Oltre 50mila in strada a Napoli, ma è solo l’inizio: senza risposte si blocca davvero tutto

Manifestazione a Napoli di venerdì 30 ottobre 2026


Venerdì 30 ottobre Napoli è scesa in piazza. Decine di migliaia di persone, almeno 50mila, tra studenti e lavoratori, hanno partecipato al corteo contro il carovita, il riarmo e le guerre, bloccando quasi del tutto la circolazione in alcune delle principali arterie della città. Da una parte una piazza che chiede salari, case, bollette e carburanti a prezzi sostenibili. Non per un’istanza di categoria, ma per un malessere che tocca ormai tutti.

Non è stato un punto d’arrivo, ma un punto di partenza. Una mobilitazione pacifica, senza scontri né incidenti, che ha fatto sentire la propria presenza alle istituzioni e a cui ora, secondo i manifestanti, è chiamata a rispondere la politica che, a Roma come a Napoli, finora ha risposto con ordinanze, silenzi o vera e propria disinformazione.

Il silenzio che non ha colore politico

Sarebbe un errore infatti pensare che la distanza riguardi solo Palazzo Chigi. A Napoli la piazza ha attraversato la città, occupato le arterie e fatto il suo ingresso nel porto. Eppure, nelle cronache di questi giorni, dal sindaco Gaetano Manfredi, e dal presidente della Regione Roberto Fico, non risultano parole né gesti sul corteo.

Il governo è di centrodestra, il Comune e la Regione sono guidati dal centrosinistra: il silenzio, dunque, è trasversale. E il rischio, per chi governa a ogni livello, è di confermare l’idea di una politica che si occupa della piazza solo quando c’è da gestirne l’ordine pubblico.

Una piazza di giovani

A riempire piazza Mancini e le strade del centro sono stati soprattutto i ragazzi. Studenti universitari e delle scuole superiori, collettivi, l’Unione degli universitari: nei giorni precedenti i movimenti studenteschi avevano occupato oltre trenta scuole e diverse sedi universitarie in città, per protestare contro il caro affitti, il carovita, il lavoro sottopagato e i tagli all’istruzione.

È una generazione che spesso viene raccontata come distante dalla politica e che invece è tornata in piazza con una piattaforma precisa: salari, casa, scuola, trasporti, rifiuto del riarmo. Una presenza di massa che si è mossa in modo pacifico, e che non può essere liquidata con la stessa etichetta con cui si descrivono altri cortei.

Se non arrivano risposte si blocca davvero tutto

Con gli studenti c’erano i lavoratori di molti settori, i commercianti, i venditori ambulanti, i pensionati a cui l’appello dell’Usb era rivolto, e il filo che li lega ai camionisti e agli agricoltori che hanno bloccato il Sud nei giorni scorsi. Bollette, carburanti, affitti, stipendi bassi: non sono rivendicazioni settoriali, ma questioni che riguardano il costo della vita di chiunque.

Lo slogan del corteo è stato «Blocchiamo tutto per cambiare tutto». Una formula che, in assenza di risposte, rischia di smettere di essere uno slogan e di diventare la prossima tappa: dopo i tir, le scuole e le piazze, il prossimo passo potrebbe essere un blocco generale. La mobilitazione, intanto, ha già una nuova data: lo sciopero generale della Cgil del 20 novembre, con manifestazioni ovviamente anche a Napoli.

Leggi anche questi articoli


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI