Ecco il “Nuovo Sebeto”: il progetto di Autonomia Napolitana che vuole restituire il fiume antico
Ott 01, 2026 - Francesco Pipitone
Il fiume Sebeto a Napoli con il Vesuvio sullo sfondo
C’è un fiume che Napoli ha dimenticato di avere. Si chiama Sebeto, scorreva – e continua a scorrere, interrato – nella piana orientale della città, alimentava campagne e insediamenti, e oggi sopravvive solo nella memoria storica e in una fontana secentesca a Largo Sermoneta. È da questa assenza che il movimento Autonomia Napolitana, guidato da Gigi Lista, fa partire la propria proposta più ambiziosa per Napoli Est: il “Nuovo Sebeto”, un grande progetto di rigenerazione ambientale e sociale.
Il “Nuovo Sebeto”: il piano che vuole restituire a Napoli il suo fiume
L’idea, va detto subito, non è velleitaria: non si tratta di riportare in superficie un fiume scomparso, ma di usare l’acqua e il verde come strumenti per ricucire un territorio frammentato da decenni di espansione industriale e cementificazione. Un’operazione che il documento inserisce esplicitamente in una visione urbanistica già presente negli strumenti di pianificazione comunale, provando a trasformarla in un progetto leggibile e realizzabile per fasi.
Sul piano ambientale, la proposta ha il merito di affrontare un tema sempre più urgente per una città mediterranea come Napoli: la necessità di forestazione urbana contro il surriscaldamento estivo, superfici permeabili per la gestione delle piogge intense, un sistema idrico controllato integrato al verde. Non un’operazione estetica, ma infrastrutturale, pensata per rendere Napoli Est più resiliente agli eventi climatici.
Sul piano storico e culturale, il progetto ha il pregio di recuperare un pezzo di identità cittadina che rischiava l’oblio definitivo: il Sebeto, “quasi una figura mitologica della città”, come lo definisce lo stesso documento, diventa il simbolo attorno a cui ricostruire un rapporto tra Napoli e il proprio territorio che l’espansione urbana del Novecento aveva reciso. Non un esercizio nostalgico, ma la trasformazione della memoria in progetto.
È però sul piano identitario e sociale che la proposta convince di più: Napoli Est, periferia che ha pagato il prezzo più alto dello sviluppo cittadino senza riceverne benefici proporzionati, viene finalmente immaginata non come luogo da cui partire, ma come possibile nuova centralità urbana. Un parco pensato per sport, cultura, giovani, famiglie e anziani, costruito – sottolinea il documento – “insieme a chi quei quartieri li abita”, senza promesse irrealistiche né tempistiche propagandistiche.
Pubblichiamo di seguito il documento integrale di Autonomia Napolitana, per chi volesse approfondire ogni dettaglio della proposta.
