Reggia di Caserta, tra i primi palazzi al mondo ad avere l’ascensore

L’ascensore è una delle più importanti invenzioni della storia. Nato dalla necessità di valorizzare gli appartamenti ai piani alti. Pur possedendo qualità come la visuale e maggiore indipendenza, questi venivano destinati alla gente meno abbiente proprio perché scomodi e difficilmente raggiungibili. Oggi l’ascensore è uno strumento quotidianamente usato in tutte le abitazioni moderne. Già Vitruvio riporta come Archimede di Siracusa avesse costruito i primi prototipi di ascensori, mentre altri esempi di dispositivi destinati al trasporto verticale di persone all’interno degli edifici compaiono nella Spagna islamica.

Altre forme di ascensore apparvero nei palazzi nobiliari europei in particolare nel 1793 al palazzo d’Inverno di San Pietroburgo, nelle miniere e nei porti britannici. Intorno al 1850, furono realizzati dei tentativi con motori a vapore, poi con meccanismi idraulici. Solo nel 1889, grazie all’americano Elischa Graves Otis, si ebbe il primo esemplare di ascensore elettrico. Nel XVIII secolo alla reggia di Versailles fu realizzato il primo esempio di sedia volante, una sorta di antenato dell’ascensore.

Tale soluzione fu riproposta per la Reggia di Caserta dall’architetto Luigi Vanvitelli. nel palazzo reale di Caserta infatti per evitare il problema delle faticose scale fu costruita la “sedia volante”. Era l’11 gennaio 1844, quando la Soprintendenza Generale della Real Casa comunicò a Giustiniano de Blasiis, incaricato dei siti reali di San Leucio e Caserta, che era volontà del re far costruire una sedia volante all’interno della reggia di Caserta. Il progetto, fu redatto dall’architetto Gaetano Genovese, e prevedeva una spesa di 3335 ducati da prelevare dai fondi della Real Casa Borbonica. La gabbia della “sedia” fu realizzata interamente in legno di castagno mentre per il suo interno si utilizzò legno di acero.

Ad assicurare il movimento della sedia fu previsto un meccanismo, ovvia­mente azionato a forza di braccia, che consisteva in un sistema di ruote dentate che svolgevano ed avvolge­vano robuste corde di canapa. Non fu trascurata la sicurezza, grazie a un meccanismo di arresto per la “sedia volante” nel caso si spezzasse una fune. Per avvertire coloro che tiravano la “sedia”, in merito ai vari piani di arrivo della sedia, si pensò di fare un indice con una lancetta di ferro come quella degli orologi, man mano che la “sedia” saliva o scendeva, l lancetta indicava grazie al suo movimento i piani dove si trovava la sedia. Le lancette erano ovviamente collegate alla “sedia” con fili di ferro. La relazione finale dei lavori eseguiti per la realizzazione della sedia volante, con indicate anche le somme spese, fu firmata dall’alunno architetto della Real Casa, Carmelo Gargiulo, con il visto dall’architetto direttore Ispettore della Real Casa, Gaetano Genovese.

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informareonline.com

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