Più schede elettorali per chi ha figli: Vannacci propone il voto “plurimo” per i genitori
Ago 25, 2026 - Redazione Vesuviolive
Roberto Vannacci
Roberto Vannacci rilancia sul fronte della natalità con una proposta che tocca direttamente il funzionamento della rappresentanza democratica: assegnare più schede elettorali ai genitori in base al numero dei figli. Il cosiddetto “voto plurimo” compare nella seconda parte del programma politico di Futuro Nazionale, pubblicata online in questi giorni, un documento di oltre 100 pagine che raccoglie i capisaldi della dottrina del generale, dalla remigrazione all’abolizione delle unioni civili, dalla negazione del diritto all’aborto all’educazione militare nelle scuole.
La misura, per diventare operativa, richiederebbe una modifica dell’articolo 48 della Costituzione, che sancisce il principio per cui il voto di ogni cittadino ha lo stesso peso. Nel documento si legge: “Sarebbe un interessante esperimento politico, da valutare attentamente, quello di dare rappresentanza a tutti gli italiani, facendo rappresentare, come già avviene in ogni altra materia, i minori dai genitori”.
Il voto plurimo di Vannacci: come funzionerebbe in pratica
Nella concretezza, spiega il programma di Futuro Nazionale, si tratterebbe di “intervenire sull’art. 48 della Costituzione e assegnare ai genitori un numero superiore di schede, pari a quello dei figli, per esempio divisi tra il padre e la madre e, nei casi dispari, a tornate alternate”. In sostanza, ogni genitore entrerebbe in cabina elettorale con tante schede aggiuntive quanti sono i figli minorenni o fiscalmente a carico, da spartire tra madre e padre secondo modalità che il documento lascia in parte ancora da definire.
Una proposta che, come sottolineano diversi osservatori, si scontra frontalmente con un principio cardine dell’ordinamento italiano: quello per cui il voto di un elettore non può avere un peso superiore a quello di un altro cittadino. Introdurre una differenziazione legata al numero di figli significherebbe, di fatto, che alcuni cittadini entrerebbero nella cabina elettorale con più schede di altri, sia pure esercitando quelle aggiuntive in nome dei figli – un salto che riguarda non più le politiche familiari in senso stretto, ma il funzionamento stesso della rappresentanza democratica.
