Il pino di Posillipo, l’albero più famoso al mondo. La storia

Una foto di Giorgio Sommer (1834-1914) in cui il pino (sulla sinistra) è inquadrato da Posillipo

E’ stato per anni l’albero più famoso al mondo, quello più fotografato e ritratto nei dipinti di illustri artisti. Dalla metà dell’Ottocento ha infatti ispirato pittori, fotografi, poeti e cantautori di tutto il mondo. E’ apparso su tantissimi souvenir. E’ il pino di Posillipo l’albero che ha accompagnato i ricordi di viaggio di chi si recava a Napoli e comprava le cartoline da spedire con i saluti. L’albero era situato in prossimità della chiesa di Sant’Antonio a Posillipo, in via Minucio Felice nei pressi di via Orazio.

Per ricostruire la vita del pino si può fare riferimento alle opere della Scuola di Posillipo come quelle dell’artista Giacinto Gigante. In alcune opere il pino non compare e proprio grazie a questo particolare che si è potuto risalire all’età del pino che secondo gli storici fu piantato o divenne alto intorno al 1700/1800. Nel 1984 in seguito ad una malattia è stato abbattuto, è rimasto su quella collina per 129 anni. Un nuovo pino di Napoli, dopo l’abbattimento dell’originario, è stato piantato nel 1995 da Legambiente, che ogni anno ne celebra la ricorrenza, ovviamente dopo un paio di secoli di disegni e cartoline la differenza si nota.

Il National Geographic definì il pino di Napoli l’albero più famoso d’Italia. Una legge del 2013 protegge gli “alberi monumentali”, quelli particolarmente antichi o di interesse storico-culturale, come il bimillenario olivo di Canneto di Fara Sabina (Rieti) o il “castagno dei cento cavalli” di Sant’Alfio (Catania), con il suo tronco di 22 metri di circonferenza. La legge affida alle regioni il compito di aggiornare il primo censimento, curato dal Corpo Forestale dello Stato già nel 1982.

E’ grazie a Re Carlo di Borbone se oggi possiamo ammirare delle vedute di Napoli. Fu lui infatti a istituire un vero e proprio “Servizio delle vedute napoletane” dove il bellissimo panorama veniva riprodotto su vasi e ceramiche in generale. Il Re desiderava che le bellezze paesaggistiche fossero sotto gli occhi di tutti e non solo nei quadri appesi alle pareti.

Fonte:
Napolimilionaria.it
Nationalgeographic.it

 

Potrebbe anche interessarti


Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più