Reddito di restanza in Campania: 1000 euro al mese ai giovani che restano nei piccoli comuni
Ott 15, 2026 - Redazione Vesuviolive
Roberto Fico
Mille euro al mese per due anni a chi sceglie di restare, o di tornare, in un paese della Campania che si svuota, a patto di costruire qualcosa di utile per la comunità. È il cuore della proposta di legge regionale che introduce, di fatto, un «reddito di restanza» per i giovani dei piccoli comuni delle aree interne.
Il testo, depositato il 12 ottobre, non è ancora in vigore: non è possibile presentare domanda e il percorso in Consiglio regionale è appena iniziato. Ecco che cosa prevede, a chi si rivolge e con quali risorse.
La proposta di legge n. 78
Il provvedimento si intitola «Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania» ed è la proposta di legge numero 78. Secondo la scheda del Consiglio regionale, i firmatari sono Raffaele Aveta, indicato come esponente del Movimento 5 Stelle, e Gaetano Simeone. Il testo è stato assegnato alla Prima Commissione e, per il parere finanziario, alla Seconda. L’idea era stata presentata pubblicamente a settembre a Ciorlano, piccolo comune del Matese casertano, durante un incontro dedicato alla valorizzazione delle aree interne.
La parola chiave, nel testo stesso, è «restanza attiva». Non si tratta, dunque, di un assegno riconosciuto semplicemente a chi mantiene la residenza in un borgo: il contributo è legato alla realizzazione di iniziative sociali, culturali, educative, ambientali o imprenditoriali che rispondano ai bisogni della comunità locale.
Chi può chiederlo e in quali comuni
La misura è destinata a persone tra i 18 e i 45 anni che risiedono e vivono stabilmente da almeno dodici mesi in uno dei comuni interessati. La proposta apre anche a chi è andato via: può partecipare chi ha vissuto in passato nel paese per almeno un anno e si impegna a ristabilirvi residenza e dimora abituale prima del primo pagamento. La residenza va mantenuta per tutta la durata del sostegno, quindi un trasferimento solo formale non basterebbe.
Riguarda i comuni campani con meno di duemila abitanti che hanno almeno una delle caratteristiche indicate: rientrare nella Strategia nazionale per le aree interne, essere classificati come periferici o ultraperiferici, essere comuni montani o far parte di Comunità montane o Unioni di comuni montani. La Giunta regionale potrebbe aggiungerne altri, considerando il calo della popolazione, la partenza dei giovani, l’invecchiamento e le difficoltà di accesso ai servizi. In ogni comune non potrebbero esserci più di cinque beneficiari contemporaneamente.
Percorso di comunità e percorso d’impresa
Il primo intervento è il «percorso di comunità»: i partecipanti presentano un progetto di utilità sociale, culturale, educativa, ambientale o di innovazione digitale. Il sostegno è di mille euro al mese per un massimo di 24 mesi, senza possibilità di rinnovo. I progetti vengono valutati dalla Regione dopo il parere motivato del Comune. Sono escluse le iniziative che coincidono con le normali funzioni dell’amministrazione comunale o con servizi da affidare con appalto: i beneficiari, in altre parole, non possono diventare sostituti del personale pubblico.
Il secondo è il «percorso d’impresa», per chi vuole avviare una nuova attività o subentrare in una già esistente, anche in forma di cooperativa. Il contributo mensile è di 800 euro per un massimo di 18 mesi, e gli eventuali guadagni non riducono l’assegno. A questo si aggiunge un contributo fino a 25mila euro per le spese di avvio, oltre a formazione e tutoraggio. Chi conclude il percorso di comunità può accedere a quello d’impresa, purché l’attività sia coerente con il progetto iniziale, ma la durata complessiva dei due sostegni non può superare i 36 mesi.
