“Napoli Carburante Pubblico”: la proposta di Autonomia Napolitana per ridurre il prezzo del carburante
Set 22, 2026 - Francesco Pipitone
Napoli Carburante Pubblico: la proposta di Autonomia Napolitana
Il prezzo di benzina e gasolio torna a pesare sui bilanci delle famiglie e a Napoli arriva una proposta che punta a utilizzare direttamente gli strumenti del Comune per provare ad alleggerire il costo della mobilità. Si chiama «Napoli Carburante Pubblico» ed è il progetto presentato dal movimento Autonomia Napolitana.
L’idea parte da un dato semplice: per molte persone l’automobile non rappresenta soltanto una comodità, ma uno strumento necessario per andare al lavoro, accompagnare i figli, raggiungere un ospedale o spostarsi tra quartieri della città. Una situazione che, secondo il documento del movimento, riguarda in particolare chi vive nelle aree periferiche e deve affrontare quotidianamente tragitti più lunghi.
Caro carburante, quanto pesa sulla vita quotidiana
Il documento cita i prezzi rilevati il 19 settembre 2026: 2,153 euro al litro per la benzina self-service e 2,330 euro per il gasolio come medie nazionali. In autostrada i valori indicati salgono rispettivamente a 2,244 e 2,405 euro al litro. Per famiglie, lavoratori e imprese, il costo del carburante diventa così una voce sempre più significativa della spesa quotidiana.
Da questi numeri nasce la proposta di Autonomia Napolitana. Il movimento sottolinea che il Comune di Napoli non può decidere il prezzo internazionale del petrolio né sostituirsi al mercato, ma può utilizzare le proprie capacità organizzative, programmatorie e contrattuali per cercare di ottenere condizioni più favorevoli.
Non una benzina «a prezzo politico»
Il progetto, quindi, non immagina un Comune che venda direttamente benzina ai cittadini. L’obiettivo sarebbe piuttosto sfruttare la capacità di acquisto e di negoziazione dell’amministrazione per ottenere possibili risparmi e destinarli a tre ambiti: trasporto pubblico, taxi e NCC, cittadini economicamente più fragili.
Il primo passaggio indicato nel documento è uno studio di fattibilità. Prima di mettere in campo qualsiasi misura, il Comune dovrebbe quantificare i consumi di carburante legati ai propri servizi e al trasporto pubblico, individuare le risorse disponibili e verificare quale capacità di acquisto aggregato potrebbe essere utilizzata. Nel progetto vengono inoltre indicati come interlocutori le aziende del trasporto pubblico, le rappresentanze di taxi e NCC, le associazioni dei consumatori e gli operatori della distribuzione.
Acquisti aggregati per il trasporto pubblico
Uno dei punti della proposta riguarda proprio il trasporto pubblico. L’idea è concentrare gli acquisti di carburante e utilizzare i maggiori volumi per provare a ottenere condizioni economiche più favorevoli.
L’eventuale risparmio, secondo il progetto, non dovrebbe trasformarsi semplicemente in una riduzione dei costi per l’amministrazione, ma essere reinvestito nel servizio: più corse, maggiore manutenzione e progressivo rinnovo dei mezzi. Un meccanismo simile viene ipotizzato per taxi e NCC, attraverso convenzioni trasparenti con distributori e operatori del settore, con criteri di accesso, durata e condizioni economiche stabiliti in anticipo.
Una carta carburante per le famiglie più fragili
La parte più direttamente rivolta ai cittadini riguarda invece le famiglie con redditi più bassi. Autonomia Napolitana propone di valutare una «Carta Carburante Napoli» oppure un contributo comunale alla mobilità calcolato sulla base dell’ISEE.
L’ipotesi non sarebbe quella di riconoscere lo stesso beneficio a tutti, ma di concentrare le eventuali risorse sulle persone per le quali il costo dell’automobile incide maggiormente sul bilancio familiare. Il sistema potrebbe utilizzare la rete dei distributori privati attraverso apposite convenzioni.
Come funzionerebbe il sistema
Per rendere la misura concretamente verificabile, il progetto immagina anche una piattaforma digitale attraverso la quale indicare i distributori aderenti, le condizioni applicate e i benefici disponibili.
Dovrebbero essere stabiliti in anticipo soglie ISEE, categorie ammesse, importo massimo del beneficio, durata dell’intervento e modalità di utilizzo. Allo stesso tempo, il Comune dovrebbe rendere pubblici i costi dell’approvvigionamento, quelli amministrativi, i risparmi ottenuti e le risorse effettivamente destinate alle agevolazioni.
La «benzina del sindaco» di Valle Castellana
Nel documento viene citato anche il caso di Valle Castellana, in provincia di Teramo, dove il Comune, secondo quanto riportato nella proposta, gestisce direttamente l’unico distributore presente sul territorio, con un risparmio indicato tra 10 e 20 centesimi al litro rispetto ai normali prezzi self-service.
La stessa proposta precisa però che il modello non sarebbe trasferibile automaticamente a Napoli: una grande città con numerosi distributori e un numero enormemente superiore di spostamenti presenta condizioni completamente diverse. L’esperienza viene indicata piuttosto come esempio della possibilità, per un’amministrazione pubblica, di intervenire quando il costo di un bene essenziale diventa particolarmente pesante per la comunità.
Il progetto pilota durerebbe dodici mesi
La proposta non si fermerebbe alla definizione teorica della misura. Autonomia Napolitana immagina infatti una sperimentazione della durata di dodici mesi, preceduta dallo studio di fattibilità e dalla definizione delle risorse e dei beneficiari.
Durante il periodo di prova dovrebbero essere raccolti diversi dati: quantità di carburante acquistata attraverso il sistema, prezzo medio ottenuto, risparmio rispetto ai prezzi di riferimento, numero di cittadini e operatori coinvolti e costo complessivo della misura.
Risultati da misurare e rendere pubblici
Alla fine dei dodici mesi, il Comune dovrebbe pubblicare un rendiconto e decidere se modificare, ampliare o interrompere il progetto sulla base dei risultati. Se il risparmio fosse insufficiente rispetto ai costi di gestione, il modello dovrebbe essere corretto; se producesse invece un beneficio concreto e sostenibile, potrebbe essere progressivamente esteso.
È proprio questo il meccanismo centrale della proposta: prima verificare se l’operazione è concretamente realizzabile, poi sperimentarla e infine misurarne gli effetti. Un percorso che dovrebbe consentire di capire se i risparmi ottenuti siano effettivamente superiori ai costi necessari per organizzare e amministrare il sistema.
Dal prezzo della benzina al diritto alla mobilità
Per Autonomia Napolitana, dunque, il tema non riguarda soltanto il prezzo indicato sulla colonnina di un distributore. Riguarda anche la possibilità concreta per un cittadino di raggiungere il luogo di lavoro, accompagnare un figlio, arrivare in ospedale o attraversare la città senza che il costo degli spostamenti diventi un ostacolo.
La proposta «Napoli Carburante Pubblico» punta infine su questo principio: non attribuire al Comune poteri che non possiede, ma verificare fino a che punto gli strumenti amministrativi, economici e contrattuali già a disposizione possano essere utilizzati per affrontare una voce di spesa che incide sempre di più sulla vita quotidiana.
