Villa dei Papiri e la ricerca della felicità: l’Epicureismo

Raffaello, la scuola di Atene
Raffaello, la scuola di Atene

L’Epicureismo è una dottrina filosofica nata in Grecia nel IV sec a.C. con Epicuro e troverà in Villa dei Papiri il suo centro romano di diffusione con la costituzione di un fondo librario, il più antico al mondo, da parte di Filodemo di Gadara, suo seguace. La biblioteca constava di una sezione latina e di una greca: centinaia sono i papiri ritrovati che decifrati ci hanno restituito pezzi di filosofia, matematica, retorica e storia e tante altre discipline che altrimenti non avremmo potuto mai conoscere o approfondirne il contenuto. Ce lo immaginiamo così l’antico ritrovo filosofico della villa di Ercolano: scritti, pensieri e i seguaci del “giardino”, il luogo in cui ad Atene Epicuro diffonde il pensiero filosofico dell’Epicureismo che insieme allo Stoicismo saranno le correnti filosofiche più importanti della scuola ellenistica.
Ma a cosa serviva la filosofia e perché l’Epicureismo fu addirittura importato dalla Grecia e benvoluto dai politici romani?

L’Epicureismo a differenza dello Stoicismo, che tende al dominio delle passioni per il raggiungimento della saggezza spirituale, contrappone il raggiungimento della felicità con il piacere e i beni materiali per combattere le quattro paure dell’uomo: paura della morte, paura degli dei, paura dell’infelicità e paura del dolore. Da qui l’importanza della filosofia come mezzo per conoscere la natura umana, i suoi desideri e i suoi limiti, come raggiungerli e come superarli. E’ sbagliato confondere l’Epicureismo con una dottrina che da importanza al piacere fisico o ai beni prettamente terreni, in quanto esso si fonda sul compiacimento dei nostri desideri, come la compagnia degli amici, il confronto filosofico, il piacere di banchettare senza eccedere in sconvolgimenti passionali che se non raggiungibili, creano infelicità. Se l’uomo riesce ad appagare i suoi desideri senza privarsene, e accettando i propri limiti, riesce a placare il dolore raggiungendo così uno stato di serenità, che gli antichi greci chiamavano “Atarassia“.

L’innovativa corrente filosofica troverà scontri e dissensi non solo dagli ‘avversari’ stoici, ma anche dalle ‘caste’ religiose, essendo una dottrina materialistica che non vede nelle divinità la salvezza dell’uomo ma la scorge nella natura umana stessa: l’universo è fatto di atomi che danno origine agli avvenimenti stessi influendo quindi anche sulla vita dell’uomo e non grazie alla reale presenza di una divinità che ‘provvede’ al suo volere. Dalla consapevolezza che gli avvenimenti nascono per un susseguirsi degli eventi, l’uomo non dovrà quindi temere superstizioni o punizioni ‘divine’.

Gli scritti che ritroviamo nella villa di Ercolano riprendono questi pensieri riscuotendo un gran successo anche nell’alta aristocrazia romana. Questo spiega i costumi edonistici e materialistici degli imperatori romani che fecero dell’Epicureismo la loro filosofia di vita. E così tra i testi decifrati ritroviamo Epicuro e tutti i seguaci della scuola ellenistica, con la notevole presenza degli scritti di Filodemo. Oltre agli scritti greci troviamo testi latini, come il “De bello Actiaco”, e i suoi settanta esametri sulla vittoria di Ottaviano contro Antonio.
I papiri sono in mostra e in custodia nella Biblioteca Nazionale di Napoli, presso l’officina dei papiri ercolanesi.

Fonti
Treccani.it
Cispe.org

I papiri Ercolanesi :
(Galleria immagini cispe.org)

PHerc. 200, Metrodoro, De divitiis
PHerc. 200, Metrodoro, De divitiis
PHerc. 336:1150, Polistrato, De irrationali contemptu
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PHerc. 817, Carmen De bello Actiaco
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PHerc. 993, Epicuro, De natura II
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PHerc. 1008, Filodemo, De vitiis X
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PHerc. 1050, Filodemo, De morte IV
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