Portici perde Libridine, quando la chiusura di una libreria racconta la crisi culturale di un’intera città
Dic 30, 2025 - Emilio Caserta
La libreria Libridine
Il 31 dicembre chiuderà definitivamente Libridine e dal primo gennaio Portici dirà addio a uno dei suoi principali presìdi culturali. Dopo tredici anni di attività, la libreria indipendente fondata e gestita da Nadia e Diego abbassa la saracinesca lasciando un vuoto che va ben oltre l’aspetto commerciale, perché Libridine non è stata soltanto un punto vendita di libri, ma un luogo di incontro, confronto, presentazioni, dibattito e partecipazione culturale che ha segnato un pezzo importante della vita cittadina.
Portici, chiude la libreria indipendente “Libridine”
La decisione di chiudere matura all’interno di un contesto che i titolari sembrano ormai strutturalmente ostili alla sopravvivenza delle librerie indipendenti. «Il tessuto commerciale varia in base alla richiesta del mercato – spiegano – e nel momento in cui la richiesta è sempre più orientata verso il cibo e la ristorazione, mentre diminuisce quella legata alle attività culturali, è evidente che non si tratta solo di una difficoltà economica ma di una crisi culturale profonda, legata al mutamento della società e al modo di rapportarsi alla conoscenza».
Negli ultimi anni, anche a Portici, città che fonda la propria identità su una storia e una tradizione culturale consolidata, si è registrato un progressivo calo dei lettori, o quantomeno degli acquirenti di libri in libreria. Un mercato sempre più frammentato tra vendite online e grandi catene ha ridotto drasticamente lo spazio di manovra per le realtà indipendenti, rendendo quasi impossibile sostenere economicamente un’attività che vive di prossimità, relazione e proposta culturale. «Il disinteresse per la lettura – sottolineano – è particolarmente evidente tra le nuove generazioni, dove spesso l’attenzione si concentra solo su fenomeni editoriali promossi dai social, senza una reale ricerca di contenuti originali, con effetti devastanti su un settore già fragile».
In questo scenario Libridine ha continuato a svolgere, fino all’ultimo, una funzione che andava ben oltre il commercio. Per tredici anni è stato uno spazio di aggregazione culturale, un luogo dove il libro è stato inteso come strumento di piacere, di conoscenza e soprattutto di relazione. Presentazioni, incontri, iniziative hanno provato a mantenere vivo un rapporto diretto tra cittadini e lettura, ma negli ultimi tempi anche questo impegno si è scontrato con una partecipazione sempre più ridotta, segnale evidente di un clima culturale in progressivo impoverimento.
La chiusura della libreria si inserisce così in un processo più ampio che riguarda la perdita di luoghi di aggregazione nella città. «È un rischio che Portici sta già vivendo da tempo – osservano i titolari – basti pensare alla scomparsa degli spazi di confronto pubblico. Oggi accade lo stesso alla cultura, che perde progressivamente luoghi fisici in cui potersi esprimere e condividere».
Colpisce, nel confronto con il passato recente, il cambiamento del clima cittadino. Alcuni anni fa, di fronte a una prima crisi, si registrò una vera e propria mobilitazione che permise a Libridine di restare aperta, segno di una comunità ancora disposta a difendere i propri presidi culturali. Oggi, invece, pur tra attestati di stima e sincero dispiacere da parte di clienti, amici e lettori, non si è manifestata la stessa reazione collettiva. Non per mancanza di affetto, ma per una diffusa consapevolezza che vivere di libri, per una libreria indipendente, sia ormai diventato quasi impossibile, trasformando una scelta dolorosa in un esito percepito come inevitabile.
In un momento storico in cui si torna ciclicamente a discutere del valore dei libri e della cultura, la chiusura di Libridine assume un significato simbolico forte. Perché alle parole non sempre seguono azioni concrete, e perché il valore dei libri si misura anche nella capacità di sostenerne i luoghi di diffusione. Quando una libreria chiude, una città perde uno spazio di memoria, di pensiero critico e di costruzione collettiva del sapere. E Portici, dal primo gennaio, sarà un po’ più povera sotto questo profilo.
