Se la superstizione travalica la Fede: il culto dei morti a Napoli


Il culto dei morti non è una prerogativa napoletana: esso è incoraggiato dalla Chiesa che, da sempre, chiede orazioni per le anime purganti. Ma, si sa, a Napoli non c’è Fede senza superstizione, motivo per cui a lungo si è scritto sui napoletani e i loro defunti.
Conosciuta dalla maggioranza, la commedia di Eduardo De Filippo, “Non ti pago”, prende chiaramente spunto dalla tradizione secondo cui i morti suggeriscono ai vivi i numeri da giocare al lotto.

E. De Filippo sventola il biglietto vincente davanti all'immagine del padre defunto (immagine tratta dalla commedia "Non ti pago", 1964).

E. De Filippo sventola il biglietto vincente davanti all’immagine del padre defunto
(immagine tratta dalla commedia “Non ti pago”, 1964).

Secondo la credenza popolare, si instaura un rapporto di scambi e favori tra il vivo e l’anima a cui egli rivolge la sua devozione.

In base alla tradizione, l’anima purgante sceglie il suo “protettore”, apparendogli in sogno e indicandogli dove trovare i suoi resti tra le numerose ossa accumulate nelle fosse comuni dei cimiteri. Al devoto toccherà poi accudire il cranio destinatogli, chiedendo in cambio qualche grazia (vincita al lotto, un lavoro, o addirittura un marito). Se la grazia verrà concessa, il vivo costruirà uno “scarabattolo”, una sorta di tabernacolo contenente le reliquie del morto. Il rapporto di fiducia, ormai consolidato tra i due, andrà così avanti.

La tradizione popolare è ricca di aneddoti in merito, come quello degli sposi trascinati nel mondo dei morti dall’anima del “Capitano” che sarebbe stato oltraggiato dallo sposo. E’ probabile che tale forma di devozione sarebbe tutt’oggi praticata se la Chiesa non avesse vietato, nel 1969, il culto a reliquie appartenenti a individui sconosciuti. In ogni caso, echi di questa antica usanza si possono ancora leggere nel comportamento della popolazione napoletana che, tuttora, continua ad avere una riverenza mista a timore nei confronti dei morti: basti pensare alle numerose fotografie di defunti nelle edicolette votive lungo le strade.

Altarino cimitero fontanelle

Cimitero delle Fontanelle

I ben noti luoghi di culto sparsi sul territorio cittadino, una volta prerogativa esclusiva dei fedeli, oggi sono mete gettonate dai turisti: il Cimitero delle Fontanelle, la chiesa di S. Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e quella di S. Pietro ad Aram e altri luoghi simili. E’ qui che troviamo le ossa accatastate e ben curate, le richieste di grazie e i ringraziamenti per quelle ricevute.
Il culto dei morti si legge chiaramente anche nelle meno conosciute catacombe napoletane, che si diramano nel sottosuolo tufaceo con lunghe e complesse gallerie. La più famosa è la Catacomba di San Gennaro, sulla collina di Capodimonte; altre, meno note ed estese, sono situate nel quartiere Sanità: le catacombe di S. Gaudioso e di S. Severo, entrambi Vescovi a Napoli; in ultimo, la catacomba di S. Efebo, Vescovo napoletano del III secolo, in Piazza S. Eframo Vecchio.

Catacombe di Napoli

Catacombe di Napoli

Nelle catacombe è chiaramente leggibile il rito del refrigerium, vero e proprio banchetto funebre finalizzato a portare giovamento all’anima del defunto; tale usanza, diffusa nel mondo pagano, fu ereditata anche dal Cristianesimo. Durante la cerimonia, si consumavano cibi e bevande (nelle catacombe sono spesso visibili immagini che illustrano tali pratiche), nonostante la Chiesa, temendo comportamenti eccessivi nell’uso del vino, avesse vietato, dal V secolo, tali riti.
Le stesse testimonianze archeologiche riportano a questa usanza: basti pensare ai numerosi frammenti ceramici e vitrei rinvenuti all’esterno delle tombe, spesso riconducibili al vasellame da mensa, intenzionalmente rotto dopo il banchetto, poiché esso, entrato in contatto col mondo dei morti, non poteva essere più utilizzato dai vivi.

Ecco il culto dei morti che, nella nostra città, si snoda come un lungo sentiero, inquietante e affascinante, che parte dalle origini della Napoli antica, attraverso i secoli, arrivando fino ai giorni nostri.

Cimitero Fontanelle, visite spettacolo

Cimitero delle Fontanelle

 


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