La Donna Albero dell’Ospedale degli Incurabili: la storia vera che sconvolse Napoli

Ne “La pioggia del pineto” i due amanti cantati da D’Annunzio si fondono così tanto con la natura che li circonda da diventare essi stessi figure arboree: ovviamente era una metafora volta a mostrare come l’uomo possa fondersi col tutto aprendo la sua percezione. Meno poetica e molto più drammatica è stata la metamorfosi della donna albero che nel 1752 scosse tutta Napoli.

Patrizia, 17enne figlia di un calzolaio, venne portata al Regio Ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, oggi l’Ospedale degli Incurabili, perché lentamente si stava trasformando in legno: la sua pelle era ruvida e secca proprio come la corteccia di un albero, stessa sorte era toccata alla lingua della giovane.

Venne immediatamente chiamato il dottor Carlo Curzio, un medico sessantenne originario di Polla, in provincia di Salerno, e noto per la sua esperienza con i casi più disperati. Tutto ciò che sappiamo sulla storia della Donna Albero lo dobbiamo ai suoi appunti sul caso, riportati nel volume “Forse non tutti sanno che a Napoli”, di Maurizio Ponticello, edito da Newton Compton nel 2015 (capitolo n. 22 , p. 176, intitolato “…Ci fu l’incredibile caso della donna albero”).

Vista la gravità e l’assurdità del caso, sul posto venne convocato anche il Principe Aliano Marcantonio Colonna, governatore dell’intero complesso.

Complesso degli Incurabili - Farmacia.Dopo un momento di stupore, Curzio iniziò subito ad analizzare la paziente e notò subito che la trasformazione aveva interessato solo la pelle e la lingua, non intaccando ancora organi interni. Sicuro di avere un margine temporale abbastanza largo iniziò a raccogliere informazioni: i genitori della ragazza spiegarono che la figlia non riusciva a sudare da moltissimo tempo, ne assicurarono la verginità e che, addirittura, non aveva mai avuto le mestruazioni.

Il medico cercò ovunque precedenti e casi simili, consultò libri e trattati antichi e moderni, si riunì con altri colleghi nella farmacia dell’ospedale per avere pareri esterni, ma nulla. Curzio decise di ricorrere ad altre forme di sapere: all’ospedale venne convocato il Principe di Sansevero Raimondo di Sangro, noto per essere particolarmente versato in arti oscure ed alchimia, la sua amante, una ricercatrice ventenne, uno scienziato ed un abate francese.

Con la consulenza di queste figure il medico riuscì ad avere una visione completa del fenomeno e capì che il reale problema della ragazza era l’idratazione: i pori di Patrizia erano completamente bloccati ed il suo corpicino non poteva traspirare, motivo di quella secchezza arborea della pelle. Intanto il tempo iniziò a stringere dal momento che la lingua sempre più dura e secca soffocava la ragazza impedendole una respirazione normale: bisognava agire in fretta.

Raimondo di Sangro, settimo Principe di Sansevero

Curzio fece immergere Patrizia in acqua dolce, leggermente riscaldata con qualche bicchiere di latte per fornire alla pelle sostanze nutritive. Fu un fallimento: forse la pesantezza dell’acqua, forse la sua pressione, la pelle arborea non ne assorbì nemmeno una goccia. Il medico non si rassegnò e provò ad idratarla con del vapore. L’acqua sublimata riuscì finalmente ad entrare nei pori e, trattamento dopo trattamento, la corteccia iniziò a ritornare pelle umana.

Con l’arrivo dell’inverno e del freddo, però, i progressi ebbero una drastica battuta d’arresto dal momento che i pori cutanei si richiusero completamente. Fu allora che entrarono in gioco le conoscenze alchemiche del Principe di Sangro. A Patrizia vennero date dosi massicce di mercurio. Il metallo era anticamente usato dagli alchimisti nella ricerca dell’immortalità: tantissimi sovrani e signorotti trovarono la morte credendo che un trattamento al mercurio potesse regalare vita eterna.

Il principe queste storie le sapeva bene. Patrizia subì in poco tempo una violenta intossicazione da mercurio, dalla quale venne guarita con un apposito rimedio: il metallo, impossibile da assorbire del tutto dal nostro corpo, fuoriuscì per forza dai pori della pelle stappandoli definitivamente. Dopo un anno di cure, la donna albero tornò ad avere pelle umana, a parlare e camminare. Il dottor Curzio, invece, passerà alla storia come il medico che ha scoperto e curato per la prima volta la sclerodermia: una malattia rara, ma, ancor oggi, esistente.

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