Morte Domenico, le conversazioni dei medici in sala operatoria: “Cuore di pietra. Non farà un battito”
Mar 01, 2026 - Redazione Vesuviolive
Il piccolo Domenico morto dopo il trapianto fallito
Il cuore destinato al piccolo Domenico sarebbe stato giudicato inutilizzabile solo dopo che quello del bambino era già stato rimosso: è quanto emerge da nuovi elementi investigativi riportati da ANSA.
Secondo quanto riferito agli inquirenti da un’infermiera specializzata presente in sala operatoria il 23 dicembre, il cuore di Domenico Caliendo era già stato espiantato quando l’équipe del Monaldi ha controllato l’organo arrivato da Bolzano. Quando i medici si sono accorti che il nuovo cuore era compromesso e non avrebbe potuto battere, non era più possibile tornare indietro.
“Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto”, ha raccontato la testimone al pubblico ministero, ricostruendo le fasi successive all’arrivo dell’organo destinato al trapianto.
Morte di Domenico: la testimonianza di un’infermiera
La stessa infermiera ha spiegato che, pochi minuti dopo l’ingresso del contenitore in sala operatoria, il coperchio venne aperto e ci si rese conto che qualcosa non funzionava. “Dopo circa 5-6 minuti il coperchio del contenitore venne aperto e si accorsero che qualcosa non andava e che il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo”.
“Posso affermare che il dott. Oppido stava ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era ancora aperto”, ha aggiunto. Una procedura diversa da quella normalmente seguita, come la stessa infermiera ha ricordato citando un precedente intervento: “Posso dire che nell’altro trapianto fatto con il dott. Oppido, credo nel 2017, il clampaggio e l’inizio della cardiectomia furono intrapresi dopo che il nuovo cuore era già stato esaminato dallo stesso Oppido”.
Il momento in cui si capisce che il cuore non funziona
Quando i sanitari comprendono che l’organo arrivato è inutilizzabile, la situazione è ormai compromessa. Secondo quanto riferito, una collega avrebbe segnalato che il cuore risultava completamente congelato, “di pietra”. “Allora è meglio che si tiene il suo”, avrebbe detto l’infermiera, ricevendo come risposta: “Ma l’ha già tolto”.
Da quel momento, il personale sanitario si sarebbe concentrato nel tentativo di estrarre il contenitore e scongelare l’organo, operazione che avrebbe richiesto circa venti minuti. Il cardiochirurgo avrebbe poi osservato: “Questo non farà neanche un battito”.
L’inchiesta e il clima nel reparto
Dopo l’impianto e l’assenza di attività elettrica del nuovo cuore, il paziente è stato collegato alla macchina Ecmo. Alcuni elementi dell’indagine troverebbero riscontro anche in chat tra infermiere acquisite agli atti.
Intanto si allungano i tempi per l’autopsia: il legale della famiglia Caliendo ha presentato istanza di ricusazione per uno dei periti nominati dal giudice per l’incidente probatorio, ritenuto potenzialmente non imparziale. Nel frattempo, l’azienda ospedaliera ha sospeso due dirigenti medici coinvolti nelle prime fasi dell’intervento, mentre dalle testimonianze emerge anche un clima interno al reparto definito difficile da parte del personale.
