I RETROSCENA/ Proteste a Napoli: la camorra minaccia i camionisti e il corteo che difende se stesso

I retroscena sulle proteste a Napoli - Le minacce della camorra e il corteo pacifico


Nel giro di quarantotto ore, Napoli ha vissuto due capitoli di una stessa mobilitazione contro il caro carburanti e il caro vita: la fine, improvvisa, dei blocchi degli autotrasportatori e un corteo che, alla vigilia, tutti descrivevano come a rischio scontri. La versione circolata finora sull’uno e sull’altro episodio, però, non racconta tutta la storia.

Secondo quanto ricostruito da Vesuviolive.it attraverso fonti dirette, dietro il ritiro dei tir non ci sarebbero né le forze dell’ordine né le promesse del governo, mentre sul corteo di sabato pesa un lavoro di autogestione che ha evitato il peggio. Intanto, venerdì prossimo è atteso un nuovo appuntamento.

Come si è chiusa la protesta dei tir: la versione ufficiale

La lettura ufficiale è quella di una protesta che si è esaurita dopo l’apertura di un tavolo con il governo. Le sigle dell’autotrasporto hanno deciso di sospendere le agitazioni, mentre il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle misure di sostegno. Venerdì 23 ottobre i presidi dei tir sono stati rimossi.

Nei giorni precedenti, diversi esponenti dell’esecutivo – Nordio, Musumeci, Tajani – avevano insinuato il coinvolgimento diretto della criminalità organizzata nei blocchi in tutto il Mezzogiorno, finendo di fatto per delegittimare e criminalizzare la protesta. Una presunzione che poggiava su delle supposizioni, pregiudizi chiaramente discriminatori e razzisti nei confronti dei meridionali, che tali restano anche se provenienti da altri meridionali.

In realtà il coinvolgimento della camorra c’è stato successivamente, quando i blocchi si sono sciolti: sono state le minacce a convincere gli autotrasportatori a tornare a casa. Quegli autotrasportatori che nella notte tra giovedì e venerdì erano fermamente intenzionati a proseguire nel blocco. Fino a poche ore prima, avevano ribadito di voler protestare a oltranza. Poi, verso le due di notte, all’improvviso, hanno deciso di tornare a casa. Secondo quanto abbiamo appreso dalle nostre fonti il convincimento ci sarebbe stato per opera della camorra o comunque di quella che, alle nostre latitudini, viene chiamata ‘a ggente ‘e miezo ‘a via.

Questa versione è a nostro avviso di gran lunga più convincente: è risaputo che le mafie detestano il caos ed i riflettori accesi, ma soprattutto con trasporti e merci ferme si interrompono anche i traffici e le attività illeciti.

Sabato, il corteo contro il carovita

Sabato 24 ottobre migliaia di persone hanno sfilato da piazza Garibaldi fino a piazza Municipio contro il caro vita. Alla vigilia la tensione era alta: la Digos aveva effettuato sette perquisizioni nei confronti di persone accusate di aver organizzato, via chat e social, iniziative violente, e la città era presidiata con blindati e militari dell’Esercito. Venerdì sera, in un altro corteo organizzato da Potere al Popolo e collettivi, c’erano state tensioni davanti a Palazzo San Giacomo, con due cariche e un giornalista ferito.

Doveva essere, nelle attese di molti, il corteo della violenza, del ferro e del fuoco. Così non è stato. Secondo le notizie ed i riscontri raccolti, tra i manifestanti si è formato spontaneamente un servizio d’ordine che, oltre a disciplinare la manifestazione, ha impedito l’ingresso di persone che erano state notate nella zona e che, secondo le stesse ricostruzioni, erano arrivate per fare guerriglia urbana. Prima della partenza, la polizia aveva identificato alcuni giovani con felpe nere e cappuccio, tra cui minori senza documenti portati in Questura.

Il gesto in piazza Municipio: cordone allentato e applausi

Lungo corso Umberto i manifestanti hanno invitato i commercianti a non abbassare le saracinesche: «Non siamo qui per fare paura». Il momento più delicato è arrivato a piazza Municipio, davanti al Comune di Napoli, dove gli agenti erano schierati in assetto antisommossa. I partecipanti hanno chiesto ai poliziotti di togliersi i caschi, come gesto di distensione. La richiesta non è stata accolta alla lettera, ma i reparti hanno allentato il cordone di sicurezza, arretrando di qualche metro, visto il carattere assolutamente pacifico della protesta.

La piazza ha risposto con un applauso. Il confronto con la sera precedente è stato netto: se venerdì il corteo di Potere al Popolo si era chiuso con le cariche, sabato la manifestazione si è sciolta senza incidenti di ordine pubblico. E sarà dispiaciuto a qualcuno: pensiamo a politici ed opinionisti che non hanno potuto gettare fango sui napoletani, o ai Media nazionali che non hanno potuto tirare fuori i soliti titoloni denigratori.

Venerdì 30 ottobre il prossimo appuntamento

La mobilitazione non si ferma. Venerdì 30 ottobre è annunciato lo sciopero generale contro il carovita, con una nuova grande manifestazione. Le richieste sono sei: calmiere sui prezzi dei beni di prima necessità, tetto al prezzo dei carburanti, trasporti pubblici e Tangenziale gratuiti, tetto agli affitti e blocco degli sfratti. Dopo i blocchi che hanno svuotato gli scaffali e il corteo senza incidenti, la prova sarà ora la capacità delle istituzioni di rispondere alle richieste. E, sul fronte dell’inchiesta, di chiarire che cosa sia accaduto davvero nella notte in cui i tir hanno lasciato le strade.

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