nelle mani degli locali, leggasi Vincenzo De Luca e Luigi de Magistris in primis. Ebbene, i due, nonostante l’antipatia reciproca e i mille litigi, sono riusciti a mettere in piedi un evento praticamente perfetto. Una vetrina importantissima non solo per Napoli ma per tutta la Campania.

Eppure il Governo, ieri, non ha avuto remore a concedersi la passerella. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sì sottolineato il ruolo degli enti locali, ma ha anche affermato:

“È stata una grande prova della Campania e dell’Italia. Un grande evento sportivo di cui come Presidente del Consiglio sono orgoglioso e fiero. Oggi sono qui perché dovevo mantenere la promessa che sarei venuto”.

Peccato che sia stato proprio un suo sottosegretario a scaricare ogni responsabilità, dunque non capiamo perché e in che modo Conte, come Presidente del Consiglio, possa essere fiero. Può certamente esserlo come cittadino, come uomo del Sud, ma in quanto rappresentante delle istituzioni usateci la cortesia di lasciarci avere più di qualche dubbio.

Un evento preso sotto gamba, ad ogni modo, non solo dal Governo ma anche dalla televisione pubblica. La Rai ha scelto infatti di trasmettere la cerimonia di chiusura delle Universiadi soltanto in differita, preferendo mandare in onda, al posto della diretta, la serie televisiva NCIS. Questo lo precisiamo per sottolineare come gli unici ad aver creduto in queste Universiadi siano stati i campani, lasciati a loro stessi da un Paese che non ha percepito l’importanza di un evento che ha puntato i riflettori di tutto il mondo su un territorio bisognoso di rivalsa.

ncis universiadi rai

ncis universiadi raiSe non fosse stato per le emittenti locali, il grande spettacolo della chiusura delle Universiadi di Napoli 2019 non sarebbe stato trasmesso in diretta in TV. Il servizio pubblico ha infatti deciso di snobbare l’evento andato in scena al San Paolo, mandandolo in onda in differita in seconda serata, per dare invece spazio a NCIS. Una decisione assurda per vari motivi.

In primo luogo, bisogna pur sempre ricordare che le Universiadi sono il secondo evento sportivo più importante, dietro solo alle Olimpiadi. Secondo, si trattava di un grande palcoscenico per Napoli e la Campania, una parte d’Italia che non è certamente gettonatissima per quanto riguarda l’organizzazione di grandi eventi. Mettere in risalto quanto fatto nella nostra regione sarebbe stato doveroso per la rete statale. Terzo, il successo delle Universiadi è stato palese fin dalla cerimonia di apertura. Era chiaro a tutti che la cerimonia di chiusura sarebbe stato almeno altrettanto bella ed emozionante, se non di più.

Da viale Mazzini la decisione è stata quindi di dare spazio a una serie TV al posto di un grande evento internazionale, una vetrina importante per tutta l’Italia, venendo sostanzialmente meno al ruolo pubblico che dovrebbe svolgere.

Di tale avviso è la maggior parte dei cittadini, almeno quelli campani, ben coscienti della vetrina di cui poteva usufruire la regione intera. Il tono dei commenti sul web è pressoché unanime: l’impressione è stata quella di essere trattati da cittadini di serie B. In Italia, infatti, spesso si dà molto a chi ha già tanto, mentre si sceglie di dare poco rilievo a chi invece ne avrebbe più bisogno.

san paolo universiadi

san paolo universiadiCi avviamo verso la conclusione di questa splendida esperienza della 30esima edizione delle Universiadi, ufficialmente cominciate il 3 luglio allo stadio San Paolo. Napoli e l’intera regione Campania al centro del mondo per ciò che concerne le competizioni sportive universitarie, che troveranno questa sera la conclusione con cerimonia finale ancora una volta al San Paolo.

Con oltre 7000 atleti provenienti da 170 nazioni, le Universiadi sono manifestazioni sportive multidisciplinari corrispondenti ai Giochi olimpici invernali ed estivi. In queste ore stanno gareggiando proprio qui in Italia, “ma solo in pochi lo sanno” è la frase ricorrente che si sente in giro giacché le presenze mediatiche sono state veramente basse.

Più presenti a livello mediatico la notizia di Balotelli e del motorino in mare o le truffe ad alcuni atleti sempre a Napoli, piuttosto che le medaglie e vittorie riportate dai nostri ragazzi italiani nelle varie competizioni.

