Saviano condannato dalla Cassazione: articoli copiati per scrivere Gomorra

Roberto Saviano. Foto: pagina Facebook


Si chiude dopo quasi vent’anni la battaglia legale tra Roberto Saviano e due testate campane, il Corriere di Caserta e le Cronache di Napoli, entrambe della Libra Editrice. La Cassazione ha respinto il ricorso della casa editrice contro la decisione della Corte d’Appello di Napoli, rendendo definitivo l’obbligo per lo scrittore di risarcire 10mila euro per aver riprodotto nel testo di Gomorra alcuni articoli dei due giornali senza indicarne la fonte né gli autori.

Il contenzioso era partito nel 2008, quando le due testate contestarono a Saviano di aver ripreso in modo testuale e fedele, all’interno del libro, alcuni pezzi giornalistici pubblicati sulle loro pagine, senza alcun riferimento alla provenienza. Una vicenda giudiziaria lunga e articolata, che ha attraversato più gradi di giudizio prima di arrivare alla parola definitiva del Palazzaccio.

Articoli copiati in Gomorra: Roberto Saviano condannato dalla Cassazione

Il percorso giudiziario aveva già conosciuto una svolta nel 2024, quando la Corte d’Appello di Napoli, chiamata a pronunciarsi nuovamente dopo un primo intervento della Cassazione, aveva alzato la cifra del risarcimento rispetto ai 6mila euro stabiliti in origine. Le pronunce sfavorevoli avevano inoltre imposto alla Arnoldo Mondadori, editore ed autrice materiale dell’opera, di inserire a partire dall’undicesima ristampa di “Gomorra – Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra” l’indicazione delle fonti utilizzate da Saviano, con tanto di nomi dei cronisti, titoli degli articoli e testate di provenienza.

Contro quella decisione la Libra Editrice aveva proposto ulteriore ricorso, ritenendo la somma riconosciuta ancora inadeguata rispetto al danno subito. La Cassazione ha però giudicato congrua la cifra fissata dai giudici d’appello, chiudendo definitivamente la partita.

Le motivazioni: un contributo minimo al successo del libro

Nelle motivazioni, i giudici hanno spiegato che il libro ha tratto un vantaggio solo marginale dagli articoli riprodotti senza autorizzazione, trattandosi di testi molto brevi se confrontati con l’ampiezza complessiva dell’opera. La Cassazione ha inoltre riconosciuto la capacità di Saviano di rielaborare quei contenuti, inserendoli in una narrazione più ampia.

Sulla questione della mancata citazione delle fonti, la Corte ha osservato che le violazioni non hanno avuto carattere permanente: in un caso sono cessate già nell’ottobre 2006, mentre nell’altro il libro specificava comunque di riportare un articolo tratto da un quotidiano locale, pur senza indicarne il nome; anche in questo caso l’irregolarità si è chiusa nel 2016, con l’inserimento della fonte corretta.

Il criterio usato per calcolare il danno

Un passaggio della sentenza chiarisce infine il criterio con cui è stato quantificato il risarcimento: gli utili realizzati grazie al successo del libro non possono da soli determinare l’importo dovuto, ma vanno considerati come un elemento utile a una valutazione equitativa del danno, da bilanciare con il contributo effettivo che l’autore dell’illecito ha dato al successo complessivo dell’opera.


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