“Grazie di averci portato il Covid”: il messaggio vergognoso a due infermieri

In piena emergenza coronavirus, in un momento in cui la solidarietà dovrebbe essere il nostro imperativo categorico, non manca chi lancia messaggi di odio e alimenta il clima di angoscia generale. I bersagli questa volta sono due infermieri di Torre del Greco, padre e figlia, che si sono visti recapitare un messaggio vergognoso dai propri condomini.

Grazie a te e a tua figlia per averci portato il Covid nel palazzo“. Questo è il contenuto del messaggio anonimo che Teresa Vetro, infermiera del Policlinico Federico II, ha trovato nella sua buca della posta. Un messaggio, per di più, composto con le lettere ritagliate dai giornali, come nel peggiore cliché dei thriller.

Al bellissimo messaggio lasciato nella nostra buca della posta, troverete una risposta abbastanza “educata” nella bacheca condominiale, ma sul mio profilo personale una cosa ve la vorrei dire: MI FATE SCHIFO“. Così Teresa Vetro risponde al messaggio consegnato a lei e al padre, due infermieri di Torre del Greco che ogni giorno lottano in prima linea contro un nemico tanto invisibile quanto spaventoso.

L’accaduto ha scatenato un’accesa polemica, e in poche ore la notizia sta facendo il giro dei social. A denunciare questo vergognoso comportamento anche l’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”, che da sempre difende il personale sanitario dalle aggressioni, sia fisiche che verbali:

Piena solidarietà alla collega Teresa Vetro, ai condomini del palazzo di Teresa invece va tutto il nostro disprezzo. Addirittura ridursi a comporre una missiva anonima con ritagli di lettere modello “la banda del torchio” in un noto film di Totò? Una sola parola: PATETICI!

Il nostro messaggio a questi ignobili esseri viventi: ‘se vi dovesse venire una crisi respiratoria dovuta al COVID-19 non chiamate Teresa, rivolgetevi direttamente a Batman, Superman o al limite a Ironman, questi sono gli eroi che meritate!’

Multati ai posti di blocco, ghettizzati dai vicini di casa….noi vorremo tanto sapere questa riconoscenza dove è?”.

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