Ispezione Antimafia nel cantiere dell’America’s Cup: violate norme su salute e sicurezza
Lug 22, 2026 - Francesco Pipitone
Lavori in corso sulla colmata a Bagnoli - Foto Umberto Romano
Si è svolta martedì 21 luglio l’ispezione antimafia disposta dal prefetto di Napoli Michele di Bari nel cantiere dell’America’s Cup a Bagnoli, in via Coroglio. Per un’intera giornata, dalle prime ore del mattino fino al tardo pomeriggio, unità interforze di Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, con il supporto di mezzi navali e del Gruppo Ispettivo Antimafia coordinato dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, hanno passato al setaccio il sito che ospita le opere in vista della 38ª edizione della regata, prevista nel capoluogo campano nel 2027.
Il bilancio ufficiale, diffuso dalla Prefettura, parla di 57 persone controllate, 54 mezzi verificati e 13 società passate al vaglio. Sul fronte più strettamente antimafia, l’esito è quello che ci si aspettava da un’operazione mediaticamente costruita per rassicurare: nessuna azienda risultata riconducibile, allo stato degli atti, a interessi della criminalità organizzata. Un dato che la Prefettura ha voluto sottolineare con enfasi, quasi a voler chiudere subito il capitolo più scomodo della vicenda.
Le violazioni sulla sicurezza: il punto che pesa di più
Perché è qui che l’ispezione smette di essere solo una passerella istituzionale e diventa un problema concreto. Il personale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, impegnato negli stessi controlli, ha infatti rilevato violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, con prescrizioni elevate nei confronti di quattro aziende. Le contestazioni riguardano carenze nella vigilanza sui lavori affidati in appalto e l’omessa manutenzione delle attrezzature di lavoro: non dettagli formali, ma esattamente le condizioni che in un cantiere possono trasformarsi in infortuni, se non in tragedie.
Il tutto in un cantiere aperto su un sito inquinato e avvelenato da decenni di crimini ambientali, magicamente cancellati con il noto gioco di prestigio che ha sollevato Caltagirone dall’obbligo di bonifica (a sue spese) per affidargli i lavori ed assicurargli così dei guadagni.
Un evento calato dall’alto, tra annunci e realtà del cantiere
È difficile non leggere questa vicenda dentro una cornice più ampia. L’America’s Cup a Napoli nasce come operazione decisa ai piani alti, tra governo, Regione e amministrazione comunale, e calata su un territorio, Bagnoli, che da decenni aspetta risposte ben diverse da una regata velica: bonifica, lavoro stabile, restituzione di un litorale sottratto ai napoletani dall’archeologia industriale dell’Italsider. Il sindaco Gaetano Manfredi ha sposato con convinzione il progetto, presentandolo come volano di rilancio per la città. Ma la rapidità con cui tutto è stato messo in moto, e la scarsa voce lasciata ai comitati cittadini e ai lavoratori, raccontano di un evento pensato per la vetrina internazionale più che per chi a Bagnoli ci vive e ci lavora.
Le violazioni sulla sicurezza riscontrate proprio in questi giorni si inseriscono in questo schema: quando la priorità è arrivare puntuali all’appuntamento con le barche a vela, i controlli su vigilanza e manutenzione rischiano di diventare un costo da comprimere, non una condizione non negoziabile.
Cosa resta dopo l’ispezione
La Prefettura ha definito “complessivamente adeguata” la filiera dei controlli di prevenzione predisposta per il cantiere, annunciando che il monitoraggio proseguirà. Resta però il fatto che, a poco più di un anno dall’evento, un’ispezione a tappeto abbia dovuto contestare a quattro aziende carenze su vigilanza e manutenzione delle attrezzature: un segnale che la macchina organizzativa dell’America’s Cup, per quanto blindata sul piano dell’immagine e della sicurezza antimafia, mostra ancora crepe proprio dove conta di più, la tutela di chi in quel cantiere ci lavora ogni giorno.