Moltissime lamentele si sono registrate sui social, ancora oggi rimarcando il messaggio “come se i media volessero ignorare questo evento”. E a questo si aggiunge il fatto che il merito della buona riuscita è tutto della Regione e della Città Metropolitana che hanno provveduto alla buona riuscita dell’evento quando il Governo, invece, avrebbe voluto rinviarlo di un anno. Un altro motivo di orgoglio.

Lo stesso governatore della Campania De Luca si è giustamente lamentato: Per le Olimpiadi invernali un miliardo dal Coni, alle Universiadi zero.

Dello stesso segno la denuncia del giornalista e scrittore Pino Aprile sul suo blog: “Le Olimpiadi al nord devono avere il triplo di quanto il Governo ha stanziato per le Universiadi a Napoli, cioè zero”. Il discorso sul finanziamento delle Universiadi resta tuttavia complesso e vi rimandiamo a un apposito approfondimento.

Qualche dato: in media Rai 2 (che con Rai Sport doveva essere tra i canali nazionali più presenti nelle competizioni sportive in Campania) ha trasmesso quasi quotidianamente gli eventi solo dalle 9.15 alle 10.15 e dalle 18.50 alle 19.40 mentre il Tour de France spesso dalle 14 alle 18 senza interruzioni.

Su Rai Sport 3 ore al giorno ma smaltite anche al mattino tra le 5.20 e le 6.30 preferendo durante la giornata magari i Mondiali MotoCross o anche il Meeting Internazionale di Lignano Sabbiadoro 2019 o SkiTrentino anche in prima serata… Dati di fatto e non “vittimismo” con la speranza che in futuro possa esserci una valorizzazione maggiore degli eventi che vanno da Nord a Sud dello stivale, dato che anche per le competizioni sportive, si avvertono ancora una volta privilegi e discriminazioni.

san paolo universiadi

san paolo universiadiStasera si chiuderanno le Universiadi Summer Camp 2019 e a Napoli non si parla daltro che della Cerimonia di chiusura e della sua organizzazione.

Come era già stato reso noto, alla Cerimonia di chiusura di questa sera parteciperanno i the Jackal (uno dei team di youtuber più seguiti ed influenti della rete in Italia) e i cantanti Clementino e Mahmood. Quest’ultimo è diventato noto al grande pubblico grazie alla vittoria al Festival di sanremo, con il brano “Soldi”.

Ma come guardare la Cerimonia di chiusura in tv? In primis, verrà trasmessa in differita su Rai2 alle ore 23 circa. A partire dalle 21, vi sarà poi la trasmissione in diretta da diverse emittenti televisive regionali. In Campania: LiraTV, Canale21, CANALE8, Repubblica TV, Piuenne, Napoli24, Minformo TV, ilsussidiario.net. La diretta sarà trasmessa anche su FISU.TV, il canale ufficiale della Federazione Internazionale Sport Universitari. Per il pubblico dei social ci sarà la diretta Facebook sulla pagina ufficiale “Napoli 2019 Summer Universiade”.

Come è possibile vedere, le possibilità di assistere alla Cerimonia di chiusura sono molte e anche abbastanza accessibili. Buona visione!

In pieno centro a Napoli, sono spuntati dei cartelloni pubblicitari abbastanza dissimili da quelli che siamo abituati a vedere. Per sponsorizzare i propri lubrificanti infatti, una nota ditta del settore ha deciso di tappezzare Napoli di manifesti pubblicitari sessisti, ritraenti delle signorine poco vestite.

Subito è partita la denuncia del mondo politico-istituzionale. “Negli ultimi giorni, nel Napoletano, sono apparsi manifesti pubblicitari di pessimo gusto. E’ stata utilizzata l’immagine di una donna in pose provocanti per pubblicizzare una nota marca di lubrificanti. Un messaggio sessista che non può far altro che suscitare in noi un grande sdegno”. Così fa sapere  Fiorella Zabatta, coordinatrice delle donne Verdi.

“In un periodo storico come questo – sottolinea Zabatta – dove si sta portando avanti una battaglia serrata contro le discriminazioni di genere e contro la violenza sulle donne, una simile campagna pubblicitaria getta alle ortiche tutto il lavoro fatto fino ad ora. Queste immagini sono indecenti e diseducative per tutta la società. Ci auguriamo che l’azienda capisca l’errore e provveda al più presto a rimuovere i tabelloni”.

