La seconda vita di Al Amin, dal ‘barcone’ alla pizza: “Napoli è bella e generosa”

al-amin-fotoSorride, gesticola, guarda prima il suo telefono, poi il mio taccuino. Poi, sorride, di nuovo, come una costante. Sorride mentre racconta, sorride mentre ricorda. Diventa serio solo quando ripercorre il suo viaggio, quasi come se, a distanza di anni, continuasse a sentirne la fatica.

Al Amin ha 20 anni, è originario di Narshingdi, un distretto del Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo. A 17 anni decide di partire: ammucchia bagagli e speranze e si mette in cammino. India, Pakistan, Turchia, tutto scorre veloce dal vetro di quei treni e quei pulmini malandati. Poi la Libia. Qui si abbandona la terra per il mare, qui tutto diventa una scommessa, perché sui barconi improvvisati si rischia di affogare tra un singhiozzo e una preghiera. Ma Al Amin ce la fa, arriva sano e salvo a Bari. Da qui, riparte alla volta di Napoli, che subito si distingue per il suo cuore grande: “A Napoli non conoscevo nessuno, ero per strada, piangevo, poi un signore mi disse di andare a Torre Annunziata, dagli assistenti sociali, mi ha indicato il treno e io ho fatto come mi aveva suggerito”.

Arrivato a Torre Annunziata, viene affidato alla comunità per minori “Mamma Matilde”, dove ha inizio la sua seconda vita: va a scuola, impara bene l’italiano, stringe amicizie. Ma, pur avendo spalle forti, abbandonare la propria casa per sfidare il destino non è un’impresa facile: “All’inizio ero triste, mi mancava la mia famiglia, ma gli operatori mi hanno sempre messo in contatto con loro per farmi sentire di meno la nostalgia”.

Il tempo passa, la vita in comunità prosegue serena. Al Amin consegue la licenza media, poi, però, si innamora. Si innamora di una passione, che oggi è il suo lavoro. Di cosa parliamo? Della pizza! Sì, la pizza napoletana ha prima conquistato il suo palato, poi le sue ambizioni. Dopo aver frequentato un corso, Al Amin comincia a calarsi nel ruolo di pizzaiolo, imparando i segreti del mestiere in una pizzeria torrese. Ora lavora in un locale della zona, ha un contratto ed è un tuttofare: prepara, inforna e sforna pizze squisite: “Sono felice di aver imparato un mestiere proprio a Napoli. Qui la gente è bravissima e generosa”.

Nel chiedergli cosa abbia in programma per il suo futuro, Alamin non ha saputo dare una risposta precisa. Nei suoi progetti, però, c’è un viaggio, un viaggio a ritroso, nella sua terra, dalla sua famiglia, per riabbracciarla dopo averla lasciata in maniera troppo dolorosa. Stavolta, però, non ci saranno onde a farlo tremare, ci sarà solo l’emozione di andare, andare ma poi tornare. Perché ora la sua vita è qui, a Napoli, dove, ovviamente “la pizza è la numero uno!”.

 

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