“Busso da 2 ore, però mamma non apre”: condannata a un anno e 4 mesi di reclusione
Ott 07, 2026 - Redazione Vesuviolive
Immagine di repertorio
Per circa due ore ha premuto il campanello di casa, senza che nessuno gli aprisse. Alla fine, un bambino di 9 anni ha preso il telefono e ha chiamato il 113 per chiedere aiuto alla polizia. La vicenda risale al settembre 2024 a Verona, ma emerge solo ora, dopo la chiusura del procedimento giudiziario in primo grado.
La madre, una donna romena di 39 anni, è stata condannata a un anno e quattro mesi di reclusione con rito abbreviato. Era accusata di abbandono di minore. La difesa, però, contesta la ricostruzione dell’accusa e ha già annunciato che farà ricorso in appello.
La sentenza del tribunale di Verona
La decisione è stata pronunciata dalla giudice dell’udienza preliminare Paola Vacca, che ha accolto la tesi sostenuta dalla pubblica accusa. Trattandosi di rito abbreviato, il processo si è svolto allo stato degli atti, senza il dibattimento in aula, e si è concluso con la condanna della donna.
Le motivazioni non sono ancora note: dovranno essere depositate entro 60 giorni. Saranno quelle pagine a chiarire quali elementi la giudice abbia ritenuto decisivi per configurare il reato. L’avvocata della donna, Alice Chiementin, ha già fatto sapere che la sentenza sarà impugnata.
Il pomeriggio del 15 settembre
I fatti risalgono al pomeriggio del 15 settembre 2024. Il bambino era nel cortile del condominio e giocava con alcuni coetanei, mentre la madre, dal balcone dell’abitazione, lo teneva d’occhio. Alla fine del pomeriggio, secondo la ricostruzione dell’accusa, il piccolo avrebbe provato a rientrare in casa senza riuscirci.
Avrebbe quindi suonato ripetutamente il campanello, senza ottenere risposta. Dopo circa due ore, sempre stando all’accusa, avrebbe deciso di telefonare al 113, raccontando agli operatori di essere stato lasciato fuori. Sul posto è arrivata una Volante della Questura: gli agenti hanno parlato con il bambino e hanno citofonato all’appartamento, e solo a quel punto la madre avrebbe aperto la porta.
La versione della difesa
La donna ha sempre contestato il racconto del figlio. Secondo la difesa, quel pomeriggio ci sarebbe stato un litigio tra i due: il bambino non voleva rientrare nonostante gli inviti della madre e sarebbe tornato verso l’appartamento solo dopo diversi richiami.
La madre sostiene di aver continuato a controllarlo dal balcone e nega di averlo lasciato solo o privo di assistenza. Contesta anche la durata dell’episodio: non due ore, come afferma l’accusa, ma circa mezz’ora prima dell’arrivo degli agenti.
