Torre Annunziata, moglie e suocera di un camorrista con il vitalizio destinato alle vittime innocenti

Guardia di Finanza


Torre Annunziata Prendevano il vitalizio destinato alle vittime innocenti della camorra, nonostante fossero la moglie e la suocera di un esponente del clan Gionta condannato per diversi reati. Tutto ha inizio il 26 agosto 1984 con la strage di Sant’Alessandro, quando un gruppo di camorristi sparò sulla folla ammazzando otto persone e ferendone sette. Alcune vittime non erano legate alla malavita, ed il principale obiettivo, Valentino Gionta, riuscì a scappare.

A febbraio del 2002 le due donne riuscirono a ottenere il vitalizio in questione, tuttavia nel 1999 la figlia della vittima dell’agguato aveva contratto matrimonio con un uomo condannato per camorra con sentenza definitiva nel 2018. Questa circostanza faceva venire meno il suo diritto. La donna non ha mai denunciato il matrimonio per poter continuare a ricevere il vitalizio, anzi, in seguito ad accertamenti sulla situazione familiare sia lei che la madre hanno omesso di rispondere, simulando inoltre una separazione consensuale tra i coniugi. Nel frattempo, entrambe si recavano a far visita in carcere all’uomo. Ora devono restituire la somma di circa 166mila euro.

Sulla faccenda si è espressa Carmen Del Core, Presidente del Coordinamento Campano Familiari delle Vittime Innocenti:

“Esprimo, insieme ai familiari delle vittime innocenti della criminalità, sdegno e indignazione. Il beneficio del vitalizio riservato alle vittime di camorra a moglie e suocera di un affiliato al clan Gionta è uno schiaffo alla memoria dei nostri cari e al loro sacrificio. Ed è reso ancora più violento dal fatto che tanti innocenti, che realmente avrebbero diritto al vitalizio previsto dalla legge, incontrano sul loro cammino ostacoli burocratici insormontabili, che rendono impossibile il godimento dello stesso”.

“Ma noi non ci arrendiamo, anche se in situazioni come questa la tentazione di cedere sarebbe naturale. Continueremo a portare avanti il nostro impegno per una reale tutela giuridica di tutte le vittime innocenti della violenza criminale e per far sentire la nostra voce, che deve essere più forte degli spari dei clan. Con l’auspicio, che per lo Stato, in tutte le sue diramazioni, deve essere un obbligo morale, che un caso assurdo e inspiegabile come questo non si ripeta mai più”.


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