Elezioni in Israele, cosa dicono i fatti: oltre l’80% dei votanti è pro genocidio

Elezioni in Israele - Oltre l'80% dei votanti è pro genocidio


L’esito delle elezioni in Israele ci dice che è, e resterà, uno stato genocida e guerrafondaio, perché questa è volontà di gran parte del suo popolo. Nello spoglio, il Likud di Benjamin Netanyahu è il primo partito, ma né il blocco del premier uscente né quello guidato da Gadi Eisenkot, leader di Yashar, raggiungono i 61 seggi necessari per governare. Decisivi, ancora una volta, saranno i partiti arabi.

È il risultato di una campagna elettorale in cui i due principali sfidanti hanno fatto a gara a chi rifiutasse con più fermezza la nascita di uno Stato palestinese. Ed è questo, più dei seggi, il dato politico che pesa sul futuro di Gaza, della Cisgiordania e della regione.

Un Paese spaccato tra i partiti, ma unito nell’estrema destra

Con circa il 70% delle schede scrutinate – riporta Haaretz – il Likud era al 27% e Yashar al 20%. Il blocco di Netanyahu è stato accreditato intorno ai 54, quello di Eisenkot di 47, e i partiti arabi di 19, record storico. Nessuno dei due schieramenti arriva da solo a 61.

Netanyahu ha rivendicato il risultato, affermando che il Likud è il partito più grande del Paese e che Israele deve «costituire un forte governo nazionale di destra». Anche Donald Trump è intervenuto, sostenendo che senza il suo appoggio il premier sarebbe stato sconfitto. Per il Washington Post, la Casa Bianca guarderebbe con favore a una coalizione che includa lo stesso Netanyahu, per evitare lo stallo.

La maggior parte degli israeliani non vuole uno Stato Palestinese

Netanyahu, Eisenkot e i leader di quasi tutti gli altri partiti a guida ebraica si oppongono alla nascita di uno Stato Palestinese accanto a Israele, un segno di quanto la politica israeliana si sia spostata a destra. Eisenkot, ex capo di Stato maggiore, ha scritto in estate: «Non esiste uno Stato palestinese e nel governo che formeremo non sarà creato». E ha definito «delirante» chi pensa a una soluzione a due Stati dopo il 7 ottobre.

Lo scontro tra i due si è giocato su chi fosse più coerente nel rifiuto: Eisenkot ha diffuso un video in cui Netanyahu stringe la mano a Yasser Arafat, con la didascalia «Benjamin è Palestina», mentre il premier ha accusato l’avversario di preparare uno Stato palestinese. Eisenkot si è espresso anche a favore degli insediamenti illegali in Cisgiordania.

Le responsabilità di Netanyahu e di Eisenkot

Netanyahu è imputato per corruzione, frode e abuso di fiducia in patria e destinatario di un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Una commissione d’inchiesta dell’Onu ha concluso, nel settembre 2025, che a Gaza è stato commesso un genocidio.

Eisenkot, da parte sua, è stato capo di Stato maggiore e ha fatto parte del gabinetto di guerra nei mesi dell’offensiva a Gaza. Ha promesso di distruggere l’ala militare di Hamas entro diciotto mesi e sostiene una zona di sicurezza in Libano. Per i suoi critici, anche lui porta una parte di responsabilità politica per la guerra a cui ha preso parte, ed è questo il limite di un’alternativa che non propone una svolta sulla questione palestinese.

I partiti arabi e le alternative possibili

Il peso dei partiti arabi, 15-16 seggi, può decidere gli equilibri. Il leader di Raam, Mansour Abbas, aveva definito «una catastrofe» la riconferma di Netanyahu. La Lista unita ha posto condizioni al sostegno al blocco anti-Netanyahu, a partire da un percorso verso lo Stato palestinese, mentre sia Netanyahu sia Eisenkot escludono i partiti arabi dalla coalizione.

Il voto si è svolto con un’affluenza molto alta, la più alta dal 1981 alle 10 del mattino, e fin dalle prime ore diversi partiti d’opposizione avevano denunciato irregolarità, come schede rimosse o rovinate. La Commissione elettorale ha respinto alcune accuse. Finora non risultano prove di manipolazioni che abbiano alterato l’esito del voto.

La maggioranza israeliana è pro genocidio

Sarebbe un errore leggere questo risultato come l’adesione di un intero popolo a una linea. Nel Paese esistono movimenti per la pace e per i diritti umani che da anni si battono contro la guerra e l’occupazione. Attribuire a milioni di persone odio e intolleranza significa cancellare queste differenze. Tuttavia, è un dato che oltre l’80% dei votanti (circa 100 seggi su 120, ossia 84,17%) ha dato la propria preferenza a Netanyahu o Eisenkhot, e dunque a persone direttamente implicate nel genocidio a Gaza, l’occupazione della Cisgiordania ed i relativi massacri di civili.


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