Federico II e la fondazione dell’università napoletana

Università Federico II, foto wikipedia

Federico II di Svevia fu sovrano del Regno di Sicilia fino al 1250, re della Germania, Imperatore del Sacro Romano Impero e re di Gerusalemme. Il Regno di Sicilia comprendeva l’attuale Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Malta e durante il suo periodo di massima espansione toccò perfino le coste della Tunisia, Albania e Grecia. Insomma il grande Regno a cui apparteneva Napoli era un misto di culture, di lingue e di influenze reciproche delle varie corti. Grazie all’importante ruolo giocato da Federico II, non a caso definito Stupor Mundi, la corte siciliana (ma anche quella napoletana), divenne una delle più stravaganti e ricche di tutta Europa, protagonista della nascita della letteratura italiana e madre della cultura dell’intera penisola. Il sovrano stesso fu un abile poeta, letterato ma anche scienziato, appassionato dall’astronomia e dall’algebra ed è proprio grazie a questa sua ecletticità culturale che fu il primo a fondare un’università laica (per il primo periodo) e statale in tutto il panorama del mondo occidentale nel 1224.

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Perché Federico II di Svevia ha fondato la sua universitas studiorum proprio a Napoli?

La città partenopea rappresentava una posizione strategica dal punto di vista soprattutto culturale e con la sua coronazione universitaria divenne il maggior polo giuridico di tutta Europa. Difatti il ruolo principale dell’università federiciana era quello di formare la classe dei giuristi e funzionari che avrebbero poi aiutato il sovrano nell’amministrazione del suo Regno.

Poco tempo dopo l’istituzione dell’università, si diffuse al suo interno anche lo studio delle discipline liberali e della teologia. Non possiamo infatti dimenticare che San Tommaso d’Aquino studiò proprio nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli. Ed è proprio lì che si trasferirà lo studium a causa di una difficile situazione politica caratterizzata da numerosi mutamenti e vere e proprio lotte con il potere pontificio che a tutti costi voleva inglobare sotto la sua supervisione anche l’universitas federiciana che vi rimase fino ai primi anni del Seicento.

Purtroppo il Seicento rappresenta un secolo di completa decadenza per Napoli e la sua cultura che sarà invece risollevata nel Settecento grazie agli Asburgo e poi i Borbone. In questo secolo ricordiamo infatti lo studio di Gian Battista Vico, filosofo napoletano e professore all’università. Un’altra personalità illustrissima si incontra nella metà dell’Ottocento: Francesco De Sanctis, presidente della Pubblica Istruzione. Ancora oggi l’aula della sede centrale a Corso Umberto I (dove l’università fu spostata in seguito a diverse iniziative per controbattere il prestigio delle università private che si stavano diffondendo), contiene un busto in bronzo di De Sanctis al centro della parete. La Federico II rimane ancora oggi uno dei poli culturali più importanti d’Europa che alimenta, a causa del fenomeno della “fuga dei cervelli”, le basi di ricerca delle altre Nazioni che hanno fondato il loro prestigio sullo sviluppo della cultura, della ricerca e della scuola. I migliori ingegneri, giuristi e fisici europei giungono proprio dal dipartimento scientifico della Federico II. Purtroppo il nostro Paese è soltanto in grado di lasciarsi sfuggire tutto.

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