Roberto d’Angiò “il Saggio”, il re di Napoli che costruì il gioiello di Santa Chiara

Roberto d’Angiò, particolare del manoscritto dei Regia Carmina di Convenevole da Prato, metà del XIV secolo. Firenze, Biblioteca Nazionale

Roberto d’Angiò, detto anche il Saggio, nacque a Napoli nel 1278 e morì nella stessa il 16 gennaio del 1343. Investito di numerosi titoli fra cui re di Napoli dal 1309 al 1343, re di Sicilia, re titolare di Gerusalemme, duca di Calabria dal 1296 al 1309 e conte di Provenza e Forcalquier dal 1309 al 1343.

Figlio terzogenito di Carlo II d’Angiò e di Maria d’Ungheria, nipote di Carlo I (il quale rese Napoli capitale per la prima volta nella sua storia) allo scoppio della rivoluzione del Vespro nel 1282, fu tenuto in ostaggio, insieme ai suoi fratelli, dal re Alfonso III d’Aragona.

Carlo I d’Angiò – Palazzo Reale di Napoli, particolare

Nel 1295, alla morte del fratello Carlo Martello, divenne erede al trono di Sicilia, dato che l’altro fratello, Ludovico, vi aveva rinunciato per entrare nell’ordine dei frati minori francescani e che diventò santo nel 1317, a 20 anni dalla morte. Celebre è il dipinto di Simone Martini, conservato al Museo di Capodimonte, nel quale Ludovico di Tolosa incorona il fratello Roberto, una scena mai avvenuta nella realtà ma ricca dal punto di vista simbolico. Roberto, infatti, fu incoronato re di Napoli a Lione da papa Clemente V.

Nel 1297 assunse anche il titolo di duca di Calabria e sposò Jolanda (o Violante), figlia del re d’Aragona Pietro III e della regina Costanza di Sicilia, nonché sorella di Alfonso III e Giacomo II d’Aragona. Dal loro matrimonio nacquero Carlo e Luigi. Tuttavia quest’unione non portò la pace tra le due casate, anzi accese ancor più il conflitto che si concluse solo nel 1302 con la pace di Caltabellotta, con la quale gli Angioini persero definitivamente il controllo della Sicilia.

Simone Martini – Ludovico di Tolosa incorona Roberto d’Angiò (Museo di Capodimonte)

Dopo soli cinque anni di matrimonio, nel 1303, rimase vedovo di Jolanda d’Aragona, quindi l’anno seguente sposò Sancia di Maiorca.

Quando suo padre, Carlo II d’Angiò, morì, divenne re di Napoli e fu consacrato a Lione da Clemente V. In qualità di re, Roberto d’Angiò si distinse presto per il suo intelletto e per la sua audacia politica. Fu, inoltre, accusato ingiustamente d’aver fatto avvelenare il fratello Carlo e di aver costretto il fratello Ludovico ad entrare nell’ordine religioso per non avere rivali al trono.

Chiesa di Santa Chiara – Nel presbiterio, in fondo, la tomba di Roberto d’Angiò

Fu definito “il Saggio” o il “Pacificatore” proprio perché subito dopo esser stato eletto, partecipò attivamente, per un numero cospicuo di anni, alla riconciliazione fra guelfi e ghibellini. E non solo. Con lui il regno di Napoli visse un lungo periodo di pace, dopo esser stato per anni deturpato da guerre.

Diede al Regno di Napoli una stabilità politica ed un benessere economico, incoraggiò l’arte e la cultura, ne è un esempio lo splendido complesso di Santa Chiara, edificato per suo volere e dove si trova la sua tomba di straordinaria bellezza. Fu anche promotore della costruzione della Certosa di San Martino.

La sua corte fu frequentata da illustri personaggi del tempo come Petrarca, Boccaccio, Simone Martini, Tino de Camaino, Giotto. Roberto d’Angiò morì il 19 gennaio 1343 a Napoli, suo successore fu la nipote Giovanna I, figlia di Carlo, suo primogenito.

Fonte Treccani.it

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