Il Santo Graal ha fatto tappa a Soccavo? Il mistero della Croce di Piperno

Avete mai sentito parlare della Croce di Piperno? Si tratta di un vero e proprio simbolo del quartiere Soccavo di Napoli, situata precisamente all’incrocio di via Maratoneta e di via Canonico Giovanni Scherillo. Secondo vari studi, la Croce sarebbe originaria del XVII secolo, ed è attribuita all’autore Iunius. F., il cui nome è ancora oggi sconosciuto nella ricerca.

La Croce è costituita da due bracci di dimensioni differenti (quello verticale è più lungo rispetto a quello orizzontale), ma la sua particolarità si trova nelle sue rappresentazioni figurative. Alle estremità dei bracci orizzontali, infatti, quasi con certezza sono raffigurati i volti di San Pietro e di San Paolo; al centro, invece, c’è la figura di Gesù Cristo.

Purtroppo il tempo ha conservato solo una parte della scultura di Gesù, che appare fasciato da un lenzuolo e da una corona di spine intorno al capo: ai palmi delle mani dei chiodi che lo legano alla croce.

Il monumento è molto suggestivo, ma soprattutto ha un grande valore simbolico. Esso, infatti, reca non solo in altorilievo l’incisione latina INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum), ma in alto alla suddetta espressione c’è la rappresentazione di un volatile, con molta probabilità una colomba, emblema dello Spirito Santo e della Resurrezione di Gesù Cristo.

In contrasto con la colomba, che rimanda alla vita ultraterrena, si notano nella parte inferiore della Croce un teschio, dei chiodi e una veste, espressione non solo della sofferenza corporea, ma anche dell’oscurità cui può arrivare la mente umana.

Ma quello che ha sorpreso di più gli studiosi è stata la rappresentazione del “presunto” calice da cui partono dei raggi. Molti ricercatori, infatti, hanno identificato il calice con il Sacro Graal, il calice dell’Ultima Cena di Gesù.

E’ possibile, quindi, che il Sacro Graal abbia fatto tappa a Soccavo? Uno dei punti a favore di questa tesi è la presenza, sulla collina dei Camaldoli (fulcro della lavorazione del piperno), di un casale sulla cui faccia si notano simboli dell’Ordine dei Templari, tra cui il Bafometto.

Questa cascina, quindi, potrebbe essere stata realmente la dimora dei Templari in fuga? Oppure si tratta semplicemente del talento dei Pipernieri, e della loro passione per le pratiche esoteriche, ad aver lavorato in maniera così particolare la pietra vulcanica?

Ancora oggi le interpretazioni sono varie.

Fonte: lacooltura.com

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