Purtroppo la nostra società è ancora lontana dal compiere quella rivoluzione culturale e mentale di cui avremmo tutti bisogno. Vedere oggi una pubblicità simile fa male non solo alle donne, ma anche a quegli uomini che lottano ogni giorno per la parità di genere – dichiara invece Il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio BorrelliChi realizza una pubblicità come questa deve capire la sua potenza mediatica e il messaggio negativo che può diffondere. La tutela delle donne, la parità di genere, deve essere una priorità non solo per le istituzioni, ma per ogni categoria della nostra società. Sosteniamo l’appello delle donne Verdi sperando che quei tabelloni sessisti vengano rimossi al più presto”.

Anche il tema dell’uso del corpo della donna e del sessismo nell’ambito del marketing-pubblicitario è un tema importante. Le discriminazioni avvengono anche a questi livelli. 

E’ stato un vero trionfo il concerto di Jovanotti, tenutosi ieri sera sulla spiaggia di Castel Volturno. Oltre alla musica, i protagonisti dell’evento sono stati anche i temi ecologici e la musica napoletana, in particolare con l’omaggio del cantante toscano a Pino Daniele.

E’ ben nota la situazione del litorale di Castel Volturno. Un fazzoletto di costa che è passato, in pochi decenni, dall’essere un fresco luogo di relax ad un regno dell’abusivismo e della malgestione balnerae. Proprio per questo Jovanotti ha deciso di portare così tanti ragazzi presso il Flava, per lanciare un messaggio forte. “Facciamo questa raccolta differenziata, sennò il mondo non va avanti – ha detto il cantante – Non lasciate merda sulla spiaggia coi rifiuti. Aiutateci! Credo che saltare sulla sabbia sia un allenamento pazzesco. Tipo crossfit. Questa è area di mare, iodio, la nostra vita: Castel Volturno, che figata!” 

Dopo queste belle parole ed aver anche “celebrato” il matrimonio di una coppia di fans, Jovanotti ha dato inizio al concerto. Oltre che al suo repertorio, con i brani presenti nell’ultimo album, la serata è stata dedicata al pop e al suol napoletano. Sul palco di Castel Volturno, si sono esibiti infatti anche artisti della zona, come Enzo Avitabile (al quale Jova si è inchinato in segno di riverenza) ed i rapper Clementino e Rocco Hunt.

Il momento più toccante della serata è stato probabilmente l’omaggio degli artisti a Pino Daniele, il più grande artista napoletano del ‘900 secondo Lorenzo Jovanotti. Così ad un certo momento, i quattro cantanti presenti si sono dilettati sulle note di Yes I know my way, scatenando il clamore e la felicità del pubblico presente in spiaggia.

E’ stata, a detta dei presenti, una grandissima serata, resa magnifica dalla musica degli artisti sul palco e dal grosso lavoro messo in atto dallo staff e dai volontari del Jova Beach Tour.

“Spider-Man: Far from home”. Questo è il titolo dell’ultimo film della Marvel, che ha come protagonista prorpio uno dei supereroi più apprezzati di sempre. Uscito da pochi giorni, il nuovo progetto firmato dalla casa comics statunitense sta già sbancando il botteghino. Così i produttori hanno deciso di lanciare un nuovo piano editoriale, aventi ad oggetto proprio questo eroe fittizio.

Non tutti sanno però che tal progetto porta con sè un po’ d’Italia, anzi di Campania! Il fumettista che ha disegnato gran parte degli editoriali è infatti il 36enne Luca Maresca, originario di Salerno. Egli è approdato in casa Marvel, dopo una gavetta che l’ha visto esordire dapprima con l’Editoriale Aurea sulla serie urban fantasy “John Doe”, per poi arrivare alla al serial fantascientifico “Orfani” della Sergio Bonelli Editore.

Lavorare su Spider-Man è stato pazzesco. – afferma Luca Maresca, come riportato da Repubblica.it – “L’Uomo Ragno” è stato il primo fumetto che ho comprato la prima volta che sono entrato in una fumetteria, essere riuscito a disegnare uno dei miei supereroi preferiti mi ha riempito di gioia. Continuerò a farlo ancora, con l’adattamento a fumetti di “Spider-Man: City at War”, videogame uscito per PlayStation 4.”

