Il malore, l’edema cerebrale e la scoperta del tumore: cosa è successo a Alessandro Di Battista
Set 30, 2026 - Veronica Ronza
Alessandro Di Battista
Intervenuto alla trasmissione Di Martedì, Alessandro Di Battista ha raccontato la malattia che lo ha colpito, costringendolo a sottoporsi ad un’operazione chirurgica durante un viaggio a Cuba: sarebbe stato colpito da un edema cerebrale, insorto a causa di un tumore.
Alessandro Di Battista: “Edema cerebrale e la scoperta del tumore”
“Sto abbastanza bene, certi giorni sto meglio di altri, oggi sono andato anche al mare, a mangiare una bella frittura. Ogni giorno mi riprendo degli spazi di libertà” – ha esordito Di Battista, apparso per la prima volta in televisione dopo la scoperta della sua malattia.
Sono andato a fare dei reportage a Cuba per indagare sulla situazione e ho iniziato a sentirmi male in virtù di un edema cerebrale douto alla presenza di un tumore che mi è stato riscontrato. Mi hanno fatto immediatamente gli esami giusti, hanno individuato subito la malattia, hanno azzeccato le cure per ridurre l’edema permettendo di operarmi. Hanno asportato quasi tutto il tumore e adesso farò le cure sperando che funzionino”.
L’edema cerebrale è un grave gonfiore del cervello, causato dall’accumulo di liquidi nei tessuti cerebrali, che aumenta la pressione intracranica e puo provocare danni permanenti o morte se non trattato tempestivamente. Spesso è dovuto a traumi cranici, ictus, infezioni, disturbi metabolici o tumori come nel caso di Di Battista.
“Ormai faccio parte di quel club, piuttosto numeroso, di cittadini italiani che dicono ‘ma perché proprio a me’. Questa peste del 21esimo secolo è comunque una malattia democratica, che colpisce tutti. Io non sono uno di quelli che dice ‘ce la farò e combatterò’, anzi la retorica del ‘forza guerriero, non mollare’ neanche mi piace. Alla fine cosa devo fare? Devo fare le cure, devo condurre una vita più sana possibile, devo avere un atteggiamento positivo. Quelli che non devono mollare sono i dottori, ma non molleranno, sono seguito molto bene”.
A Cuba mi hanno fatto un’operazione raffinatissima, a sangue freddo. Mi hanno operato con tecnologie che qui si utilizzavano 30 anni fa eppure questo neurochirurgo mi ha salvato la vita.
