Filippo Facci attacca ancora i Napoletani. Su de Magistris: “Ha sparato cazzate”

filippo facciIl feeling tra Napoli e Filippo Facci sembra non essere mai nato. Lo scorso novembre ebbe a dire che la città fa schifo, la spazzatura è nella cultura della città, mentre ai partenopei che avevano reagito indignati disse che non sapevano scrivere, inviando loro, però, un messaggio contenente un errore grammaticale alquanto banale.

Da tale cima di conoscenza arriva, attraverso le colonne di Libero, un editoriale dal titolo “Per fortuna Giggino non è esportabile”, in cui Facci spara letteralmente a zero contro il sindaco Luigi de Magistris e i cittadini che lo hanno eletto. Sull’ex magistrato ci va pesante, affermando che:

Ha sparato un sacco di cazzate e ha sbaragliato gli avversari- peraltro ridicoli – che Pd e 5Stelle gli avevano contraposto (nell’articolo originale è scritto proprio così, con una p; ndr). Siamo quasi alla circonvenzione di incapaci, e invece no, non sono incapaci: Semplicemente, De Magistris se lo meritano.

A metà mandato non gli credeva più nessuno, politicamente era isolato, morto, da sindaco primo per gradimento era precipitato a ultimo. Aveva sparato promesse irrealizzabili (la raccolta differenziata doveva diventare al 70% e si è fermata al 21,5) ed è finito sui giornali solo per sciocchezze.

In merito a tali accuse, vecchie, de Magistris ha già detto la sua e non è sede, questa, di confutarle o giustificarle. A noi interessa in primis il popolo napoletano, verso il quale Facci è parecchio duro. Il suo articolo esordisce così:

Ve lo meritate, De Magistris. A meno di pensare i napoletani come un popolo incapace di intendere e di volere (la tentazione c’è) l’unico modo di non offenderli è concludere che hanno il sindaco che meritano.

Poi il solito luogo comune, che non può mai mancare:

Non possono neanche contraffarlo, come a Napoli sanno fare bene: De Magistris è contraffatto in partenza, nasce così, è il nulla scaturito da una realtà in cui, se operi bene od operi male, non fa differenza, il più della popolazione tanto non se ne accorge.

Detto da una persona che è stata tra i fedelissimi di Silvio Berlusconi e che costituisce una delle espressioni di Media controllati dal Sistema, quello fatto di lobbies e capace di contraffare una nazione intera, l’Italia, fa molto effetto.

Un sorriso scappa, sempre considerato il pulpito da cui viene la predica, anche quando parla di “pulsioni populistiche rivolte alla Napoli meno scolarizzata, ma che a votare ci va”.

Oltre che nella grammatica, dobbiamo dire, il Facci dimostra una lacuna anche nella logica: in principio ha scritto di sospettare che quello napoletano sia un popolo incapace di intendere e di volere, verso la fine parla di “quei napoletani – tanti – avvoltolati nel fatalismo plebeo e sanfedista che ancor oggi impedisce loro di essere un popolo”.

Non si capisce se secondo il buon Filippo esista o meno un popolo napoletano, alla faccia del principio di non contraddizione. Egli poi ignora, molto probabilmente, che quello sanfedista fu un movimento popolare, quello dei lazzari, una reazione all’occupante francese cacciato ben presto dalla città e che col fatalismo c’entra ben poco o, per lo meno, sono io a non comprendere. Il dato di fatto è, comunque, che l’italiano medio, categoria della quale Facci è un esponente, non riesce a digerire la circostanza per cui Napoli possa essere un’eccezione all’interno del degradato sistema italiano, che possa esulare dai normali meccanismi del Paese, che possa non inchinarsi alla logica politica italiana. La diversità partenopea dà fastidio.

La conoscenza della realtà napoletana si dimostra in Filippo Facci, alla luce di tutto ciò, ancora una volta estremamente lacunosa, se non nulla. In una nazione normale, con un giornalismo fatto in maniera seria, colpirebbe quanto sia frequente che personaggi di rilievo dell’informazione pontifichino su situazioni che non conoscono, esprimendo opinioni senza avere le basi per farlo e dando sfogo, quasi sempre, a preconcetti. L’Italia è, evidentemente, anche questo: il paese del giornalismo contraffatto.

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