Il disegnatore ha poi parlato dei particolari del suo ultimo lavoro e di come l’ambiente sia tosto ma professionale alla Marvel. “Il rigido controllo dei Marvel Studios mi ha obbligato a seguire rigorosamente la sceneggiatura per adattare la pellicola nel modo più fedele possibile. La parte difficile è stata condensare due ore di film in sole quaranta tavole. Anche se i testi non sono miei, alcune scene hanno moltissimi balloon e io ho dovuto cercare di lasciare gli spazi giusti per poterli inserire evitando che i disegni venissero coperti. Inoltre ho avuto obblighi tassativi, per motivi di copyright, di evitare le somiglianze con gli attori principali.”

Fa piacere sapere che i campani vengono apprezzati anche nel campo della fumettistica, che è da sempre un’arte molto amata in nel nostro Paese.

Nonostante gli scarsi risultati ottenuti dagli studenti campani alle Prove Invalsi, è arrivata una bellissima notizia dallo storico Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli. Un ragazzo (tale Andrea B.) ha conseguito la maturità classica in soli 4 anni. Non solo, ma lo ha fatto anche bene, diplomandosi con 100, cioè il voto massimo che può essere conseguito all’Esame di stato.

Andrea non ha ancora compiuto 18 anni, ma è già arrivato a scalare vette da giganti. Essendo stato sempre eccellente a scuola, lo scorso dicembre ha deciso di saltare un anno. Cos’ dalla quarta è schizzato alla quinta liceo e ha infine sostenuto l’esame secondo questa forma di riduzione della carriera scolastica liceale. Ha raggiunto davvero un traguardo unico. 

“Sono pronto per l’università – spiega Andrea, intervistato dai colleghi de Il Mattino – ho scelto Giurisprudenza e resto a Napoli alla Federico II. Il mio sogno è diventare un magistrato. All’emozione del ragazzo si è poi aggiunta quella dei suoi genitori (entrambi architetti) e dei compagni di classe, i quali gli hanno dedicato un lungo striscione per festeggiarlo. 

Anche questra’anno l’Università Suor Orsola Benincasa ha deciso di premiare i suoi “Laureati eccellenti”. Parliamo del riconoscimento che l’ateneo di Corso Vittorio Emanuele decide di dedicare a tutti gli studenti che si sono particolarmente distinti, durante l’anno accademico precedente. Ci riferiamo a giovani dalle storie bellissime e con delle carriere da far invidia a chiunque.

Volendo vederne alcuni nello specifico, partiamo dalla puteolana Alessia Terrin, che al Suor Orsola ha svolto l’intero percorso formativo, dalla laurea triennale in Lingue e culture moderne alla laurea specialistica in Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale, fino al Master di II Livello in Formazione e Gestione delle Risorse Umane. Oggi Alessia ha un ruolo di spicco nella Lamborghini.

Antonio Strino invece coi i suoi 23 anni il più giovane dei “Laureati Eccellenti” 2019. Egli è stato il tesista più brillante nella nuova cattedra di Legislazione antimafia che il Suor Orsola aveva inaugurato nel 2013 con l’attuale presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone. Strino ha ritirato il premio, pochi giorni dopo essere rientrato da Bruxelles dove il Suor Orsola ha aperto da pochi mesi un Centro per gli Affari Internazionali e dove lui ha operato come consulente giuridico-amministrativo. Da Barcellona arriva invece Vincenzo Sarnataro, che con la sua laurea magistrale in Lingue è riuscito ad essere primo in graduatoria nel concorso come “Assistente di Lingua italiana all’estero”. 

Poi c’è Manuela Filomena, la quale è stata premiata per il suo documentario “Arrivederci Agnes”, girato tra Ariano Irpino e Trevico ( quest’ultimo in quanto paese natio del Ettore Scola). Il lavoro sta infatti ricevendo moltissimi successi, oltre ad esser stato premiato a Los Angeles ed in Canada.

Questi sono solamente alcuni dei ragazzi che sono stati premiati dal rettore e dall’Ateneo tutto del Suor Orsola Benincasa. Il fatto che loro stessi abbiano successo all’estero è un dato che dovrebbe rincuorarci e farci sperare per il futuro dell’università italiana e napoletana soprattutto.

