VIDEO/ Scie luminose nel cielo del Napoletano all’alba: era il rientro di un razzo cinese

Scie luminose nel cielo di Napoli e del Sud


Molti abitanti dell’area napoletana si sono svegliati questa mattina con uno spettacolo insolito sul loro capo. Tra le cinque e le sei, il cielo del centro-sud Italia è stato attraversato da una sequenza di scie luminose, luci rossastre e giallognole, che si muovevano in formazione, lasciando lunghe tracce incandescenti prima di scomparire all’orizzonte. Le segnalazioni si sono moltiplicate rapidamente sui social, con video e fotografie che mostravano quella che molti hanno descritto come una “pioggia di fuoco” silenziosa e ordinata.

Le ipotesi iniziali si sono sprecate: sciame meteorico, drone militare, oggetto non identificato. La realtà, svelata nel giro di poche ore, si è rivelata altrettanto affascinante.

Un razzo cinese sopra i nostri capi

A generare lo spettacolo è stato il secondo stadio del vettore spaziale Kinetika 2, un razzo di fabbricazione cinese lanciato lo scorso 30 marzo dalla base di Jiuquan. Il veicolo aveva portato in orbita un prototipo di cargo privato chiamato Quinzhou, assieme ad altri tre satelliti in orbita polare. Una volta completata la missione, il secondo stadio era rimasto nello spazio a percorrere i propri cicli orbitali, fino a questa mattina, quando la traiettoria lo ha riportato verso gli strati più profondi dell’atmosfera terrestre proprio al di sopra del Mediterraneo.

“Si tratta del rientro del secondo stadio del Kinetika 2”, ha spiegato l’esperto e divulgatore Roberto Paradiso. “È un vettore simile per concezione al Falcon Heavy, anche se in questo caso il volo è stato completamente a perdere. In futuro è previsto il recupero del primo stadio.” L’attrito con l’aria densa ha surriscaldato la struttura metallica fino alla disintegrazione, producendo quella caratteristica sequenza di frammenti incandescenti che i testimoni hanno immortalato dai balconi e dalle strade del Napoletano.

Spettacolare ma non pericoloso

Nessun allarme, dunque, per i cittadini che hanno assistito al fenomeno. I detriti spaziali in rientro tendono a polverizzarsi quasi completamente prima di raggiungere il suolo, e quanto osservato questa mattina non fa eccezione. Le immagini raccolte mostrano una “cascata” di frammenti che si consumano nell’alta atmosfera senza raggiungere la superficie terrestre, esattamente come accade nei rientri semi-controllati di questo tipo.

Episodi simili non sono rarissimi, ma restano abbastanza infrequenti da risultare sempre scenografici per chi ha la fortuna di assistervi. L’alba del 13 aprile 2026 resterà probabilmente impressa nella memoria di molti napoletani come uno di quei momenti in cui il cosmo, per qualche minuto, si è fatto vedere a occhio nudo.

Il problema dei detriti spaziali

Al di là della meraviglia del momento, l’episodio riaccende i riflettori su una questione sempre più urgente. Lo spazio attorno alla Terra è oggi più affollato che mai: il numero di oggetti artificiali in orbita cresce di anno in anno, trainato dall’esplosione dei lanci commerciali. Ogni razzo lascia dietro di sé stadi esauriti, frammenti di separazione e satelliti dismessi che continuano a girare attorno al pianeta per mesi o anni.

Le stime più recenti indicano che nei prossimi dieci anni la probabilità che un rientro incontrollato causi danni o vittime si aggira attorno al 10%, una cifra contenuta ma non trascurabile. Le aree geograficamente più esposte non sarebbero le grandi città europee o nordamericane, bensì le regioni equatoriali.


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