Free and indipendent woman: a Napoli il progetto di reinserimento per vittime di violenza

Free and indipendent womanNapoli– Questa mattina è stato presentato il progetto “Free and indipendent woman” del professor Antonio Giordano che tramite questa iniziativa attua dei corsi di formazione e dei lavori per donne che hanno subito violenza.

Troppo spesso ci troviamo a parlare di violenze ai danni delle donne, sessuali e non solo. Questi atti cambiano la vita dell’aggredita, con conseguente difficoltà nel reinserimento della società per paura o per vergogna.

L’iniziativa “Free and indipendent woman” tratta proprio questo delicato tema. L’idea alla base del progetto è che la vittima di violenza deve tornare a poter vivere nelle stesse condizioni antecedenti al fatto. L’unica persona a cui cambierà la vita è invece l’aggressore.

L’iniziativa punta all’inserimento lavorativo delle donne sopravvissute alla violenza, grazie all’aiuto e all’impegno delle realtà imprenditoriali presenti sul territorio napoletano. Queste le parole di Luigi de Magistris: “Mi piace il progetto donne indipendenti e libere. Ricordo come una delle prime iniziative quello di costituirci come parte civile per ogni femminicidio.

Mi piace l’idea che non si deve trasformare in vittima la persona che deve scappare. Chi fa violenza deve essere allontanato. Questo progetto punta proprio all’emancipazione. C’è ancora tanto da fare nella mentalità. Cioè la donna che subisce violenza deve essere messa in condizioni di operare come prima della violenza. Non deve trovare un luogo protetto dove isolarsi: l’orco deve essere allontanato.

La maggior parte delle violenze avvengono dove si pensa di essere più protetti, nelle case. Spesso nelle famiglie borghesi o medio borghesi, dove c’è la vergogna per tenere la propria immagine nel contesto sociale.  Non c’è solo violenza fisica ma anche verbale a casa come nel lavoro.

“Questo è un bel segnale per l’uguaglianza dei cittadini. Pensate che ci sono ancora persone trans che non vanno in ospedale per paura di essere discriminate dalla carta d’identità.”

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