L’Italia sembra più che mai spaccarsi in due, sotto il segno delle Prove Invalsi. Per chi non lo sapesse, facciamo riferimento alle prove anonime che vengono affrontate dagli studenti di tutta Italia, frequentanti gli ultimi anni delle scuole elementari, medie e superiori.

Il quadro che fuoriesce dalle Invalsi 2019 è a dir poco allarmante per le regioni meridionali. Gli studenti campani, calabresi o molisani sembrano avere molte più lacune ed insufficienze rispetto ai loro coetanei del Nord e del Centro. Per lo meno in base ad un dato statistico generale e nelle materie affrontate dal suddetto test, cioè italiano, matematica ed inglese. Andiamo però per gradi.

Partiamo dall’Italiano. Su scala nazionale, uno studente su tre è arrivato alla maturità con l’insufficienza in italiano. Questo è un dato non molto rincuorante per la nostra istituzione scolastica. Come si può infatti concludere un ciclo di studi lungo 13 anni (minimo), senza conoscere le basi della propria lingua? I soliti misteri italiani. Come accennato in precedenza, il dato Invalsi è ancor più grave al Sud, dove aumenta a dismisura la sproporzione tra chi non possiede le competenze necessarie e chi invece sì.  Com’era intuibile, la sproporzione è tutta in favore dei primi a scapito degli ultimi.

doposcuolaIl luogo comune per cui noi italiani non conosciamo l’inglese sembra invece avere una base solida di verità. Anche in questa materia, il test Invalsi ha mostrato dei risultati che non ci si sarebbe aspettati. Il Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) prevede che al termine delle scuole superiori, lo studente consegua un livello di conoscenza della lingua inglese pari ad un livello B2. Le Invalsi purtroppo riportano tutt’altro. Per quanto riguarda la comprensione orale solo uno studente su tre riesce a raggiungere il livello richiesto. Mentre per la lettura, solo metà dei ragazzi italiani mostra una capacità pari al livello B2.

Il vero e proprio incubo degli studenti è però la matematica. Le Invalsi parlano chiaro: qui è ancor più netto il divario tra le due zone della Penisola. In molte regioni del Sud (Campania, Calabria, Sicilia), il 60 per cento dei ragazzi non ha raggiunto le competenze minime richieste dai programmi. Ciò contrariamente a regioni come la Lombardia, il Veneto o il Friuli Venezia Giulia, dove solo uno studente su quattro non si è dimostrato all’altezza della prova.

Ma quali le cause di queste figuracce e del gap geografico? Secondo il direttore dell’Invalsi, Roberto Ricci (intervistato da Il Corriere della sera): “le cause sono varie molto dipende dal contesto e dalla situazione socioeconomica familiare. In alcune aree l’impreparazione è tale che è come se un terzo degli studenti non avesse frequentato la scuola: alla fine delle superiori ha conoscenze e competenze della terza media”. 

Insomma, il dato è seriamente preoccupante. Ricordiamo che non è una gara col Nord o una protesta contro i risultati delle Prove Invalsi. Queste sono chiacchiere che cozzano col tema dell’istruzione e che servono a poco. Bisogna rimboccarsi le maniche e abbandonare i toni vittimistici e moralisti, una volta e per tutte. Ne va della dignità di Regioni, città e Comuni che hanno fatto la storia culturale d’Italia. Il lavoro non è poco, ma la vetta non è impossibile da raggiungere.

Napoli – Le Universiadi 2019 vedranno la partecipazione anche di Renzo Arbore. Questa sera l’artista foggiano si esibirà all’Arena Flegrea insieme alla sua Orchestra Italiana. Un evento, quello del concerto di Arbore in tale sede, che non si verificava da ben 15 anni.

Intervistato da Repubblica a poche ore dall’esibizione, Arbore ha accennato anche al caso migranti e porti chiusi, argomento che ha acceso ed accende la polemica degli ultimi mesi. “Porti chiusi? – commenta Arbore quando gli viene posta la domanda – Parlerò quando sarà il momento… per carità, io sono un artista, un jazzista. Immaginate un po’ voi un jazzista come la può pensare”.

L’artista fa intuire, quindi, che il suo pensiero è diametralmente opposto a quello della Lega: il Jazz, genere musicale nato proprio durante la lotta contro le discriminazioni razziali in America, rappresenta più di ogni altra cosa idee di libertà, indipendenza, comprensione del prossimo ed integrazione. Una persona che ha abbracciato il Jazz, non può essere razzista o chiusa mentalmente.

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